mercoledì 11 marzo 2015

Prelievi sospetti dai conti degli onorevoli Indagato un ex funzionario del Pd

da contro*corrente

Prelievi sospetti dai conti degli onorevoli Indagato un ex funzionario del Pd

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11 Marzo 2015
BOLOGNA – Un fiume di denaro in contanti prelevato ogni mese e per almeno due anni dai conti correnti di quattro ex parlamentari Pd, parte di rimborsi e indennità che venivano movimentati periodicamente da un ex funzionario di partito nominato fiduciario dagli onorevoli Dem. Soldi di cui, a quanto pare, si sarebbero perse le tracce.
Sono i contorni di un’inchiesta delicata che potrebbe riservare sorprese e che ieri (e la scorsa settimana) ha portato i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria nella sede del Pd. Si può immaginare lo sgomento quando, su ordine della pm Morena Plazzi, le fiamme gialle si sono presentate all’ufficio logistico parlamentare di via Rivani con un ordine di esibizione. Cercavano pezze d’appoggio, ricevute e fatture riferibili ai 120 mila euro che Fausto Sacchelli, nominato fiduciario e in possesso di procura ad hoc, avrebbe prelevato dal 2011 e fino alla fine della passata legislatura dai conti di quattro ex deputati e senatori bolognesi: Gianluca Benamati, Antonio La Forgia, Giancarlo Sangalli e Walter Vitali.
Nell’inchiesta, innescata da una segnalazione del Nucleo speciale di polizia valutaria di Roma, poi sviluppata dalla sezione riciclaggio di Bologna, è indagato per appropriazione indebita aggravata proprio l’ex dirigente Pd Sacchelli, attualmente nell’ufficio stampa della fondazione Unipolis. Il 26 febbraio ha ricevuto un invito a presentarsi in Procura scoprendo così d’essere indagato. Sacchelli, assistito dall’avvocato Salvatore Tesoriero, si è difeso attraverso una breve memoria nella quale ha sostenuto di aver fatto quei prelievi su indicazione degli ex onorevoli, somme previste dalla legge per l’attività politica sul territorio di elezione.
«Non ho preso un euro da quei conti, avevo una procura, ero il loro fiduciario e ho firmato un pacco di carte — dice scosso Sacchelli —. Prelevavo il denaro in contanti su loro indicazione, poi lo consegnavo alla segreteria dell’ufficio parlamentari in via Rivani. Mai fatto una fattura in vita mia. Ho spiegato ai pm il meccanismo, il fatto che il denaro serviva loro per fare attività sul territorio. Non ho fatto niente di male». Nè convinto anche il suo legale che invita a una riflessione: «In un’inchiesta per appropriazione indebita nella quale manca la denuncia della presunta persona offesa, il signor Sacchelli ritiene d’aver chiarito alla Procura di non essersi mai appropriato di alcuna somma dai conti correnti, rispetto ai quali aveva regolare procura. Le somme prelevate per intero erano successivamente messe a disposizione dei parlamentari».
Non sarà semplice capire che fine abbia fatto quel denaro, se davvero se ne sia appropriato Sacchelli o se invece sia rimasto, come sostiene lui, nella disponibilità dei parlamentari. Uno scenario, quest’ultimo, che autorizzerebbe domande e interrogativi su come poi sarebbero stati utilizzati quei fondi, per quali iniziative e a beneficio di chi. Il partito si è subito smarcato e naturalmente i quattro ex parlamentari sono parte lesa nell’inchiesta. Resta l’anomalia di prelievi in contanti che non sono il massimo della trasparenza, anche se fino al 2013 i parlamentari non avevano alcun obbligo di rendicontazione o giustificazione, senza contare che l’autonomia di spesa di deputati e senatori è garantita dalla Costituzione. Niente a che vedere insomma con le spese dei consiglieri regionali.
Alcune risposte potrebbero arrivare nei prossimi giorni dall’analisi della documentazione recuperata dalla Finanza, ammesso che abbiano trovato qualcosa di interessante. La Procura è chiusa nel riserbo e non è facile capire quali saranno le prossime mosse degli inquirenti. Di certo saranno convocati gli ex parlamentari. L’unico passaggio che appare scontato in un’inchiesta dagli esiti imprevedibili.
fonte: corrieredibologna.corriere.it

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