mercoledì 25 marzo 2015

Leggi anti corruzione, frega niente a nessuno: saggezza, complicità, ottusità?

Leggi anti corruzione, frega niente a nessuno: 

saggezza, complicità, ottusità?

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L’Ocse ha appena finito di divulgare l’ultima sua cifra: Italia capolista della “corruzione percepita”. Tradotto: gli italiani “percepiscono” che quando hanno a che fare con istituzioni, poteri e governi centrali e locali la corruzione è presente al novanta per cento.
Corruzione al 90 per cento è un titolo, un brand, uno slogan, un comune pensare…Non si può dire che l’opinione pubblica italiana sia inconsapevole, che non sappia. Casomai esagera un po’, di certo non minimizza. Corruzione al 90%, gli italiani pensano di viverci dentro. E lo dicono pure.
Però quando con fatica, contraddizioni, lentezza, boicottaggi, insabbiamenti, recuperi, rilanci e voti contrari e favorevoli, astensioni e anche giravolte, capriole, silenzi, comizi, sceneggiate in Parlamento si dà o si toglie mano a leggi anti corruzione…all’italiano medio, e anche minimo e massimo, frega poco o nulla. Più nulla che poco. Sia detto senza l’autocensura del politicamente corretto: scarsissima è l’attenzione della pubblica opinione su questo tipo di battaglie politiche e di legislazione.
Colpa forse anche della comunicazione, soprattutto quella televisiva, che finge di darne conto e contezza. In realtà ama raccontare solo nella forma distorta e contratta del “a chi giova” questo quel comma: a Berlusconi o no? A De Luca o no? Insomma rarissimo che un editorialista o conduttore o anche cronista consapevole si assuma la responsabilità di scindere sostanza e forma della legge da bocciare o approvare dalla sorte immaginata del beneficiario e/ del danneggiato di turno, nome e “retroscena”.
Colpa forse anche delle corporazioni consolidate nel ramo giustizia, prima tra tutte quella dei magistrati. Che sempre di fronte a qualsiasi legge anti corruzione considerano il provvedimento “pannicello caldo” e “ben altro ci vuole”, quando va bene. Altrimenti è “contro riforma” e “carezza ai corrotti”.
Senza dimenticare gli avvocati per la cui corporazione l’unica anti corruzione che funziona ed è giusta e sana è quella che non taglia la base occupazionale della categoria.
Senza dimentica i corruttori e corrotti che sono parecchi, ben insediati, potenti, hanno la loro vasta lobby con rappresentanze in Parlamento, Regioni, Comuni. E ambasciate e consolati nelle professioni e negli studi professionali e colonie e coloni nella Pubblica Amministrazione. E che, comprensibilmente, ad ogni refolo di anti corruzione fanno ammuina e melina che confondono, stancano, alla lunga nauseano.
Come che sia, delle leggi anti corruzione e rispettiva battaglia politica alla cosiddetta gente frega niente.
Può essere accada per saggezza. La gente per sperimentata e duratura esperienza sa, intuisce che la corruzione è indomabile per legge, qualunque essa sia. E quindi saggiamente si astiene dall’appassionarsi, illudersi, impegnarsi. Può darsi sia saggezza, può essere sia saggio quel chi se ne frega.
Può essere accada per complicità. Già, della corruzione si può essere complici in parecchi modi. Partecipandovi come fanno in misure e modalità assai differenti tra loro centinaia di migliaia se non milioni di italiani. Complicità è anche accettarla la corruzione come fosse un fenomeno atmosferico, tipo la pioggia o il vento. C’è, c’è sempre stata, ci sarà…che ci vuoi fare? Complicità è anche girare testa e occhi dall’altra parte quando la incontri, così per non avere guai. E qualche volta prenderci un caffè insieme con la corruzione. E che sarà mai un caffè?
Può essere accada per ottusità. Già, può essere ottusa anche la pubblica opinione. Non sta scritto in nessuna pagina della storia umana che la pubblica opinione sia perspicace, sveglia e dotata di capacità di intendere pari a quella di volere. Può essere che la pubblica opinione, la gente, si sia rintronata e si rintroni del “rubano tutti…tutti ladri…” che ripeta a pappagallo questo e altre giaculatorie e che non abbia né voglia né capacità di comprendere come si favorisce o si ostacola la corruzione. Che sia quindi tanto indignata quanto ottusa.
Oppure può essere tutte e tre le cose insieme: saggezza storica e intuitiva che le leggi anti corruzione spesso sono “grida” e scena e nulla più. Complicità nella corruzione perché se la società civile demolisse davvero la corruzione a rimetterci in soldoni sarebbero a milioni. E ottusità perché anche se tutti l’hanno dimenticato e i più non l’hanno mai saputo per essere pubblica opinione occorre la fatica dello studio e del dubbio, della competenza minima e della critica informata di ogni posizione, anche della propria. Troppo, meglio, più facile, più popolare restare gente, semplicemente gente. Senza imbarcarsi a diventar pubblica opinione che sarebbe anche un “corpo intermedio”, qualunque cosa voglia dire. Più semplice restar gente semplice, con i suoi semplici ragionamenti. Semplici e , gioco forza, anche un po’ ottusi.

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