venerdì 27 marzo 2015

REATI AMBIENTALI, LEGGE DEGLI ORRORI

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REATI AMBIENTALI, LEGGE DEGLI ORRORI (Bruno Tinti)

Ci si sono messi in 133 per approvare in Senato un ddl criminale e giuridicamente ridicolo. Forse sperando che nessuno se ne accorgesse; o forse confidando nella futura efficacia dello slogan “lotta della magistratura alla politica” che fin qui ha funzionato. Parlo dell’ultimo ddl che contiene norme in materia di ambiente e che inserirà nel c.p. gli artt. 452 bis, ter, quater e quinquies. Il Senato lo ha approvato il 4 marzo, la Camera lo esaminerà a breve e, se non vi saranno modifiche, diverrà legge. È il disastro ambientale nella sua duplice fattispecie, dolosa e colposa.
Il 452 bis (inquinamento ambientale) prevede da 2 a 6 anni per chi “abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili: delle acque o dell’aria o di porzioni estese o significative del suolo o del sottosuolo; di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”. Il 452 ter aumenta le pene se ne derivano morte o lesioni. Il 452 quater (disastro ambientale), sempre “abusivamente” cagionato, prevede pene da 5 a 15 anni. Il 452 quinquies (inquinamento e disastro ambientali colposi), prevede che, se le condotte sono colpose, le pene siano diminuite da un terzo a due terzi.
Cominciamo dagli errori da un solo tratto di matita rossa (roba da 5-). I reati di cui al 452 bis e quater sono dolosi; occorre cioè che siano commessi in violazione di legge in base al principio nullum crimen sine lege (non esiste delitto senza una legge che lo preveda). Scrivere che l’inquinamento ambientale deve essere commesso “abusivamente” è una stupidaggine: se l’inquinamento non è abusivo non è delitto. Scrivere “abusivamente” è del tutto inutile.
Altro errore da due tratti di matita rossa (siamo a 4 –) sta nella previsione che l’inquinamento deve essere significativo e misurabile. Quanto alla misurabilità non ci sono problemi: se l’inquinamento non è misurabile vuol dire che non c’è; precisazione stupida. Ma il problema grave sta nella significatività: quali sono i parametri in base ai quali valutarla? Lo dovrà decidere la giurisprudenza, come per la modica quantità di droga il cui possesso non costituisce reato. Immaginiamo fin da ora quali polemiche accompagneranno ogni decisione.
Dove la matita rossa si consuma, il compito è buttato nel cestino e l’allievo allontanato con disonore da tutte le scuole, è il 452 quinquies, inquinamento e disastro colposo. I 133 Senatori proponenti non sapevano, o hanno voluto dimenticarsene, che la colpa consiste in imprudenza, negligenza o violazione di legge. In altri termini, la responsabilità per colpa sussiste anche se nessuna legge è stata violata. L’esempio tipico è l’omicidio colposo commesso da chi procede a 50 all’ora in centro abitato, sulla sua destra e con la vettura completamente in ordine: non viola nessuna norma solo che è distratto, pensa ai casi suoi, non nota il pedone che sta attraversando sulle strisce e lo investe. Scrivere che questi reati colposi si consumano solo se commessi “abusivamente”, cioè con violazione di legge significa stabilire che le condotte imprudenti o negligenti ma che rispettano le leggi vigenti (pensiamo al salvacondotto previsto per l’Ilva) non costituiscono reato. Per restare nell’esempio, l’automobilista che rispetta il codice della strada ma investe un pedone perché non sta attento non commetterebbe omicidio colposo. Come si vede, una vera idiozia.
Non è casuale perché, come appunto il caso Ilva insegna, questa gente pretende di stabilire, caso per caso, in barba ai principi generali (che rappresentano la realizzazione del principio “tutti i cittadini sono uguali davanti alla legge”), a chi concedere impunità. Pensate a un’autorizzazione concessa a Tizio da un’autorità amministrativa, che consenta di utilizzare un certo prodotto inquinante. La stessa autorizzazione però non è concessa a Caio. Secondo questa norma Caio sarebbe sottoposto a processo e condannato; ma Tizio no. Ma c’è di molto peggio. Supponiamo che i 133 Senatori emanino, per imprudenza o imperizia, leggi che consentono di inquinare e cagionare disastri; e che i pubblici amministratori concedano, per gli stessi motivi, autorizzazioni che provochino gli stessi risultati. In base ai principi generali (art. 3 Costituzione), ai giudici non resterebbe che incriminarli per concorso in inquinamento o disastro colposo. Il che, suppongo, fatalmente avverrà nel caso Ilva, antesignano di questa spericolata tecnica legislativa. Ma possibile che tutti gli uffici legislativi riuniti non trovino modo di dire ai loro padroni “guardate che state facendo una cazzata”?

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