martedì 17 marzo 2015

POLITICA Le indagini della procura di Firenze sfiorano anche l’Expo

da il manifesto
POLITICA

Le indagini della procura di Firenze sfiorano anche l’Expo

Grandi eventi. Tra le opere che per gli inquirenti fiorentini sarebbero state oggetto di un "articolato sistema corruttivo" ci sarebbe anche il Palazzo Italia in costruzione nell'area Rho-Pero. Nell'ambito dell'inchiesta ieri sono state arrestate quattro persone, tra cui il dirigente del ministero dei Lavori pubblici Ercole Incalza

Che cos’è il Palazzo Ita­lia dell’Expo? Que­stione di punti di vista. Per Diana Bracco, com­mis­sa­rio gene­rale di sezione della grande opera in que­stione, è “la sin­tesi poe­tica della nostra pre­senza e delle nostre potenze” (importo com­ples­sivo dei lavori: 25.284.697 euro). In quel padi­glione, dove è in costru­zione “l’albero della vita”, il primo mag­gio si svol­gerà la ceri­mo­nia inau­gu­rale dell’evento pla­ne­ta­rio. Per la pro­cura di Firenze, invece, è una delle grandi opere che sarebbe stata oggetto di “un arti­co­lato sistema cor­rut­tivo” messo in piedi dal super diri­gente del mini­stero dei Lavori pub­blici Ercole Incalza per pilo­tare appalti in tutta Ita­lia. Incalza è stato arre­stato ieri con altri tre imprenditori.
Nell’inchiesta figu­rano altri cin­quanta inda­gati, tra i quali anche Anto­nio Acerbo, l’ex mana­ger di Expo arre­stato lo scorso otto­bre nell’ambito di un’altra inchie­sta (mila­nese) sulla cosid­detta “cupola degli appalti”: è accu­sato di cor­ru­zione e tur­ba­tiva d’asta per aver pilo­tato la gara per il Padi­glione Ita­lia. Stando all’imputazione, Acerbo, che ha già chie­sto di pat­teg­giare tre anni, avrebbe tur­bato la gara “pilo­tan­done l’aggiudicazione in favore” della società Ita­liana Costru­zioni. E tra i suoi pre­sunti com­plici, secondo la pro­cura di Firenze, ci sarebbe anche l’imprenditore Ste­fano Perotti, arre­stato ieri con l’accusa di aver influito “ille­ci­ta­mente” sull’aggiudicazione dei lavori del mede­simo padiglione.
Il capi­tolo Expo dell’inchiesta fio­ren­tina sem­bra sfio­rare solo mar­gi­nal­mente il gigan­te­sco luna­park mila­nese. Ma l’impressione è che a que­sto punto nem­meno la madre di tutti i sistemi cor­rut­tivi potrebbe anche solo intral­ciare il grande evento cui si sta aggrap­pando il “sistema paese”. Lo si capi­sce dalla cor­tese dichia­ra­zione di rito del sin­daco Giu­liano Pisa­pia, per esem­pio: “Ho letto. E’ impor­tante che se ci sono stati degli ille­citi que­sti emer­gano. Ho molta fidu­cia nella magi­stra­tura. Come ho sem­pre fatto attendo il ter­mine delle inda­gini per dare un giu­di­zio”. Ma anche la nota un po’ iste­rica del depu­tato Pd Marco Di Maio dice che dell’Expo non si può nem­meno pen­sar male. Ce l’ha con il M5S: “L’Expo si fa e ciò lo si deve a que­sto governo non certo ai 5 Stelle che, forti del pre­cetto della decre­scita felice, ambi­reb­bero a veder fal­lire qual­siasi ini­zia­tiva eco­no­mica. Su Expo la magi­stra­tura accerti le respon­sa­bi­lità e la giu­sti­zia segua il suo corso”. Per Di Maio il governo ha nomi­nato Raf­faele Can­tone a capo della Com­mis­sione nazio­nale anti­cor­ru­zione, e que­sto basta e avanza. Il resto sono solo inchie­ste. La realtà gli sta dando ragione.

Altre, infatti, sem­brano essere le pre­oc­cu­pa­zione di chi gesti­sce l’evento. Giu­seppe Sala, com­mis­sa­rio unico di Expo, ieri ha par­lato del tema sicu­rezza. Sa che il primo mag­gio “ci saranno momenti di anta­go­ni­smo”, ma sa anche che tutto (o quasi) sarà sotto con­trollo. Il sito, cir­con­dato da 2.000 tele­ca­mere, sarà recin­tato, e in città arri­ve­ranno 600 mili­tari di sup­porto. “Non è un bun­ker ma il con­trollo sarà significativo”.

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