venerdì 20 marzo 2015

Lupi alla Camera: "Mi dimetto a testa alta"

da l'Espresso
GOVERNO

Lupi alla Camera: "Mi dimetto a testa alta"

L'informativa dell'ex ministro : «Il tempo sarà galantuomo» dice, insiste sulle grandi opere, e spiega: «A Incalza ho solo chiesto di dare consigli a mio figlio, come qualsiasi padre avrebbe fatto»

DI LUCA SAPPINO
Lupi alla Camera: Mi dimetto a testa alta
Il colpo di scena l’ha rovinato lo stesso Lupi, avendo preannunciato le dimissioni nello studio di Porta a Porta , già giovedì sera. Oggi, alla Camera, il ministro ha quindi solo confermato che toglierà il disturbo, dando ovviamente la sua versione dello scandalo, delle raccomandazioni per il figlio, del Rolex per la laurea, dell’abito sartoriale, del rapporto con l’ingegner Ercole Incalza, superconsulente per la realizzazione delle grandi opere.

Ha provato a resistere per giorni, Maurizio Lupi, poi dopo una corsetta mattutina, ha deciso: «Ieri mattina sono andato fare una corsa, che aiuta a riflettere» ha spiegato ancora in televisione, prima di arrivare alla Camere: «Oggi sto preparando il discorso per dare in Parlamento le ragioni a dubbi e domande nate dall'inchiesta e poi darò le dimissioni».
Dopo aver anticipato le sue dimissioni da ministro davanti alle telecamere di Porta a Porta, Maurizio Lupi interviene alla Camera per parlare dell'inchiesta da cui è partita la bufera politica che lo ha travolto. E afferma: "Dopo due anni di indagini i pm non hanno ravvisato nulla nella mia condotta da perseguire"

L’interim del ministero per le Infrastrutture e i Trasporti sarà assunto dal premier Matteo Renzi. Il toto nomi per la successione definitiva ovviamente impazza. Si va da Luca Lotti, sottosegretario e braccio destro di Matteo Renzi, al sempre buono Raffaele Cantone, magistrato, già presidente dell’autorità anticorruzione. Oppure c’è Mauro Moretti, ex ad di Fs, messo a capo di Finmeccanica. Il ministero andrebbe così però in quota Renzi. Una piccola compensazione agli alfaniani, comunque sovrarappresentati rispetto al risultato elettorale, potrebbe esser la poltrona degli Affari regionali, vacante da mesi, dalle dimissioni di Maria Carmela Lanzetta. Gaetano Quagliariello sarebbe l’uomo giusto, in quel caso.

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Lupi, le consulenze d'oro del suo ministero

Sul sito delle Infrastrutture, 48 pagine e 478 file raccontano dei contratti (e dei rinnovi di anno in anno) degli “esperti” scelti fuori dai ranghi della Pubblica Amministrazione di cui si è avvalso il dicastero. Dai 136 mila euro per Incalza ai 60 mila netti per Girlanda. Con buona pace della spending review


Intervenendo alla Camera Lupi ha ribadito quanto già detto nelle ultime ore: «In coscienza penso di avere fatto sempre il mio dovere con la massima scrupolosità. Nessuno può dirmi di avermi fatto qualsiasi favore, perché è una cosa sbagliata che non appartiene alla mia educazione e alla mia vita professionale. Le intercettazioni sono state vagliate dai Pm e se hanno deciso di non coinvolgermi, forse qualche domanda qualcuno se la deve porre». Lupi, è bene ricordare, non è indagato e anche l’informativa alla Camera è stata formalmente sulle indagini che riguardano alcuni dirigenti del ministero dei Trasporti.

«Non invoco garantismo, perché non ho ricevuto alcun avviso di garanzia. È per la responsabilità politica che sono qui davanti ha voi», ha esordito il ministro con i deputati: «Parlerò delle ragioni per cui ho confermato Ercole Incalza, e perché ritengo strumentali le accuse che mi sono state mosse». E rivendica i successi delle grandi opere, tutte, che non vengono messe in discussione, Lupi. «Per quanto a mio figlio» ha detto poi entrando nel merito di quanto sembra emergere dalle intercettazioni, «ho detto e ribadisco che non ho mai fatto pressioni per fargli avere un lavoro».

Rispetto all’audio che lo smentirebbe aggiunge, «l’intercettazioni dimostra solo che ho chiesto, come farebbe un qualsiasi padre, a Incalza, un professionista del settore, di dare suggerimenti a mio figlio. La decisione di incalza di chiamare Perotti» aggiunge poi, ben sapendo che il problema è soprattutto la telefonata successiva che Incalza ha fatto all’imprenditore Perotti, «è un sua scelta. I Perotti conoscono mio figlio sin da piccolo. Che bisogno avrei avuto di chiedere a Incalza di intercedere per me?». «Quanto al regalo che i Perotti hanno fatto a mio figlio per la sua laurea, un orologio da 3500 euro, l’avessero fatto a me, io l’avrei restituito» dice ancora il ministro sul Rolex regalato a Luca Lupi. Il regalo è importante, sì, «ma fatto in virtù di un’amicizia decennale», e «se il mio errore è stato di non chiedere a mio figlio di restituirlo, lo ammetto».

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Tiene banco anche oggi, ovviamente, la polemica su come si è arrivati alle dimissioni di Lupi. E questo nonostante lo stesso Lupi abbia espressamente ringraziato Renzi, in aula: «Voglio ringraziare il presidente del Consiglio che, al di là dei retroscena, e siamo troppo abituati in questo palazzo a vivere di retroscena, in un confronto franco, leale, sereno non mi ha mai chiesto di dimettermi». Da Forza Italia e, silenziosamente, da Ncd, accusano invece il premier di avere due pesi e due misure. Il forzista Fabrizio Cicchitto lo dice così a Repubblica: «Queste dimissioni non erano necessarie. Sono il frutto di un linciaggio mediatico inaccettabile. Vogliamo ricordare che ci sono almeno due o tre sottosegretari indagati che restano al loro posto?».
 

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