giovedì 5 marzo 2015

No al Daspo anti-corrotti Il Pd smentisce Renzi

No al Daspo anti-corrotti Il Pd smentisce Renzi (Luca De Carolis).

Daspo
IN SENATO DEM E FI BOCCIANO L’EMENDAMENTO M5S CON LA NORMA PROMESSA PIÙ VOLTE DAL PREMIER. E SULLA PRESCRIZIONE LA MAGGIORANZA SI SPACCA.
La giustizia ai tempi di Matteo Renzi: caos e promesse infrante in due atti. Il primo alla Camera, dove la maggioranza si spacca sulla prescrizione, con Ncd che vota no all’emendamento voluto dal governo e strepita contro gli “accordi violati”. Il secondo in Senato, dove la maggioranza e Forza Italia votano assieme contro il Daspo ai corrotti, ovvero “l’interdizione perpetua dai pubblici uffici”. Proprio la misura promessa dal premier il 17 maggio scorso in campagna elettorale, appena esplosa l’inchiesta sulle mazzette per Expo.   “VA FATTO IL DASPO ai politici che prendono tangenti, mai più” scandì Renzi da Forlì, appena sceso dal tapis roulant di una palestra. Un annuncio ripetuto in dicembre, al deflagrare di Mafia Capitale.
Ieri seppellito dai fatti. In un mercoledì da montagne russe si materializza invece il sospirato emendamento al falso in bilancio. Ma non nella commissione Giustizia del Senato, dove l’aspettano da mesi, bensì sulle mail dei giornalisti. Che, generosi, lo distribuiscono ai parlamentari. Non pago, il governo fa slittare di due settimane l’approdo in aula del ddl sulla corruzione: atteso per oggi, arriverà due settimane (tra il 17 e il 19 marzo). Succede anche questo, sul fronte giustizia. Bollente, eccome, anche a Montecitorio, dove la commissione Giustizia discute del ddl sulla prescrizione.   LA TEMPERATURA sale quando i relatori al testo Sofia Amoddio (Pd) e Stefano Dambruoso (Scelta Civica), d’intesa con il governo, presentano un nuovo emendamento sulla corruzione, che alza della metà i tempi della prescrizione per tutte le tipologie del reato: dalla corruzione semplice (da 5 anni a 7 anni e mezzo) fino alla corruzione aggravata in atti giudiziari (da 12 a 18 anni). Alessandro Pagano di Area Popolare (Ncd più Udc) insorge al microfono: “Non ne sapevamo nulla, non erano questi gli accordi. Non si tratta così una formazione decisiva per il governo”. È scontro, anzi “rottura” per dirla come Pagano. La seduta viene sospesa. Sulle agenzie, Maria Elena Boschi s’improvvisa pompiere: “Stiamo lavorando con il ministro Orlando, con la presidente Ferranti e i membri della commissione. La maggioranza ha già individuato un’ipotesi di accordo, sono fiduciosa”. Ma alla fine l’emendamento passa senza i voti di Area popolare, che conferma il no. Contraria anche Forza Italia, mentre i Cinque Stelle si astengono. Il ministro della Giustizia Andrea Orlando commenta: “L’esame del provvedimento è solo all’inizio, vasalvaguardata la specificità del reato di corruzione”. Ma il suo vice, Enrico Costa (Ap), lo smentisce: “In aula il testo avrà dei correttivi”. A margine, Andrea Colletti (M5S): “Si è fatto un passo avanti, ma ci siamo astenuti perché il testo non è certo quello che volevamo. La nostra proposta era lo stop della prescrizione con il rinvio a giudizio per tutti i reati, e l’allungamento dei tempi della metà anche per la concussione, il falso in bilancio e i reati fiscali”. È andata diversamente. La maggioranza manderà in aula (probabilmente il 16 marzo) il suo ddl: non retroattivo, non verrà applicato ai procedimenti in corso. “Un testo con una novità positiva – riconosce Colletti – la sospensione della prescrizione per due anni dopo la sentenza di primo grado”. Ma anche con tante opacità. Ancora il deputato: “Il governo ha annacquato la sospensione della prescrizione durante le indagini con i suoi emendamenti, non a caso ha votati anche da Forza Italia”.   L’ALLEANZA stile Nazareno si ricompone nella commissione Giustizia del Senato, dove si discute del ddl anticorruzione. Maggioranza e berlusconiani affondano d’amore e d’accordo l’emendamento dei Cinque Stelle che prevedeva il Daspo per i corrotti, per giunta rafforzato. Tradotto, i 5 Stelle volevano non solo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici, ma anche “l’incapacità perpetua di contrattare con la pubblica amministrazione”. Troppo per Pd e alleati di varia natura. A favore dell’emendamento votano solo il Movimento, gli ex M5S e Lega Nord. Maurizio Buccarella (5 Stelle) ironizza: “Forse quando parlava di Daspo per i corrotti Renzi intendeva di non volerli più vedere negli stadi”. Poi entra nel merito: “Forza Italia continua a fare ostruzionismo, e i tempi si allungano. Il testo andrà in aula anche se la commissione non avrà completato i lavori, il rischio caos è concreto”. Su tutto, l’eterno punto interrogativo dell’emendamento sul falso in bilancio. Nella bozza fatta circolare dal governo (per l’ira delle opposizioni e anche del dem Lumia) saltano le contestate soglie di punibilità (quella del 3 per cento). Ma non mancano ombre, come l’abbassamento della pena massima a 5 anni per le società non quotate, che rende impossibile ricorrere alle intercettazioni . Il governo ha paura della reazione degli alleati di governo (e non) e delle imprese. E continua a prendere tempo, come conferma il rinvio del ddl. Buccarella riflette: “Il testo è bloccato in qualche stanza ministeriale. L’hanno fatto circolare perché Renzi vuole capire le reazioni, fiutare l’aria”. Da rottamatore cauto, quando serve.
Da Il Fatto Quotidiano del 05/05/2015.

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