lunedì 16 marzo 2015

Le tribù democratiche tra Matteo e Maurizio

Le tribù democratiche tra Matteo e Maurizio.

Indecisi a tuttoI BERSANIANI NON VOGLIONO ANDARSENE E CHIEDONO RITOCCHI ALL’ITALICUM IL PREMIER ASPETTA LE ELEZIONI PER DECIDERE SE GLI SERVONO O FARLI FUORI

A sinistra nel Pd”. Sotto questa premessa le molte minoranze del Partito democratico si riuniscono sabato prossimo a Roma. L’appuntamento ha un significato – per il momento in cui cade – più psicanalitico che politico. Molte persone, con idee e prospettive assai diverse tra loro, forzate a stare insieme dall’azione di due potenti forze centripete (e dall’irrilevanza): da un lato gli schiaffoni – non tutti metaforici – che gli rifila Matteo Renzi, dall’altro l’attivismo finora un po’ fumoso di Maurizio Landini, che sembra proporre alla sinistra residua una piattaforma programmatica sul modello Syriza proprio mentre il governo di Alexis Tsipras scopre la dura realtà dei rapporti di forza in Europa.
   INSOMMA, “a sinistra nel Pd” va bene, ma fino a quando? La risposta l’ha già data Matteo Renzi: fino a dopo le regionali, quando si procederà ai voti parlamentari su Italicum (Camera) e riforme costituzionali (Senato). A quel punto il premier saprà – vedi l’articolo sotto – se avrà a disposizione i voti dei “verdiniani”: se andasse così, l’addio sarebbe un fatto scontato, nel senso che o escono dal Pd le minoranze oppure il Pd uscirà da loro attraverso un accurato lavoro di ripulitura etnica durante la composizione delle liste elettorali per le probabili Politiche del 2016.   Da ora fino a giugno, in altre parole,   la sinistra “nel Pd” ha a disposizione praticamente solo la convegnistica, declinata – ahiloro – in dolorosa autocoscienza. Ieri, ad esempio, a Bologna c’è stata la riunione di “Area riformista”, che poi è all’ingrosso l’associazione dei bersaniani, i quali a loro volta sono un arcipelago di posizioni politiche inconciliabili: ci sono i bersaniani ortodossi (Stumpo, Migliavacca, Gotor), gli eterodossi (Epifani, Damiano, Giorgis), gli anti-euro sottovoce (Fassina, D’Attorre), i renziani (Martina, Speranza), gli ex lettiani (Boccia) e Bersani stesso, che sta un po’ con tutti. Anche se esprime programmi e persegue tattiche a volte contrapposte, però, “Area riformista” vorrebbe rimanere, tutta assieme, dentro al Pd in attesa che qualche colpo di fortuna gli faccia riguadagnare il controllo del partito: “Nella denegata ipotesi che sia la legge costituzionale, sia l’Italicum rimangano così – ha ridetto ieri Bersani – io non sono in condizione di votare la legge elettorale così com’è fatta. Ma sono convinto che ci sarà disponibilità a ragionare”. Scissione? Non sia mai, “il Pd è casa mia”. Meno convinte della volontà di “ragionare” del segretario/premier sono altre anime al Pd: Massimo D’Alema, ad esempio, è da un po’ che lo pensa e tenta di convincere Gianni Cuperlo che, in prospettiva, non c’è vita per la sinistra nel partito di Matteo Renzi. Finora, però, gli unici ad aver considerato seriamente la scissione sono i seguaci di Pippo Civati, che al momento stanno a guardare quel che combina Maurizio Landini. Tradotto: sarà Renzi a decidere se i voti delle minoranze gli servono o no, tutto il resto verrà da sé.  Eppure la convention di sabato ha un suo interesse, che è riassunto nel titolo : “L’Italia può farcela”. Non per il concetto in sé, ma perché volutamente riprende il titolo dell’ultimo libro di Alberto Bagnai (L’Italia può farcela, appunto), il principale economista anti-euro: Stefano Fassina, d’altronde, sul tema dell’uscita dalla moneta unica ha fatto di recente la sua prima affermazione chiara, e anche D’Attorre e Cuperlo sembrano sulle stesse posizioni.   DAL PALCO, peraltro, parlerà anche Vladimiro Giacché, economista marxista, pure lui tra i fautori di una dissoluzione dell’Eurozona. Il problema è che Maurizio Landini – con cui pure il gruppo dei “bersaniani anti-euro” ha avuto almeno un pour parler – dall’orecchio moneta unica non ci sente e ripropone semmai lo schema di Tsipras e dei suoi sostenitori italiani: il problema è l’austerità, non l’euro. Se il capo della Fiom conquisterà spazio, però, al prossimo convegno della sinistra Pd ci sarà anche la corrente “landiniana”. Tanto alle cose serie ci pensa Renzi.
Da Il Fatto Quotidiano 

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