venerdì 13 marzo 2015

POLITICA Renzi e la Rai: «Un capo deve decidere chi fa il capo»

da il manifesto
POLITICA

Renzi e la Rai: «Un capo deve decidere chi fa il capo»

Governo. Il testo con le linee guida della riforma rinviato al prossimo consiglio dei ministri. Ma «un leader si assume le responsabilità». Ad nominato dall'esecutivo, con l’ok del cda

Matteo Renzi
Un testo ancora non c’è, si sta lavo­rando e se ne ripar­lerà solo la pros­sima set­ti­mana, nel pros­simo cdm dove «si entrerà nel merito». Nes­suna domanda dopo l’illustrazione ancora som­ma­ria del pro­getto, del resto sta anche per ini­ziare Fiorentina-Roma. Al ter­mine del con­si­glio dei mini­stri di ieri sera Mat­teo Renzi, dopo aver illu­strato il ddl sulla scuola, dedica così solo pochi minuti alla riforma della Rai che par­tirà, come per la scuola, da linee guida.
Il succo è quello già anti­ci­pato: basta «con­ti­guità fra Rai, par­titi e forze poli­ti­che», basta «dover discu­tere ogni giorno con il segre­ta­rio o il par­la­men­tare di rife­ri­mento della com­mis­sione di vigi­lanza». Dun­que ci vuole un capo azienda che possa deci­dere, un ammi­ni­stra­tore dele­gato senza bri­glie e senza una «ple­tora di vice­di­ret­tori», scelto dal governo. Per­ché «un lea­der si assume le respon­sa­bi­lità» e il governo «ha il dovere più che il diritto» di nomi­nare il capo della tv pub­blica. E a chi allora dice per que­sto cose «stra­va­ganti», cioè che «Renzi vuole met­tere le mani sulla Rai», figu­rarsi, «sop­por­tiamo tutto», ma non que­sto, per­ché per pren­dersi la tv pub­blica «baste­rebbe aspet­tare la sca­denza dell’attuale con­si­glio d’amministrazione», visto che con la legge Gasparri in vigore «le forze poli­ti­che al governo pos­sono nomi­nare la mag­gio­ranza dei ver­tici» di viale Maz­zini. In effetti è così e la Gasparri non è certo un esem­pio di auto­no­mia e indi­pen­denza dei dirigenti.
Ma Renzi vuole appunto la «respon­sa­bi­lità» di fare da solo (certo, attra­verso l’azionista che è il mini­stero dell’economia), sce­gliendo un super mana­ger con più poteri rispetto a quelli dell’attuale diret­tore gene­rale, ridi­men­sio­nando il ruolo del con­si­glio d’amministrazione. Al quale comun­que rimane il com­pito di rati­fi­care la nomina del capo azienda (come attual­mente avviene con il dg, men­tre il pre­si­dente del cda deve avere anche il via libera dei due terzi della com­mis­sione di vigi­lanza). E qui è la chiave per non andare a sbat­tere con­tro le sen­tenze della Corte costi­tu­zio­nale secondo le quale l’esecutivo non può avere un peso esclu­sivo o pre­va­lente nella nomina della gover­nance di viale Maz­zini (e infatti per­sino Gasparri apprezza, visto che da giorni insi­steva su que­sto tasto, e dice che in fondo cam­bierà poco). Il con­si­glio d’amministrazione non più a nove mem­bri ma a sette, dovrebbe essere per la sua mag­gior parte nomi­nato dalle camere riu­nite in seduta comune (ma «que­sto è il mio auspi­cio, deci­derà lo stesso par­la­mento», con­ti­nua Renzi) e il pre­mier con­ferma l’idea di inse­rire nel cda un rap­pre­sen­tante dei lavo­ra­tori dell’azienda.
Una meda­glietta che il pre­mier vor­rebbe appun­tarsi sul petto «con buona pace di quelli che pen­sano che vogliamo espro­priare il par­la­mento o che non abbiamo rispetto per le lavo­ra­trici e i lavo­ra­tori» (come risar­ci­mento per il Jobs Act sem­bra un po’ pochino).
E con buona pace del Movi­mento 5 Stelle, con il quale sulla riforma Rai sem­brava aperta una via di comu­ni­ca­zione. I toni di Renzi sem­brano già chiu­derla, visto che liquida così la pro­po­sta, per nomi­nare il cda, di un sor­teg­gio da parte dell’Agcom dopo la pub­bli­ca­zione di un avviso pub­blico (pro­po­sta in effetti curiosa): «Io non vado avanti per sor­teg­gio. Que­sta è la dif­fe­renza tra chi fa il lea­der e chi vuole fug­gire dalle respon­sa­bi­lità rifu­gian­dosi sull’Aventino. Se sba­glio ne pago le con­se­guenze». Il 5 Stelle Roberto Fico, pre­si­dente della com­mis­sione par­la­men­tare di vigi­lanza, non gra­di­sce: «Noi con la nostra pro­po­sta ci assu­miamo la respon­sa­bi­lità di sepa­rare defi­ni­ti­va­mente il potere poli­tico dalla Rai. Se Renzi vuole masche­rare la nomina dell’amministratore dele­gato come respon­sa­bi­lità e non come lot­tiz­za­zione gover­na­tiva, lo lasciamo alla sua pro­pa­ganda. La Rai ha biso­gno di indi­pen­denza totale». Ma il con­fronto andrà avanti.

Un pas­sag­gio Renzi lo dedica anche all’idea discussa nella riu­nione di mar­tedì notte al Naza­reno: «Le dif­fe­renze tra le sin­gole reti devono essere più mar­cate e quella desti­nata alla cul­tura la imma­gino senza pub­bli­cità». Ipo­tesi, quest’ultima, che invece piace ai gril­lini.
Il taglio agli spot andrebbe di pari passo con il dimez­za­mento, se non con l’abolizione totale (come da ultime indi­scre­zioni) del canone. Ma su que­sto per il momento il pre­mier sor­vola. Meglio farsi prima un paio di conti.

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