mercoledì 11 marzo 2015

Libertà di stampa, anno nero per l’Italia

da odg.it

Libertà di stampa, anno nero per l’Italia


Per la libertà di stampa l’Italia è precipitata al 73/o posto nella classifica annuale di Reporters sans Frontières (RSF), soprattutto a causa di aggressioni della mafia a giornalisti e del moltiplicarsi dei processi per diffamazione.
RSF con base a Parigi, che da anni pubblica in gennaio il suo rapporto sullo stato della libertà di stampa nel mondo, sanziona l'Italia, che finisce fra i paesi a rischio. La situazione - per RSF - è
peggiore di quella dei paesi africani o asiatici, per anni considerati fra i meno liberi. E al 73/o posto arriva ex-aequo con il Nicaragua.
"La situazione dei giornalisti - si legge nel rapporto - è fortemente degradata nel 2014. I casi di danni contro i beni materiali dei giornalisti, in particolare contro le loro automobili, sono raddoppiati in un anno. Ci sono stati 43 casi di aggressioni fisiche e sette di auto o abitazioni bruciate fino al 31 ottobre 2014".
Reporters sans Frontières sottolinea anche "la moltiplicazione dei processi per diffamazione (129 contro gli 84 recensiti l'anno precedente). Le querele arrivano soprattutto da personalità politiche, che in questo modo censurano i giornalisti".
(…)  Il rapporto di RSF segnala un "drastico peggioramento" della libertà di stampa nel 2014… "Il deterioramento è stato globale”, ha commentato il segretario generale di RSF, Christophe Deloire.
Sono i due terzi dei 180 Paesi giudicati da RSF a peggiorare rispetto all'anno scorso. Fra quelli considerati più pericolosi per i giornalisti: la Siria (177/a) e la Cina (176/a). Peggio: la Corea del Nord (179/a) e l'Eritrea (180/a).
Passando ai “paradisi” dell'informazione, la Finlandia conserva il primo posto per il 5/o anno consecutivo, seguita dalla Norvegia e dalla Danimarca. In discesa: Andorra (dal 5/o al 32/o posto),  Lussemburgo (dal 4/o al 19/o) e Liechtenstein (dal 6/o al 27/o).
I peggiori in Europa:  Grecia (91/a) e Bulgaria (106/a). Gli africani sono i Paesi più in difficoltà, a
parte la performance della Costa d'Avorio: 86/a/+15 (…).
Per RSF, il Paese che nel 2014 ha fatto più passi avanti è stata la Mongolia: ha guadagnato 34 posizioni, classificandosi 54/a, 20 gradini sopra l'Italia.
Libertà di stampa, l'Italia è in "zona retrocessione"
Nell’annuale classifica della libertà di stampa l’Italia ha perso 24 posizioni: nel 2014 il nostro Paese è infatti sceso al 73esimo posto. Il motivo non risiede solo nelle violenze contro i cronisti. Nel rapporto, redatto da “Reporter senza frontiere”, si legge che le cause di diffamazione “ingiustificate” nei confronti dei giornalisti, nei primi dieci mesi del 2014 sono state 129; nell’intero anno solare precedente il numero era fermo a 84. E’, questa, una forma di censura, a volte addirittura preventiva.
La libertà di stampa non viene quindi garantita esclusivamente dalla capacità del giornalista di rimanere “autonomo” rispetto ai “poteri forti” ma anche da una normativa sulla diffamazione che non sia intimidatoria. Sia chiaro, i “diffamatori di professione” vanno denunciati e puniti. E’ altrettanto vero che i colleghi deontologicamente corretti, quelli quotidianamente pressati da gravi intimidazioni, nel progetto di legge all’esame della Camera non vengono tutelati.

Certo, per non incorrere in altre multe della Corte europea dei Diritti dell’Uomo non è previsto il carcere per la diffamazione a mezzo stampa. Ma la censura può essere  esercitata con misure altrettanto efficaci, prima tra tutte la sanzione, che può arrivare a diecimila euro in caso di errore: l’equivalente del compenso di mille articoli per migliaia di colleghi. La libertà di stampa viene insomma uccisa non solo quando si approvano leggi con l’intento di abbassare il volume delle voci scomode, ma anche ogni volta in cui la paura di un collega riesce a soffocare il diritto dei cittadini ad essere informati.

Paolo Pirovano
(Segretario CNOG)


 

Nessun commento:

Posta un commento