giovedì 19 marzo 2015

Lupi, le consulenze d'oro del suo ministero

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IL CASO

Lupi, le consulenze d'oro del suo ministero

Sul sito delle Infrastrutture, 48 pagine e 478 file raccontano dei contratti (e dei rinnovi di anno in anno) degli “esperti” scelti fuori dai ranghi della Pubblica Amministrazione di cui si è avvalso il dicastero. Dai 136 mila euro per Incalza ai 60 mila netti per Girlanda. Con buona pace della spending review

DI SONIA ORANGES
Lupi, le consulenze d'oro del suo ministero
Quarantotto pagine per poco meno di 480 file che, sul sito del ministero della Infrastrutture , raccontano della valanga di consulenze e collaborazioni, spesso ottimamente pagate, di cui si è avvalso in questi anni il dicastero guidato da Maurizio Lupi. Di certo lo era quella diErcole Incalza, il superdirigente arrestato lunedì scorso per un presunto giro di tangenti sulle grandi opere. Incalza lo scorso anno, ha ricevuto 136mila euro dal ministero per guidare la struttura tecnica di missione: un cococo d’oro, che fa sbiadire la pensione da 60 mila euro annui, pure percepita dal dirigente ora in manette.

D’altra parte, la struttura di missione brilla per quantità e consistenza delle consulenze assegnate: circa una
Ercole Incalza
Ercole Incalza
ventina quelle da 75mila euro annui, destinate a professionisti (soprattutto avvocati e ingegneri) che spesso portano avanti carriere parallele: quelle svolte privatamente, e quelle costruite negli anni all’interno della pubblica amministrazione, con redditi da quadro, senza aver mai vinto alcun concorso. Carriere parallele in cui i confini tra pubblico e privato sono pericolosamente sfumati, almeno a leggere i dettagli dei curriculum.

Sergio Mastrangelo è al ministero dal 2011 come esperto, pur essendo presidente di consorzi privati impegnati nella ricostruzione in Abruzzo. Alfredo Cammarano, fino al 2009 è stato dipendente dell’Economia e funzionario apicale del Cipe, poi consulente per il gruppo che doveva costruire una pezzo di autostrada tra l’aeroporto di Grazzanise e la Domitiana, infine consulente delle Infrastrutture. La lista di nomi è lunga. C’è il brindisino Donato Caiulo che da dirigente del porto pugliese finì pure lui in un’inchiesta sul rigassificatore. C’è un manager dell’information technology come Domenico De Rinaldis che contemporaneamente lavora anche con il ministero dello Sviluppo economico, e c’è l’avvocato Massimo Ricchi, pedeegree forense maturato nello studio di Giuseppe Consolo, che si è già sperimentato al Cipe e al ministero della Giustizia.

Ma anche negli altri settori del ministero, gli appannaggi dei collaboratori non lasciano a desiderare. Di certo non si lamentaNicola Bonaduce, consigliere per gli affari regionali di Lupi, già suo capo segreteria alla Camera e con un passato milanese a dirigere le relazioni istituzionali della Compagnia delle Opere: porta a casa un compenso da 90mila euro l’anno, che arrotonda con i 28mila euro provenienti dall’incarico di consigliere di indirizzo dell’Istituto nazionale di Ricovero e Cura degli Anziani.

Che nulla hanno a che fare con ponti, strade e porti, ma poco importa nella logica dei giri di poltrone del palazzo.
Rocco Girlanda
Rocco Girlanda
La stessa logica che spiega la permanenza al ministero delle Infrastrutture di Rocco Girlanda, pure lui indagato nell’ultimo scandalo delle opere pubbliche. Nel dicastero era sottosegretario forzista durante il governo Letta, e quando gli azzurri abbandonarono il governo, preferì lasciare gli azzurri ed entrare in Ncd, conservando la poltrona. E se il cambio della guardia a Palazzo Chigi gli è costato il sottogoverno, alle Infrastrutture è rimasto lo stesso. Come consulente “esperto per l'approfondimento delle problematiche inerenti l'autotrasporto ed il trasporto merci e concernenti il miglioramento dell'efficienza del trasporto pubblico locale, nonché per i rapporti con il Cipe”, per un corrispettivo di 60mila euro annui. Netti.

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