domenica 1 marzo 2015

POLEMICHE Scontri nel Pd, Cuperlo scrive a Renzi "Caro premier, un po' di sinistra non guasta"

da l'Espresso
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POLEMICHE

Scontri nel Pd, Cuperlo scrive a Renzi
"Caro premier, un po' di sinistra non guasta"

La riunione dei parlamentari dem voluta dal presidente del Consiglio per discutere delle riforme è stata disertata dalla minoranza. E mentre Pier Luigi Bersani conferma le accuse, l'ex candidato alla segreteria manda una lettera polemica

DI LUCA SAPPINO
Scontri nel Pd, Cuperlo scrive a Renzi 
Caro premier, un po' di sinistra non guasta
''Oggi c' erano parlamentari anche della minoranza. Eviterei di concentrarmi sull'eccesso di polemica di queste ore». Così Lorenzo Guerini, numero due del Pd renziano, cerca di mettere un punto alle polemiche tra democratici. Guerini dice così, al fine di una riunione che Matteo Renzi ha convocato con solo due giorni di preavviso per discutere con i parlamentari delle prossime cose da fare in aula. Delle riforme istituzionali, della Rai, della scuola. La minoranza non ha però preso bene l’invito. Due sono le critiche: troppo poco preavviso, troppo poco (quattro ore in tutto) il tempo di discussione. «È una farsa» è il commento standard. «Uno spot» lo chiama Pier Luigi Bersani.

La riunione dei gruppi parlamentari è stata dunque il campo di battaglia per un nuovo capitolo dell’eterno scontro tra minoranza dem e maggioranza renziana. Il tutto è un po’ ripetitivo, ma Pier Luigi Bersani ha aggiunto un po’ di pepe con parole molto forti, prima in un’intervista al quotidiano Avvenire, poi in successive dichiarazioni . Oltre a paventare un’incostituzionalità del Jobs Act (per l’applicazione sui contratti collettivi), Bersani ha minacciato peraltro di non votare la legge elettorale se non dovesse cambiare la riforma del Senato. «Eccesso di polemica» è ancora il modo con cui minimizza Guerini. Renzi si è detto dunque soddisfatto della sessione lavoro, e ha colto l’occasione per dare anche una comunicazione di servizio: le prossime regionali saranno il 10 maggio.

La giornata è stata però un susseguirsi di accuse più o meno forti al premier e alla sua gestione. E se Pippo Civati si prende il compito di dire «ho apprezzato  'questo Bersani qui', mentre negli ultimi mesi non avevo capito il perché di alcune sue scelte», recriminando una certa incoerenza all’ex segretario, vale la pena segnalare anche l’intervento di Gianni Cuperlo , che non si è presentato alla riunione (la linea è stata libera: Cesare Damiano, ad esempio, anche lui della minoranza e anche lui critico sul Jobs Act, è invece andato) e che però ha scritto una lettera al premier.

«Caro presidente», comincia la lettera, «chiedi suggerimenti e linee di lavoro dopo che sul Jobs Act il governo ha ignorato esattamente suggerimenti e linee votati dalla direzione del Partito democratico e poi dalle commissioni parlamentari. Dopo che sulla riforma costituzionale non avete tenuto conto neppure di un voto che avrebbe permesso, ora al Senato, di correggere quelle storture e incoerenze che rischiano. Dopo altre "bocciature" a proposte di puro buon senso. Per questo, non parteciperemo al "ricevimento parlamentari"».

Poi, riferendosi alla richiesta del premier, nel convocare la riunione, di preparare interventi brevi o contributi scritti ma non «in burocratese», Cuperlo aggiunge: «Anche perché in tre minuti riesco a risolvere dei quiz e non la riforma fiscale».

«Il problema» dunque, «è se uno le ascolta». Le idee, certo, «non mancano». Infatti Cuperlo sottopone sei temi, al premier: «6 punti. 6 obiettivi. 6 traguardi. Anche un po’ di sinistra, credo. E magari non guasta».

«Primo. Un istituto universalistico contro la povertà. Non lo prevediamo solamente noi e la Grecia. I poveri erano poco più di 2 milioni nel 2008. Oggi sono un numero triplicato. Finora il governo si è mosso in continuità col passato, qualche provvedimento tampone ma questa emergenza non è stata in cima ai pensieri di Palazzo Chigi». Come? «Esiste una varietà di soluzioni tecniche», è sbrigativo Cuperlo, che non vuole evidentemente dilungarsi troppo. Poi però al terzo punto parla di un reddito di cittadinanza. e al quinto pone «un obiettivo per il 2016: gli 80 euro anche ai pensionati con assegno inferiore a 1000 euro».

Un passo indietro al secondo punto: «Agire sulle regole delmercato del lavoro non rimette in moto la crescita», continua Cuperlo, e qui la stoccata è sul Jobs Act. «Schierare il governo dalla parte degli imprenditori coraggiosi, che tornano a rischiare e a pensare il mercato che verrà a partire dall’investimento strategico sulla grenn economy», invece sì. Si propone un credito d’imposta significativo per le imprese che investono in innovazione e ricerca.

Uno avanti sui diritti civili. «Basta rinvii. Entro l’anno il Parlamento licenzi la legge sulle unioni civili per le coppie gay, una nuova legislazione di saggezza e umanità sul fine vita, le norme sul diritto di voto agli immigrati residenti da 5 anni in un Comune, sulla cittadinanza dei figli di immigrati nati in Italia».

Come Bersani anche Cuperlo ribadisce i dubbi sul combinato tra legge elettorale e riforma costituzionale, che così «non funziona e non regge». Bersani si è detto pronto a non votare la legge elettorale, se non cambierà il nuovo Senato. Cuperlo suggerisce un percorso: «Sulla legge elettorale ti proponiamo tre correzioni. Ridurre il numero dei parlamentari nominati a non più del trenta per cento ; prevedere la possibilità di apparentamento tra liste diverse in caso di ballottaggio per l’assegnazione del premio di maggioranza; prevedere una vera clausola di collegamento tra legge elettorale e legge costituzionale».

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