domenica 1 marzo 2015

POLITICA «Finalmente liberi». Gli ex M5S riscoprono le gioie della politica

da il manifesto
POLITICA

«Finalmente liberi». Gli ex M5S riscoprono le gioie della politica

FIRENZE. In 250 a Firenze si confrontano su un nuovo soggetto politico. Rizzetto: «Mai nel Pd, ma basta con il rifiuto del dialogo»

La riunione degli ex del M5S a Firenze
Quando deve spie­gare che arriva da Genova, Cor­rado il nome di Beppe Grillo non rie­sce nean­che a pro­nun­ciarlo: «Vengo dalla città di quello là», dice rivolto alla pla­tea. Una cosa simile suc­cede anche a Enzo. Lui viene dal Veneto e il nome che pro­prio non gli esce dalla bocca è quello del Movi­mento 5 Stelle, lo stesso movi­mento in cui ha cre­duto fino a ieri e che oggi bolla come «quella roba». «Quando ne sono uscito ho avuto una sen­sa­zione di libertà», rac­conta. «Potevo scri­vere su Face­book quello che volevo e que­sto lo puoi apprez­zare solo se hai pas­sato degli anni in quella roba là».
Delusi da Grillo, ma non dalla poli­tica, i fuo­riu­sciti del Movi­mento 5 Stelle si ritro­vano a Firenze per capire se esi­ste la pos­si­bi­lità di rico­min­ciare dando vita a un nuovo sog­getto poli­tico. L’hanno chia­mato «Verso la Costi­tuente» l’appuntamento che riu­ni­sce ex gril­lini ma non solo. Molti di loro non si sono mai visti prima, ma tutti si aggi­rano per la sala del PalaAf­fari in cui si sono dati appun­ta­mento con l’espressione di chi chiede agli altri: «Dove era­vamo rima­sti?». Erano rima­sti al sogno comune di una demo­cra­zia par­te­ci­pata, che nasce dalla rete e che porta in par­la­mento le istanze dei cit­ta­dini. Sogno che per tutti si è infranto con i dik­tat, le scelte calate dell’alto, l’impossibilità di un con­fronto e la presa di coscienza di poter solo obbe­dire, lascian­do­gli den­tro l’amarezza di un tra­di­mento, come spiega Samule Segoni, uno degli ultimi nove depu­tati usciti a gen­naio dal movi­mento: «Il M5S ha tra­dito i valori in cui cre­de­vamo, è diven­tato una realtà auto­re­fe­ren­ziale, molto diversa da quella per cui sono entrato in poli­tica». E la distanza matu­rata ormai da Grillo e Casa­leg­gio si legge anche sul sito che annun­cia l’appuntamento fio­ren­tino: «Abbiamo sosti­tuito le parole dando al signi­fi­cato “demo­cra­zia diretta” la giu­sta col­lo­ca­zione: nella par­te­ci­pa­zione dei cit­ta­dini e non nella visione ristretta di un video o di un blog».
Nei giorni scorsi qual­cuno ha già pro­vato a eti­chet­tarli come la ciam­bella di sal­va­tag­gio di Renzi, ipo­tesi che Wal­ter Riz­zetto, capo­gruppo di “Alter­na­tiva Libera” e tra gli orga­niz­za­tori della gior­nata fio­ren­tina respinge al mit­tente. «Noi non entre­remo mai nel Pd», dice. «Siamo sem­pre stati e restiamo all’opposizione ma non rifiu­tiamo più il dia­logo con le altre forze poli­ti­che e con il governo. Valu­te­remo ogni prov­ve­di­mento e deci­de­remo di volta in volta come com­por­tarci». “Alter­na­tiva Libera” è la com­po­nente creata dai dieci ex alla Camera («ma basta chia­marci ex») e diven­tata un punto di rife­ri­mento per tutti. A Firenze si pre­sen­tano in più di 250 pro­ve­nienti soprat­tutto dal cen­tro nord, ma anche da Cam­pa­nia, Cala­bria, Sici­lia e Sar­de­gna. Van­tano 40 gruppi sparsi nel ter­ri­to­rio e almeno 3.000 atti­vi­sti. Hanno alle spalle espe­rienze poli­ti­che diverse, a volte molto distanti tra loro, ma anche bat­ta­glie comuni come quelle ambien­ta­li­ste, per l’acqua pub­blica, con­tro la Tav e per i diritti. In sala c’è il sena­tore Mau­ri­zio Romani, che al Senato insieme ai col­le­ghi Bar­to­lo­meo Pepe, Maria Mus­sini e Laura Bignami ha dato vita a “Movi­mento X”, ma anche rap­pre­sen­tanti dei Comi­tati, come quello con­tro Ttip, e una pat­tu­glia di radi­cali. «Ci hanno chia­mato loro», spiega l’ex depu­tato Mau­ri­zio Turco. «In pas­sato abbiamo cer­cato un con­tatto con il M5S, ma ci hanno sem­pre igno­rato. Invece la set­ti­mana scorsa quat­tro depu­tati di “Alte­ra­tiva libera” ci hanno chie­sto un incon­tro e come prima cosa hanno voluto par­lare di car­ceri. Temi come la lega­lità, la man­canza di demo­cra­zia sono nel nostro Dna, quindi abbiamo accet­tato volen­tieri. Spe­riamo per il futuro».
La mat­ti­nata se ne va con la pre­sen­ta­zione dei gruppi. C’è chi cita Marx e chi si rifà a Rous­seau, ma anche chi chiede gli «Stati gene­rali della società civile regione per regione». Assente Fede­rico Piz­za­rotti, ma la sua pre­senza aleg­gia nella sala. Se non tutti, molti infatti hanno par­te­ci­pato a dicem­bre alla riu­nione con­vo­cata Parma dal sin­daco ribelle e molte idee, insieme alla voglia di fare qual­cosa, sono nate anche lì. «Vogliamo cam­biare l’Italia, cam­biare la sua classe poli­tica», spiega Riz­zetto dal palco. «Negli anni abbiamo chie­sto un con­fronto poli­tico che ci è sem­pre stato negato. Se siete qui lo sapete. Ma da soli non andiamo da nes­suna parte, abbiamo biso­gno di per­sone, di idee e di gior­nate come que­sta». «Il velo con cui guar­da­vamo il M5S è caduto per­ché Grillo ha fal­lito», dice invece Piero Cara­mello di Per­corso comune, con­si­gliere a Incisa Val D’Arno e tra i primi a lasciarsi alle spalle il movi­mento. «Grillo ha con­fuso la demo­cra­zia diretta con la demo­cra­zia ple­bi­sci­ta­ria. La nostra invece è una sfida ambi­ziosa, che riporta alle ori­gini, alla demo­cra­zia par­te­ci­pata. Oggi non siamo qui per dare rispo­ste, ma per cer­care domande — pro­se­gue Cara­mello — E la prima domanda è: quale forma di par­te­ci­pa­zione vogliano por­tare avanti per la nostra pro­po­sta poli­tica?».
La rispo­sta, se c’è, arri­verà nei pros­simi mesi. Magari anche pre­sto, forse già a marzo, quando qual­cuno ha pro­po­sto di incon­trarsi di nuovo a Milano per pro­se­guire la discussione.

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