mercoledì 25 marzo 2015

POPOLARI – Decreto e fiducia: la riforma di Renzi

POPOLARI – Decreto e fiducia: la riforma di Renzi

banca-etruria-lazioMatteo Renzi dice che chi parla di democrazia autoritaria è mentalmente pigro. Sarà, però lui ha appena stravolto un pezzo del sistema bancario italiano – l’unico non scalabile dai grandi gruppi internazionali, tra quelli che aveva retto meglio alla crisi finanziaria – con un decreto che è stato approvato a un giorno dalla decadenza grazie al voto di fiducia del Senato, che praticamente è già abolito, visto che – per questione di tempi – non ha potuto fare nemmeno mezzo emendamento. Curioso, peraltro, che la forma decreto (impreziosita dalla fiducia) sia stata scelta per una riforma che entra in vigore solo tra un anno e mezzo. Evidentemente si voleva proprio impedire che il Parlamento potesse discutere liberamente e su una vicenda, giova ricordarlo, su cui indagano Consob e procureper gli strani movimenti di Borsa che hanno anticipato l’approvazione del testo in Consiglio dei ministri.
Ciliegina sulla torta: Davide Serra, finanziere e amico del premier, ha fatto operazioni sul Banco Popolare, mentre il suo fondo Algebris si candida ad acquisire i non performing loan (crediti di riscossione incerta) di Popolare Etruria, la banca commissariata ai cui vertici sedeva il padre del ministro Maria Elena Boschi. Ce n’era abbastanza per un po’ di cautela, ma niente: decreto e fiducia. Quando il governo vuole, il Parlamento si limita a passare le carte alla Gazzetta Ufficiale. Ora, entro un anno e mezzo, le prime dieci Popolari italiane – quelle con attivi sopra gli 8 miliardi – diventeranno normali Spa e potranno partire le fusioni. Sarà contentaBankitalia, che ha scritto il decreto proprio per questo.
Ma.Pa. | Il Fatto Quotidiano 25-3-2015

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