martedì 3 marzo 2015

POLITICA La truffa delle leggi regionali

da il manifesto

La truffa delle leggi regionali

Il caso. Così le norme elettorali per il voto del 10 maggio finiranno alla Consulta. Ad aprile. Super premi e regole su misura. Si rischia il copione del Porcellum: che a elezioni fatte siano dichiarate illegittime
Si vota il 10 mag­gio, si va in tri­bu­nale a metà aprile. Le leggi elet­to­rali regio­nali sono tutte nuove, e non c’è ne è una che non venga sospet­tata di inco­sti­tu­zio­na­lità. Colpa dei super premi di mag­gio­ranza, intro­dotti per assi­cu­rare la gover­na­bi­lità sacri­fi­cando (troppo, pare) la rap­pre­sen­ta­ti­vità. In Veneto, Toscana, Mar­che, Umbria, Cam­pa­nia, Puglia e Ligu­ria, quasi ovun­que le mino­ranze dei con­si­gli regio­nali che non hanno par­te­ci­pato alla scrit­tura delle nuove regole — in qual­che caso le “riforme” non sono nem­meno ter­mi­nate — accu­sano le mag­gio­ranze di aver pro­dotto tanti Por­cel­lum regio­nali. Ma il para­gone più giu­sto è con l’Italicum, la “riforma” made in “patto del Naza­reno” che il governo vuole appro­vare entro l’estate. Apri­pi­sta anche sta­volta la Toscana, che già nel 2004 aveva aperto la strada alle liste bloc­cate (con qual­che dif­fe­renza non da poco rispetto alla legge nazio­nale di Cal­de­roli, come le pri­ma­rie rego­la­men­tate e le liste dav­vero corte). Adesso l’ultimo grido è il bal­lot­tag­gio. Renzi e Ver­dini si sono accor­dati per fis­sarne la soglia nazio­nale sotto il 40% e sono stati pro­feti in patria. A Firenze, per la regione, hanno deciso di fare lo stesso. Su tutto si dovrà espri­mere il tri­bu­nale civile. Prima udienza il 21 aprile.
Cin­que giorni prima, il 16 aprile, è fis­sata l’udienza davanti alla prima ses­sione del tri­bu­nale di civile di Napoli per il ricorso con­tro la legge elet­to­rale cam­pana. Ma è assai dif­fi­cile che i giu­dici pos­sano deci­dere subito di chia­mare in causa la Corte costi­tu­zio­nale. Che in ogni caso ha i suoi tempi. Ed ecco che il copione si ripete: si andrà a votare per le regioni accet­tando il rischio che la legge elet­to­rale venga suc­ces­si­va­mente giu­di­cata (almeno in parte) ille­git­tima, com’è stato per il Por­cel­lum nazio­nale. Il pro­ta­go­ni­sta del resto è lo stesso. Pro­po­nente o con­su­lente, die­tro ai ricorsi che attra­ver­sano i tri­bu­nali ordi­nari pun­tando alla Con­sulta c’è ancora l’avvocato “socia­li­sta austro mar­xi­sta” Felice Beso­stri, che (insieme ad Aldo Bozzi) ha col­pito e affon­dato la legge Cal­de­roli. E che intanto sta pro­vando a ripe­tere il colpo con la legge per le ele­zioni euro­pee: la Corte costi­tu­zio­nale dovrà occu­par­sene sem­pre ad aprile, il 14.
Le nuove leggi elet­to­rali regio­nali hanno in comune la rinun­cia al listino del pre­si­dente, sosti­tuito da un sovrac­ca­rico di mag­gio­ri­ta­rio per l’assegnazione dei seggi. In Umbria si arriva a rico­no­scere alle liste del vin­ci­tore fino al 65% del con­si­glio regio­nale. In Toscana ci si ferma al 60%, in Puglia al 58%. Ma il vero pro­blema è l’entità del pre­mio rico­no­sciuto al vin­ci­tore, che rap­pre­senta pur sem­pre la prima mino­ranza. Tutti i sistemi pre­ve­dono una serie di “sca­lini”. In Toscana chi vince al primo turno con una per­cen­tuale com­presa tra il 40 e il 45 per cento si vede rico­no­sciuto il 57,5% dei posti in con­si­glio (23 seggi); dun­que il pre­mio — cioè i seggi rega­lati — può rag­giun­gere e supe­rare il 17%. In Puglia va anche peg­gio: se il can­di­dato più votato dovesse fer­marsi al di sotto del primo “sca­lino” (il 35%) si vedrebbe comun­que con­se­gnare il 54% dei seggi; il che vuol dire che in teo­ria il pre­mio non ha limiti: in caso di forte fram­men­ta­zione si potrebbe vin­cere anche con solo il 20% e gua­da­gnare gra­tis 34 punti percentuali.
Le cose peg­gio­rano dal momento che ai premi di mag­gio­ranza, com­po­sti da seggi sot­tratti alle mino­ranze, si accom­pa­gnano ovun­que le soglie di sbar­ra­mento. Diver­sa­mente arti­co­late, ma comun­que molto alte. In Toscana il 10% per le liste coa­liz­zate, 5% per le non coa­liz­zate e 3% per le liste all’interno delle coa­li­zioni che supe­rano il quo­rum. In Puglia lo sbar­ra­mento per i non coa­liz­zati arriva all’8%. In Cam­pa­nia, sven­tate le modi­fi­che dell’ultimo minuto, lo sbar­ra­mento è più basso (3%) ma vale sol­tanto per le liste col­le­gate a un can­di­dato pre­si­dente che resta al di sotto del 10%. E qui c’è il pro­blema più grande di tutte le leggi elet­to­rali, almeno secondo Beso­stri. Per­ché ogni sistema regio­nale con­sente il voto disgiunto: si può votare un can­di­dato e sce­gliere con­tem­po­ra­nea­mente una lista che sostiene un altro pre­si­dente. Il pre­mio, però, andrà sem­pre rico­no­sciuto alle liste coa­liz­zate con il pre­si­dente che al primo o al secondo turno (nel caso toscano) risul­terà vin­ci­tore. E dun­que a conti fatti il van­tag­gio per chi entra in scia al vin­ci­tore è spro­po­si­tato. Irra­zio­nale, potrebbe sta­bi­lire la Con­sulta, che entro l’estate dovrà pro­nun­ciarsi sulla legge elet­to­rale della Lom­bar­dia (model­lata, per espli­cita ammis­sione degli avvo­cati di Maroni, sulla legge cam­pana). «Gli elet­tori sono vit­time di una truffa, il loro voto non è per­so­nale né uguale. E nem­meno libero per­ché non è cosciente», dice Beso­stri. Ma non fini­sce qui, per­ché a pro­po­sito di coscienza e cono­scenza, la Toscana ha inven­tato i can­di­dati senza volto: sono i tre com­po­nenti dei listini regio­nali i cui nomi non saranno stam­pati sulla scheda. Eppure saranno eletti prima dei can­di­dati scelti con le preferenze.
È con sistemi del genere che quasi 18 milioni di elet­tori sce­glie­ranno tra due mesi i loro con­si­glieri regio­nali. Oltre che, se la riforma costi­tu­zio­nale di Renzi dovesse andare in porto, i nostri senatori.


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