martedì 17 marzo 2015

L’HOMO RENZIANO VA GIÙ E NEI GAZEBO PERDE SEMPRE

L’HOMO RENZIANO VA GIÙ E NEI GAZEBO PERDE SEMPRE (Wanda Marra).

Primarie

L’ULTIMA PROVA È QUELLA DI VENEZIA: ALLE PRIMARIE IL CAVALLO DEL PREMIER ORMAI VINCE SEMPRE MENO. E ANCHE I SONDAGGI PARLANO DI CALO.

Sicuramente avevo l’apparato veneziano contro, ma guardando di più alla gente, l’apparato non mi interessa”. Un tempo era Renzi quello che scalava il Pd, con l’apparato contro. Oggi a parlare così è Felice Casson, vincitore delle primarie di Venezia. A dispetto delle truppe renziane che sostenevano soprattutto Jacopo Molina, ma in parte anche Nicola Pellicani, il verdetto è chiaramente a favore di un civatiano (tanto per usare un’etichetta) che il premier l’ha parecchio attaccato nella sua permanenza in Senato.   PASSANO gli anni, cambiano i tempi e le stagioni.
E va a finire che l’uomo renziano non scalda più il popolo dei gazebo. E le primarie le vincono altri. Strana legge del contrappasso per l’uomo delle primarie. I renziani non tirano, e i sondaggi sono in calo: ieri La7 dava il governo al 39%. Esattamente la somma di Pd e Ncd.   La storia degli ultimi mesi dice che il premier-segretario ha cercato di evitare le consultazioni. Come era accaduto in un primo momento in Emilia Romagna. Lì a vincere le primarie a novembre è stato Stefano Bonaccini. Oggi non è schierato, ma schieratissimo con il capo. E prima di diventare governatore è stato il responsabile Enti locali del Pd di Matteo. Ma fino alle primarie 2014 stava dall’altra parte. Con Bersani senza se e senza ma nel 2013. Antropologicamente vicino alla ditta per formazione, stile e modo d’intendere la politica. Il renziano delle origini in quel caso c’era pure: Matteo Richetti. Ma s’era ritirato, una volta iscritto nel registro degli indagati per le spese dei consiglieri regionali. In Calabria, sempre a novembre, non c’era neanche uno spruzzo di renzismo nel vincitore: Mario Oliverio era il candidato della minoranza. Il renziano Gianluca Callipo perdeva senza appello.   IN VENETO, Renzi lancia Alessandra Moretti. Che ormai è renzianissima. Ma che era arrivata in Parlamento grazie a Bersani, del quale era addirittura la portavoce nella battaglia per il Pd contro Renzi. Ci ha messo un po’ per accreditarsi presso le truppe dei Rottamatori, poi la candidatura da capolista alle Europee ha dato il via. “Ha i voti”, il mantra del premier e dei suoi. In Campania è andata decisamente peggio: primarie rimandate più volte, summit continui tra i vertici renziani per trovare un candidato comune ed evitarle. Alla fine, stravince Vincenzo De Luca. Che andrebbe a decadere se eletto, causa la Severino. Anche lui non esattamente renziano duro e puro. Ma il premier non può farne a meno, causa gli accordi presi durante il congresso che l’ha visto vincitore. Severino o no, indagini o no. Per la verità due renziani hanno vinto: Raffaella Paita, in Liguria, ma con tanto di accuse di brogli e uscita dello sfidante , Sergio Cofferati, dal Pd. E Michele Emiliano in Puglia. Che però, più che renziano è un protagonista della vita politica pugliese di suo. A proposito di paradossi, la Toscana: niente primarie, ricandidatura per Enrico Rossi. Saldamente uomo della ditta e pure con un rinvio a giudizio pendente. Non c’era nessuno che volesse quella poltrona tra gli uomini del Presidente. Meglio non rischiare gazebo veri. E allora, Renzi ha chiamato Casson: un’altra telefonata di sostegno e congratulazioni a qualcuno che non ha scelto lui. La domanda sorge spontanea: il renziano trionfatore esiste da qualche parte?
Da Il Fatto Quotidiano del 17/03/2015.

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