sabato 28 marzo 2015

Md contro il governo e (un po’) se stessa

da il manifesto
POLITICA

Md contro il governo e (un po’) se stessa

Giustizia. A Reggio Calabria il ventesimo congresso della corrente di sinistra dei magistrati

La segretaria di Magistratura democratica Anna Canepa
Attesa, arriva pun­tuale la cri­tica al governo, e diret­ta­mente al pre­si­dente del Con­si­glio — «modello for­te­mente mag­gio­ri­ta­rio fon­dato tutto sul cari­sma per­so­nale e media­tico del vin­ci­tore di turno» — ma dalla prima gior­nata del con­gresso di Md a Reg­gio Cala­bria arri­vano anche l’autocritica e la testi­mo­nianza di uno sforzo per non elu­dere le que­stioni più dif­fi­cili per la cor­rente di sini­stra della magi­stra­tura. Se la segre­ta­ria Anna Canepa nella rela­zione riper­corre la infe­lice e ormai un po’ lon­tana vicenda di Anto­nio Ingroia — è a lui che allude quando cri­tica il «popu­li­smo giu­di­zia­rio che ha visto pro­ta­go­ni­sti pm poi pas­sati alla poli­tica» -, nella intro­du­zione alla ses­sione di lavoro sull’associazionismo giu­di­zia­rio (tema caldo sia a sini­stra, dove stenta la coa­li­zione di Area, sia a destra, dove Mi ha subito una scis­sione) si affron­tano que­stioni più recenti e deli­cate. Nel testo che ser­virà da base per i lavori di oggi pome­rig­gio (par­te­ci­perà il filo­sofo del diritto Luigi Fer­ra­joli, autore di una sfer­zata memo­ra­bile alla pla­tea dell’ultimo con­gresso) si legge che «troppo spesso non siamo stati capaci di met­tere in pra­tica ciò che abbiamo decla­mato e teo­riz­zato, dalla presa di distanza da logi­che spar­ti­to­rie alla con­cre­tiz­za­zione del modello di diri­gente, dal rifiuto del car­rie­ri­smo alla cen­tra­lità della giu­ri­sdi­zione come stru­mento di garan­zia per i meno garantiti».
Parole, que­ste ultime, dove si può cogliere l’eco di dif­fi­coltà recenti tra l’associazione che ha sto­ri­ca­mente con­tra­stato la ten­denza a gerar­chiz­zare gli uffici giu­di­ziari e il pro­cu­ra­tore capo di Milano Bruti Libe­rati, figura sto­rica di Md (in pla­tea a Reg­gio). Parole scritte dal giu­dice del tri­bu­nale di Torino Roberto Arata, e con­di­vise dall’esecutivo di Md, che non è azzar­dato rife­rire anche alla vicenda dell’ex pro­cu­ra­tore di Torino Gian­carlo Caselli, assai cri­ti­cato per l’inchiesta Tav e pro­ta­go­ni­sta di un pole­mico addio alla cor­rente. E anche Canepa nella sua rela­zione ha scritto «molti di noi sono diven­tati grandi, molto spesso anche capi, e non sem­pre ciò che Md aveva ere­ti­ca­mente teo­riz­zato ha tro­vato e trova reale inveramento».

Sono pas­saggi desti­nati a restare in ombra rispetto alle urgenze della pole­mica poli­tica — lo scon­tro con il governo sulla riforma della respon­sa­bi­lità civile, le pre­oc­cu­pa­zioni per la sorte delle inter­cet­ta­zioni, la pre­scri­zione — ma che meri­tano atten­zione se è vero come dice ancora Canepa che «la magi­stra­tura deve uscire dal recinto dell’autodifesa in cui è stata costretta in que­sti anni». Anche per­ché Md con­tra­sta le scelte di Renzi, ma si trova a disa­gio nel ruolo di chi si oppone alle riforme. E tocca alla segre­ta­ria spie­gare che «la mistica del rifor­mi­smo non è certo il nostro metodo», e «si impone un’analisi del senso e della dire­zione di quelle riforme che inve­stono l’architettura costi­tu­zio­nale, l’idea stessa di rap­pre­sen­tanza e diritti fon­da­men­tali come il lavoro». Da qui alla pro­po­sta del segre­ta­rio della Fiom Lan­dini (in video­con­fe­renza) a «fare insieme molta strada» il passo è breve. Per­ché al di là delle cri­ti­che sui sin­goli punti — per Md la pre­scri­zione andava inter­rotta dopo la sen­tenza di primo grado, sulle inter­cet­ta­zioni c’è il rischio del bava­glio alla stampa e la nuova legge sulla respon­sa­bi­lità civile aprirà la strada a «timi­dezze e con­for­mi­smi inter­pre­ta­tivi» — è radi­cale l’opposizione al ren­zi­smo come «ridu­zione degli spazi del con­fronto, della cri­tica e del ripen­sa­mento».
Que­sto dice un’associazione che riven­dica orgo­glio­sa­mente il ruolo poli­tico della giu­ri­sdi­zione. E che indi­vi­dua in Renzi una minac­cia meno pla­teale — «non più accuse di voler sov­ver­tire l’ordinamento giu­di­zia­rio, non più mac­china del fango» — ma più peri­co­losa per l’autonomia della magi­stra­tura. E nell’elenco mette anche lo stru­men­tale «arruo­la­mento» alla causa di governo di «magi­strati che erano stati rap­pre­sen­tati come eroi della lotta alla cri­mi­na­lità». E cioè Raf­faele Can­tone e Nicola Gratteri.

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