domenica 22 marzo 2015

Orfini: «Un Pd aperto, Antimafia Capitale»

da il manifesto
POLITICA

Orfini: «Un Pd aperto, Antimafia Capitale»

Democrack. Il presidente-commissario: i giudizi della relazione Barca sono duri ma verosimili. Non siamo noi i mafiosi, ma Roma abbiamo sbagliato, negarlo fa solo danni. Il sindaco Marino vuole arrivare fino al 2023? Ragionevole.

''Un par­tito cat­tivo, peri­co­loso, dan­noso». C’è scritto nell’anticipo della rela­zione di Fabri­zio Barca sul Pd di Roma. Ne par­liamo con Mat­teo Orfini, pre­si­dente del Pd nazio­nale e com­mis­sa­rio dei dem romani.
Orfini, «dan­noso e peri­co­loso»: giu­di­zio molto pesante.
È pesante, d’altra parte se il Pd di Roma è stato com­mis­sa­riato la ragione è anche per­ché era ormai preda di una guerra fra bande alla quale tutti abbiamo par­te­ci­pato. C’è una respon­sa­bi­lità col­let­tiva se siamo finiti così. Que­sta guerra tra bande ha allon­ta­nato tante per­sone dal Pd e il Pd dai pro­blemi della città. Men­tre noi era­vamo presi dalla guer­ri­glia interna nella nostra città la mala­vita attecchiva.
La destra romana, a par­tire da Sto­race, vi replica: allora lasciate le amministrazioni.
Par­liamo di per­sone che non hanno titolo ad aprire bocca. La vicenda cri­mi­nale di Mafia Capi­tale nasce con il governo della destra. Mas­simo Car­mi­nati prima di tutto era un fasci­sta che insieme a una rete di ex came­rati ha preso il pos­sesso dei luo­ghi deci­sivi della città. Che i pro­ta­go­ni­sti poli­tici degli anni in cui acca­deva que­sto si per­met­tano di par­lare del Pd è insop­por­ta­bile e pure ridicolo.
Alcuni pre­sunti cri­mi­nali sui quali si indaga nell’inchiesta Mafia Capi­tale hanno avuto un ruolo anche durante la sin­da­ca­tura di Veltroni.
Finora l’unico ammi­ni­stra­tore inda­gato per il 416 bis è Ale­manno. Men­tre Marino rifiuta la scorta per­ché qual­cuno lo con­si­dera nemico. In una città in cui la cri­mi­na­lità ha infil­trato l’impresa, la poli­tica e in alcuni casi anche l’informazione, noi siamo gli unici che hanno ini­ziato un’opera di puli­zia radi­cale. Quelli che hanno molta più respon­sa­bi­lità di noi hanno fischiet­tato, e con­ti­nuano a farlo. Assi­stiamo per­sino a fan­ta­stici feno­meni di tra­sfor­mi­smo di impor­tanti espo­nenti della destra che si tra­sfor­mano in leghi­sti di Salvini.
La rela­zione di Barca ha ’capi d’accusa’ duris­simi, ma non si fa un nome. Per alcuni mili­tanti Pd il rischio è un pro­cesso som­ma­rio a tutti.
No, quell’analisi parla anche di un «par­tito buono e sano», quello dal quale vogliamo ripar­tire. Per ora è solo un’anticipazione. Quando arri­verà il rap­porto finale con­terrà cir­co­stanze det­ta­gliate. Il par­tito sano c’è, ma è ovvio che in una città in cui pren­diamo 500mila voti e abbiamo solo 9mila iscritti, nean­che tutti veri, il modo in cui ci pre­sen­tiamo è respin­gente per­sino per gli elettori.
State facendo lo scree­ning delle tes­sere. Lei ha par­lato anche di filiere di potere, dai cir­coli in su fino agli ammi­ni­stra­tori e ai par­la­men­tari. Finirà con l’espulsioni anche di dirigenti?
Si vedrà alla fine. Per ora stiamo facendo le veri­fi­che che ser­vono a iso­lare i casi di dege­ne­ra­zione e a valo­riz­zare invece i casi posi­tivi. Quando finirà il com­mis­sa­ria­mento chi ha sba­gliato dovrà pagare e quei mec­ca­ni­smi non potranno più avere cit­ta­di­nanza nel Pd.
Alcuni diri­genti romani par­lano di un clima di sospetto gene­rale sul par­tito che non faci­lita la ricostruzione.
È una pre­oc­cu­pa­zione infon­data. Chi ha voglia di lavo­rare per rico­struire il Pd non deve avere paura, deve pre­oc­cu­parsi chi lo ha distrutto. Siamo già a buon punto sulla rico­stru­zione, in que­sti mesi c’è stata nel par­tito una rea­zione sana.
In un’assemblea cit­ta­dina qual­che giorno fa si è par­lato di «immo­bi­li­smo con­se­guenza del com­mis­sa­ria­mento», a pro­po­sito del Pd romano. E anche di qaul­che eccesso di «iden­ti­fi­ca­zione fra Mafia Capi­tale e Pd».
In una bella ini­zia­tiva il pro­cu­ra­tore Michele Pre­sti­pino ci ha spie­gato che quando si parla di mafia il nega­zio­ni­smo è grave ma il ridu­zio­ni­smo rischia di fare ancora più danni. Non dob­biamo avere timore a ammet­tere che se la mafia esi­ste è anche per­ché il Pd ha fatto troppo poco. Oggi dob­biamo essere ’Anti­ma­fia Capi­tale’. Che il com­mis­sa­ria­mento pro­duca immo­bi­li­smo a me non pare: si può sem­pre fare di più, ma in mesi com­pli­cati abbiamo aiu­tato il rilan­cio dell’azione ammi­ni­stra­tiva e, quanto al Pd, stiamo lavo­rando per arri­vare ad aprile, quando aprirà il tes­se­ra­mento, pronti a pre­sen­tarci alla città con un modello orga­niz­za­tivo nuovo, tra­spa­rente e rige­ne­rato. Que­sta sfida la vin­ciamo solo se se saremo invasi dagli elet­tori. Garan­ti­sco che tro­ve­ranno un par­tito acco­gliente, con regole chiare, in cui sarà impos­si­bile ripe­tere il passato.
Il malu­more del Pd con­tro il sin­daco, che prima del com­mis­sa­ria­mento era evi­den­tis­simo,  oggi si è volatilizzato?
Veri­fico una grande voglia di dare una mano al sin­daco nei nostri cir­coli e tra la gente. Il lavoro che sta facendo, data l’eredità rice­vuta, è dif­fi­ci­lis­simo. Ma c’è la con­sa­pe­vo­lezza che va aiutato.
Marino ha detto che vuole restare sin­daco fino al 2023.
Un ciclo di governo ammi­ni­stra­tivo ragio­ne­vol­mente dura due man­dati. Così abbiamo cam­biato Roma, con espe­rienze di cui siamo orgogliosi.
Invece quando fini­sce il com­mis­sa­ria­mento del Pd romano? C’è chi chiede un congresso.
Chi chiede il com­mis­sa­ria­mento non ha capito la gra­vità della situa­zione. Se lo faces­simo ora, lo faremmo fra i 9mila iscritti meno i falsi, cioè tra noi. Ma noi non bastiamo a rico­struire il Pd, dob­biamo diven­tare una comu­nità più larga. L’obiettivo è chiu­dere il com­mis­sa­ria­mento prima dell’inizio del Giu­bi­leo, l’8 dicem­bre. Chi chiede il con­gresso dia una mano a fare presto.
L’8 dicem­bre è il com­pleanno del Pd di Renzi. Nel par­tito di Roma è in corso una nor­ma­liz­za­zione renziana?
Asso­lu­ta­mente no. Se inter­pre­tassi il com­mis­sa­ria­mento come il ten­ta­tivo di costruire un equi­li­brio diverso da quello di prima sarebbe un fal­li­mento. Dob­biamo costruire un gruppo diri­gente nuovo, coeso e auto­re­vole che sra­di­chi i mec­ca­ni­smi di dege­ne­ra­zione cor­ren­ti­zia. Ci sarà certo il plu­ra­li­smo, ma quello delle idee, non di bloc­chi di potere.
Fini­ranno fuori tutti i vec­chi dirigenti?

Non lo decido io. Lo deci­de­ranno gli iscritti. A quell’appuntamento arri­ve­ranno più forti quelli che inter­pre­te­ranno que­sta fase con spi­rito di rico­stru­zione. E più deboli quelli che pro­ve­ranno a ripe­tere i mec­ca­ni­smi del passato.

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