lunedì 30 marzo 2015

Per chi rullano i tamburi della protesta ambientale

da rassegna.it

Lettera dal Sulcis

Per chi rullano i tamburi della protesta ambientale


I dubbi alimentati dai “nemici dell’industria” riguardano i siti di stoccaggio e le materie prime trattate. A pagarne lo scotto, la Portovesme Srl, l’Alcoa e l’Eurallumina DI FRANCESCO CARTA
di Francesco Carta
Per chi rullano i tamburi della protesta ambientale
Quel che rimane dell’apparato industriale sulcitano è finito ancora una volta, in questi giorni, sotto la lente d’ingrandimento di alcune sedicenti associazioni ambientaliste. A pagarne lo scotto, la Portovesme Srl, azienda che estrae piombo, zinco, argento e oro dai minerali e dai residui di altre lavorazioni industriali, l’Alcoa, che produce alluminio primario, fermata dalla proprietà per problemi legati al costo energetico, e l’Eurallumina, raffineria di bauxite, azienda in stand by dal 2009, tuttora in attesa di autorizzazioni per ritornare a produrre.

Di fronte agli attacchi strumentali – ripartiti nelle ultime settimane con un cruento battage sulla stampa e sulle televisioni locali – non si è fatta attendere la risposta dei lavoratori e dei rappresentanti delle Rsu. Non è la prima volta che succede. Ogni qualvolta le ormai storiche vertenze del Sulcis Iglesiente fanno un passo in avanti, i tamburi della protesta “ambientale” riprendono a rullare. “Le strumentalizzazioni e gli attacchi contro l’industria e in particolare contro la Portovesme Srl – commenta Roberto Puddu, segretario generale Cgil del Sulcis – continuano tra enormi contraddizioni e, mentre si fa sempre più marcato il sostegno alle vertenze, non si perde occasione per demolire quel che resta dell’industria in attività”.

I dubbi alimentati dai “nemici dell’industria” riguardano questa volta i siti di stoccaggio e le materie prime trattate. Ma il filo conduttore è quello di sempre: generare confusione fine a se stessa per rallentare quei processi autorizzativi che sono indispensabili per la ripresa del settore e per l’avvio di quelle iniziative di reindustrializzazione previste nel Piano Sulcis varato nel 2012 dal governo nazionale. A far trasalire i rappresentanti dei lavoratori ci hanno pensato poi i parlamentari di alcuni partiti politici, che senza nemmeno ascoltare i diretti interessati hanno presentato interrogazioni sulla scorta di quello che hanno denunciato sommariamente gli ambientalisti locali.

Ancora una volta la demagogia di basso livello ritarda e colpisce il lavoro, quel poco ancora rimasto nella provincia di Carbonia-Iglesias. A essere messi sotto accusa sono, paradossalmente, cicli produttivi, lavorazioni e produzioni costantemente monitorate dagli organismi di controllo preposti dai nuclei specialistici delle forze dell’ordine. Per non parlare del caso del bacino dei fanghi dell’Eurallumina, posto sotto sequestro dalla magistratura da oltre un lustro e affidato a un custode giudiziario dal ministero dell’Ambiente. “Siamo stati noi lavoratori – fanno notare alla Rsu aziendale – a chiedere con forza la certezza di poter produrre nel rispetto delle norme e delle leggi, a garanzia della salute dei cittadini e dell’ambiente circostante. Ora però, dopo 5 anni, vorremmo che si facesse finalmente chiarezza sul nostro futuro”.

Fortunatamente, la determinazione del Sulcis non si lascia scalfire da questi attacchi: “Insieme alle lavoratrici e ai lavoratori lotteremo per la salvaguardia e il miglioramento del settore industriale – dicono in casa Cgil –, per altro sempre meno impattante grazie alle innovazioni tecnologiche e alle attenzioni dei lavoratori e dei loro rappresentanti. Così come confermiamo tutti gli impegni per l’avvio di una fase di diversificazione economica per il vero sviluppo equilibrato di tutte le opportunità offerte dal territorio”.

È sempre più frequente che le cronache locali raccontino, in merito alle battaglie ambientali sulcitane, degli sforzi e dei sacrifici delle organizzazioni dei lavoratori per eliminare l’inquinamento alla fonte, prevenendo i rischi per la salute e per il territorio, dopo decenni di scempi. Peccato che talvolta, in queste loro battaglie, i rappresentanti del sindacato siano stati lasciati soli e, nei momenti cruciali, guardati addirittura con fastidio dalle istituzioni.

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