mercoledì 18 marzo 2015

MILANO EXPO LA FIERA DEL TAROCCO


MILANO EXPO LA FIERA DEL TAROCCO (Alessandro Robecchi).

Piovono pietrePIOVONO PIETRE
Expo Milano, se va avanti così la inaugura Foody la mascotte.

Se va avanti così, a tagliare il nastro all’inaugurazione dell’Expo ci sarà solo Foody, la povera mascotte del Grande Evento, un pupazzo con la faccia di frutta e verdura che, direte voi, è sempre meglio che aver la faccia di bronzo o peggio. O forse no: a inaugurare la Grande Esposizione Universale ci saranno tutti, in pompa magna e con la banda, la propaganda a soffiare retorica del Grande Colpo di Reni italiano. La seconda ipotesi è la più probabile, secondo la ben nota teoria da generali in pensione secondo cui è meglio dire che hai vinto anche quando hai perso. Prepariamoci.
E prepariamoci anche a un piccolo cambio di tono: non sarà una retorica di tipo imperiale rivolta al pianeta (“Ehi, mondo, guardate cosa sappiamo fare!”), ma un messaggino rassicurante per il consumo interno (“Oh, dai, ci abbiamo messo una pezza”).   Ora serve una premessa solenne. Non è questione di gufi e gufismi, si spera che l’Expo vada benone, che ci si diverta, si mangi bene, eccetera, eccetera, ma i segnali non sono esattamente entusiasmanti. Gli studi di redditività della manifestazione sbandierati fin qui parlavano di 20-24 milioni di visitatori, per esempio. E Matteo Renzi, invece, in visita a Milano, proprio su quei cantieri che sono tornati ieri sulle prime pagine (favori, Rolex e CL compresi), ha indicato come obiettivo i 10 milioni di biglietti venduti. Un dimezzamento netto degli obiettivi. Ci sarebbe dell’altro. Chi ha ragione sui biglietti già venduti? Le notizie di stampa rilanciate dall’organizzazione (fonte principale il Commissario Unico Sala) che parlano di otto e passa milioni di tagliandi già staccati, o il giovane dinamico Premier che dice (venerdì scorso a Milano) che quei milioni sono al momento solo tre?   Non proprio dettagli, se si pensa che la presenza di visitatori è il principale indicatore per valutare il successo di un grande evento. L’Expo di Hannover del 2000, per esempio, di visitatori ne ebbe diciotto milioni, ed è considerata un enorme flop (pure senza favori, Rolex e CL). Se si sommano questi dati ad altri dati, forse più impalpabili, più legati alle varie sensibilità, più “emotivi”, per così dire, si vedrà che il quadro non migliora. Che ci sia un’inchiesta su presunti maneggi, con tanto di inchieste, arresti, intercettazioni, anche sul Padiglione Italia ha il beffardo sapore della metafora, ma anche una sua micidiale potenza evocativa. Padiglione Italia: appunto. Né migliora il quadro il peccato originale dell’Expo, che fu decidere di costruirla su terreni privati anziché valorizzare aree pubbliche. E poi, aspetto veramente grottesco della faccenda, ci si metta anche il fatto che ancora, a un mese dall’apertura, nessuno ha la minima idea di cosa fare di tutto quello che rimarrà, insomma di come utilizzare quelle aree su cui si sono gettati a secchiate milioni e milioni di euro. Il tutto mentre si vagheggiava di orti e contadini, cibo sano e tradizioni, sostenibilità e nutrire il pianeta, per trovarsi poi tutto quanto sponsorizzato da Coca Cola e McDonald’s. Per non dire dei diecimila e più “volontari” che lavoreranno all’evento. Gratis, tanto per mandare un segnale chiaro e forte sulla dignità del lavoro   Ora, l’ottimismo obbligatorio faccia il suo corso, si applichi fino in fondo la vecchia prassi di gridare alla vittoria anche quando si perde quattro a zero. Certo però che la frase pronunciata nei cantieri Expo dal Caro Leader suona un po’ inquietante: “Mostreremo al mondo di cosa siamo capaci”. Eh, già, il timore è proprio quello.
Da Il Fatto Quotidiano del 18/03/2015.

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