venerdì 20 marzo 2015

Morti i due italiani dispersi I killer addestrati in Libia “Schiacciati i crociati”.

Morti i due italiani dispersi I killer addestrati in Libia “Schiacciati i crociati”.

tunisi
ATTACCO AI TURISTI.

Nove arresti, allarmi sottovalutati. La minaccia: è solo la prima goccia Mattarella alla Cnn: “Nemici della civiltà e della democrazia”.

TUNISI . I morti italiani nell’attacco al Museo del Bardo sono quattro. A metà pomeriggio la Farnesina conferma che anche la torinese Antonella Sesino e la monzese Giuseppina Biella sono tra i cadaveri dell’obitorio di Tunisi. I loro nomi si aggiungono a quelli di Orazio Conte e Francesco Caldara. In serata Costa Crociere aggiunge all’elenco dei suoi ospiti deceduti anche quello di un turista russo della Fascinosa.
Su uno dei siti web legati al Califfato la fotografia di una delle vittime italiane, il pensionato novarese, con una croce rossa sul volto, compare a metà mattinata. La scritta dice: «Questo crociato è stato schiacciato dai leoni del monoteismo».
La rivendicazione vera e propria dell’attentato del Museo del Bardo arriva poco dopo: «Quella che avete visto è solo una goccia di pioggia», dicono gli uomini dell’Is vantandosi di aver «portato il terrore nel cuore del crociati». La rivendicazione viene considerata autentica. L’obiettivo dell’azione, dicono i terroristi, era il Museo del Bardo e non la vicina sede del Parlamento. Una precisazione fatta per colpire ancora di più la principale fonte di reddito del paese, il turismo.
Il timore che i piani annunciati dal Califfato possano diventare realtà e che «la Tunisia possa diventare la base per nuovi attacchi all’Europa» è il cuore della prima intervista del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, alla Cnn. Mattarella avverte: «Per evitare questo scenario ci rimane poco tempo a disposizione». E ancora: «L’Is si presenta, così come tutto il terrorismo fondamentalista, come il nuovo vero nemico della civiltà, della democrazia, dei diritti umani».
Le indagini delle autorità tunisine hanno portato ieri all’arresto di nove persone, individuate tra parenti e conoscenti di Hatem Khachanaoui e Yassine Labbidi, i due terroristi rimasti uccisi al termine dell’azione delle forze speciali al museo. Il ministro dell’Interno ha detto che «i terroristi avevano cinture esplosive» aggiungendo che, incredibilmente, sarebbero riusciti a portare le armi all’interno del museo con un sacco. Nella rivendicazione di ieri gli uomini dell’Is hanno chiamato i due terroristi uccisi con i nomi di battaglia “Zakharia” e “Anas”. Non solo: secondo il governo di Tunisi erano stati addestrati in un campo jihadista in Libia. Per l’intelligence tunisina è iniziato ieri il periodo più difficile. Il 15 marzo scorso l’Is aveva pubblicato un video in cui un combattente di Raqqa invitava «i fratelli in Tunisia» ad agire. Lo riferisce Site , il sito di monitoraggio del jihadismo su web. Una risposta era arrivata: «Presto avrete grandi notizie e gioirete». Tre giorni dopo, l’attentato. E ora prevale la sensazione che questi segnali siano stati sottovalutati.
Il momento è delicatissimo per la nuova democrazia tunisina, la tensione altissima. «Siamo in guerra», ha detto il presidente Beji Caid Essebsi davanti al Consiglio superiore delle forze armate tunisine e del Consiglio superiore delle forze dell’Interno. Per «sradicare il terrorismo», ha aggiunto, è stata decretata la mobilitazione generale dell’esercito e della polizia.
Da La Repubblica del 20/03/2015.

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