domenica 1 marzo 2015

POLITICA “Anche Renzi ha la sua coalizione sociale: ma con Confindustria”

da il manifesto
POLITICA

“Anche Renzi ha la sua coalizione sociale: ma con Confindustria”

La sfida di Landini. Verso la manifestazione del 28 marzo: "Il premier stia sereno, noi non ci fermiamo". L'appello all'unità della Cgil. Gino Strada: "La Fiom difende i diritti e l'uguaglianza, io sono con voi"

Il segretario generale della Fiom Maurizio Landini
''Renzi? Pure lui ha la sua coa­li­zione sociale, però l’ha fatta con Con­fin­du­stria». Mau­ri­zio Lan­dini con­ti­nua a pren­dere di petto il pre­mier, e anche nella gior­nata con­clu­siva dell’Assemblea nazio­nale dei metal­mec­ca­nici di Cer­via lo defi­ni­sce «quel genio di Firenze». Pre­an­nun­cia una sta­gione di con­flitto, gui­data dalla sua «coa­li­zione sociale», ma fa appello anche a Susanna Camusso: «Per­ché solo la Fiom e la Cgil hanno la sta­tura per reg­gere il con­fronto con il governo». E a Renzi dice chiaro e tondo: «Stai sereno, non illu­derti che le fidu­cie e l’approvazione del Jobs Act ci pos­sano fermare».
Due squa­dre contrapposte
«Non è finita qui lo diciamo anche alle imprese», con­ti­nua Lan­dini, che pro­prio nella coa­li­zione Renzi-Confindustria vede la squa­dra con­tro cui si dovrebbe bat­tere la sua costruenda alleanza, quella che aggrega «lavo­ra­tori, pre­cari, disoc­cu­pati, stu­denti», asso­cia­zioni e movi­menti dei beni comuni e per la lega­lità, tutti quelli — per dirla con le sue parole — «che non rinun­ciano ai prin­cipi della Costi­tu­zione e vogliono un nuovo modello di sviluppo».
Renzi e Con­fin­du­stria, che hanno un unico dise­gno: «Arri­vare al no-union, cioè alla can­cel­la­zione non solo del sin­da­cato, ma anche della pos­si­bi­lità per i lavo­ra­tori di coa­liz­zarsi e difen­dersi. È quello che già avviene negli Usa, dove non puoi scio­pe­rare e non puoi nean­che avere rap­pre­sen­tanza se non hai il 51%, è quello che stanno discu­tendo in Gran Bre­ta­gna, e che in modo diverso sta suc­ce­dendo in Spagna».
Un unico grande dise­gno, quindi, che vuole anni­chi­lire i lavo­ra­tori per poterli sfrut­tare sem­pre di più, ma che poi si estende anche a chi un impiego non ce l’ha, a chi perde la casa, a chi avrebbe biso­gno di cure e non ha i soldi per pagarsi le medi­cine. Ecco quindi il modello mutua­li­stico, alla Syriza, che Lan­dini con­ferma di voler ripro­durre, uscendo con i suoi dele­gati dai can­celli delle fab­bri­che e incon­trando la società civile che sof­fre e che lotta: «I luo­ghi di lavoro si devono aprire alla soli­da­rietà — dice il segre­ta­rio della Fiom — Ma poi quando parli di lega­lità e ti occupi di un bene con­fi­scato alla mafia, magari lo affidi a Emer­gency, e lì ci fai un ambu­la­to­rio di volontari».
Nello spe­ciale “eser­cito” di Lan­dini è infatti assol­data anche Emer­gency, e Gino Strada, in col­le­ga­mento da uno dei suoi ospe­dali afri­cani dove sta com­bat­tendo con­tro Ebola, bene­dice il pro­getto: «Ho preso la tes­sera della Fiom e ne sono orgo­glioso — spiega il medico con la mis­sion uma­ni­ta­ria — per­ché è una delle poche orga­niz­za­zioni che può con­tra­stare la can­cel­la­zione dei diritti, la deriva dell’indifferenza, la vio­lenza quo­ti­diana che è entrata nella nostra società. Vedo con favore l’idea di aggre­gare intorno al vostro sin­da­cato tutte le per­sone per bene che vogliono cam­biare que­sto para­digma, per affer­mare i diritti, il sociale, l’uguaglianza. Io sono con voi».
Quindi via, verso quel 28 marzo che è diven­tato adesso l’appuntamento della “pri­ma­vera sociale” Fiom: una grande mani­fe­sta­zione a Roma, che sarà pre­pa­rata da 4 ore di scio­pero e assem­blee, a par­tire dal 19 marzo. Ma ci sono anche gli appun­ta­menti di Libera — il 21 marzo a Bolo­gna — e poi il set­tan­te­simo anni­ver­sa­rio della Libe­ra­zione, il 25 aprile a Milano, più che signi­fi­ca­tivo per chi ama la demo­cra­zia, visti i nuovi venti fascio-leghisti.
Per­ché, appunto, «è una cavo­lata totale dire che la par­tita è finita», riprende Lan­dini. «Renzi e la Con­fin­du­stria vor­reb­bero pro­prio que­sto, e adesso vedrete come use­ranno le mille assun­zioni a Melfi, o le 4 mila annun­ciate da Tele­com, per dire che è tutto a posto con il Jobs Act. Ma ci temono, per­ché noi siamo rima­sti in campo. E ci resteremo».
La lotta dovrà essere con­dotta su più fronti: «quello con­trat­tuale», ma poi «visto che stiamo par­lando di leggi già appro­vate, ine­vi­ta­bil­mente la bat­ta­glia dovrà essere anche poli­tica e legi­sla­tiva: con la rac­colta di firme per un nuovo Sta­tuto dei lavo­ra­tori, e con un refe­ren­dum abrogativo».
Lan­dini invoca anche un cam­bia­mento den­tro la Cgil, «per far con­tare di più i dele­gati, per uni­fi­care i con­tratti, per par­lare di ruoli e mec­ca­ni­smi di ele­zione della diri­genza»: e per rea­liz­zare que­sto pas­sag­gio, una demo­cra­tiz­za­zione del sin­da­cato che dovrebbe soste­nere anche la sua coa­li­zione sociale, ritiene neces­sa­rio «un con­fronto serio con tutta la con­fe­de­ra­zione, alla pros­sima Con­fe­renza di Organizzazione».
La Fiat e il contratto
L’ultima parte del suo discorso, il segre­ta­rio Fiom la dedica alla Fiat. A quello che sta acca­dendo a Melfi, con tanti ope­rai con­trari all’accordo sui 20 turni che domani i “sin­da­cati del sì” sono pronti a fir­mare con Ser­gio Mar­chionne: «Senza che nes­suno abbia loro dato man­dato, senza che si sia mai votato nulla. E noi, che abbiamo fatto le assem­blee — dice il lea­der delle tute blu Cgil — invece abbiamo visto il loro disagio».

Lan­dini spiega di «non essere con­tra­rio a priori a modi­fi­che dei turni, ma visto che aumen­tano anche i ritmi, si dovrebbe pen­sare a ridurre le ore di lavoro. Anche per favo­rire le assun­zioni. Un modello che dovremmo pro­porre per tutto il Paese, e al governo: incen­tivi la soli­da­rietà, e insieme riformi le pen­sioni, per fare uscire i più anziani». Infine, l’invito a Fim e Uilm a «con­fron­tarci per arri­vare a un con­tratto uni­ta­rio, anche par­tendo da piat­ta­forme diverse».

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