giovedì 5 marzo 2015

POLITICA Renzi dovrà difendere la legge Severino

da il manifesto
POLITICA

Renzi dovrà difendere la legge Severino

Dopo la Campania. Nell’udienza davanti alla Corte costituzionale, l’esecutivo è chiamato a seguire le indicazioni dell’autorità anticorruzione. Ma se la legge non cambia, il neocandidato del Pd De Luca è inservibile

Vincenzo De Luca
Come si può rico­no­scere il risul­tato delle pri­ma­rie in Cam­pa­nia, soste­nere da ora in avanti la can­di­da­tura di Vin­cenzo De Luca per la pre­si­denza della regione, e al tempo stesso negare di voler cam­biare la legge Seve­rino? Non si può, dal momento che il sin­daco sospeso (e poi anche deca­duto) di Salerno dovrebbe lasciare la carica imme­dia­ta­mente dopo l’eventuale vit­to­ria alla ele­zioni del pros­simo 10 mag­gio, pro­prio per l’applicazione della legge Seve­rino alla sua con­di­zione di con­dan­nato a un anno (in primo grado) per abuso d’ufficio. Nell’imbarazzo Renzi resta ecce­zio­nal­mente silen­zioso. E il suoi mini­stri si ten­gono sul vago, improv­vi­sa­mente rico­no­scendo il ruolo del par­la­mento. Curioso per un governo che dalla riforma costi­tu­zio­nale in giù ha det­tato tempi e con­te­nuti alle camere. «Al momento non è allo stu­dio nes­suna ipo­tesi di modi­fica della Seve­rino», dice la mini­stra Boschi.
De Luca aveva chie­sto altro: una cor­re­zione decisa. E tor­nerà a chie­derla a Renzi, che per il momento si tiene alla larga (deve andare a Mosca) dal pastic­cio cam­pano. L’assillo tanto garan­ti­sta quanto inte­res­sato del vin­ci­tore delle pri­ma­rie è sem­plice: non è giu­sto essere san­zio­nati (con la sospen­sione) dopo una sem­plice con­danna in primo grado, per un reato in fondo minore come l’abuso d’ufficio e una con­danna lieve (un anno, nel suo caso). In più col­pi­sce la dif­fe­renza con i par­la­men­tari, che deca­dono solo dopo con­danna defi­ni­tiva. Il trat­ta­mento dif­fe­rente, però, non si sco­pre adesso né lo igno­ra­vano i legi­sla­tori quando — due anni, non due decenni, fa — hanno scritto la legge per le «liste pulite». E sulla dif­fe­rente gra­dua­zione non ecce­pi­rono nulla le com­mis­sioni di senato e camera che valu­ta­rono il decreto del governo. La legge Seve­rino è infatti una legge delega, ragione di più per stu­pirsi della pru­denza dell’esecutivo di fronte alle richie­ste di modi­fica. «Non sono per cam­biarla adesso, ma credo che sulla legge Seve­rino occorra aprire una rifles­sione per­ché con­tiene delle rigi­dità ecces­sive», dice Pier Luigi Ber­sani. «Biso­gna fare un tagliando alla legge», aggiunge il depu­tato della mino­ranza del Pd Davide Zog­gia. Che nota «una certa titu­banza del par­tito».
L’imbarazzo è com­pren­si­bile. Renzi ha respinto le richie­ste di modi­fi­care la legge Seve­rino al tempo in cui le chie­deva Ber­lu­sconi, adesso si trat­te­rebbe di fare un inter­vento «ad per­so­nam» per il can­di­dato del Pd. Impos­si­bile. Né vale il discorso di rin­viare tutto al par­la­mento: alle regio­nali man­cano due mesi, solo un decreto potrebbe rime­diare. Ma pos­siamo esclu­derlo. Boschi si avven­tura sul ter­reno minato: «Non so se il par­la­mento nelle pros­sime set­ti­mane riterrà di inter­ve­nire… se De Luca dovesse vin­cere veri­fi­che­remo e pren­de­remo i prov­ve­di­menti neces­sari anche alla luce di pre­ce­denti che ci sono stati in altre regioni». I pre­ce­denti pesanti sono due: quello di un con­si­gliere regio­nale pugliese (anche lui del Pd) e quello del sin­daco di Napoli Luigi de Magi­stris, sospesi e poi rimessi in carica dalla giu­sti­zia ordi­na­ria (a Bari) e da quella ammi­ni­stra­tiva (a Napoli), in entrambi i casi con rin­vio della Seve­rino alla Consulta.

Il giu­di­zio dei giu­dici delle leggi si con­cen­trerà sulla dispa­rità di trat­ta­mento degli ammi­ni­stra­tori locali e degli eletti in regioni e comuni con i par­la­men­tari. E sulla sup­po­sta retroat­ti­vità della legge, un argo­mento che farebbe assai comodo anche a Ber­lu­sconi. «Al momento il governo non ha valu­tato un inter­vento», assi­cura il mini­stro della giu­sti­zia Orlando. Rispon­dendo subito di no alla richie­sta di Forza Ita­lia di appro­fit­tare del dise­gno di legge anti­cor­ru­zione in discus­sione al senato. «Aspet­tiamo la deci­sione della Con­sulta», aggiunge il mini­stro. Ma anche in que­sto caso lo sca­ri­ca­ba­rile dura poco. Per­ché nelle pros­sime set­ti­mane il governo dovrà sce­gliere se costi­tuirsi in giu­di­zio davanti alla Corte Costi­tu­zio­nale per difen­dere la legge Seve­rino. Renzi alla fine dello scorso anno ha chie­sto un parere all’autorità anti­cor­ru­zione di Raf­faele Can­tone. E ne ha rice­vuto in cam­bio l’invito al pre­si­dente del Con­si­glio di soste­nere la costi­tu­zio­na­lità della legge. È il con­tra­rio di quel che chiede De Luca.

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