mercoledì 11 marzo 2015

RENZI ARCHIVIA LA CARTA E CONTA NEL MINI-NAZARENO

RENZI ARCHIVIA LA CARTA E CONTA NEL MINI-NAZARENO (Wanda Marra).

VerdiniPASSA A MONTECITORIO LA SECONDA LETTURA DELLA RIFORMA DEL SENATO IL GOVERNO ORA CONFIDA NELL’ASSE ROMANI-VERDINI A PALAZZO MADAMA.
Le minacce della minoranza sul futuro? Troveremo appoggio nell’opposizione”. Così parla un alto dirigente democratico, mentre scarica la tensione. Il voto sulle riforme costituzionali alla Camera è appena finito. 357 voti a favore, 125 contrari e 7 astenuti. FI dice no, ma solo per “solidarietà umana” nei confronti di Berlusconi in attesa della sentenza Ruby. La minoranza del Pd dice sì a malincuore, ma avverte che adesso arriva la madre di tutte le battaglie, quella sulla legge elettorale. Ma Renzi e i suoi vanno avanti come treni. “No a diktat da chi ha perso il congresso”, dice il ministro delle Riforme, Boschi. Liquidata la minoranza.
Cortesia per i berluscones: “I numeri al Senato ci sono anche senza Forza Italia. Però io sono convinta che una parte di loro voterà le riforme”.   RENZI si organizza. “Puntiamo sull’asse Verdini-Romani”, dicono i suoi. Il patto di ferro con lo sherpa del Nazareno è da mesi sotto gli occhi di tutti. E Romani, capogruppo di FI in Senato, ieri tanto per chiarire ha già dichiarato che le riforme non si devono fermare. Le parole del vicesegretario Guerini nell’ intervento in Aula sono per gli azzurri: “Abbiamo cercato il confronto con tutti, anche con una forza che ha cambiato idea senza farci capire fino in fondo i motivi”. Infine, c’è il fattore rinvio: “Prima dell’Italicum, prima delle riforme in Senato passerà un sacco di tempo”, dice un renzianissimo. Alla faccia dei canguri di Palazzo Madama e delle sedute fiume di Montecitorio. Se ne parla dopo le Regionali, che dovrebbero essere il 31 maggio. In piena campagna elettorale, meglio evitare. FI adesso deve correre con la Lega, poi sarà più libera. E i dem potrebbero trovarsi davanti all’ennesimo risultato stupefacente per Renzi. O almeno, questo spera lui.   Il voto di ieri avviene in un clima tanto sfilacciato, persino nella stessa maggioranza renziana, quanto carico di nervosismo. L’entusiasmo per la grande riforma di certo non si avverte. Ma è il metodo Matteo. Non ammette stop, ripensamenti, confronti troppo serrati. L’importante è farle le cose. E non fa niente se molti, non solo tra gli oppositori, considerano un “mostro” il Senato che verrà. A Montecitorio, di toccare l’articolo 2, quello appunto che ne stabilisce la composizione, non c’è stato verso. E adesso diventa immodificabile. Renzi ha intenzione di far votare il testo come licenziato ieri: già così le letture saranno 5, invece di 4, visto che qualcosa Montecitorio ha toccato. Niente ritocchi neanche all’Italicum.   Lui, il premier, intanto, ieri comincia a twittare di buon mattino. Parla di economia. Lo stravolgimento della Costituzione è già quasi acqua passata. E il paese è in ripresa: guai a chi osa fermarlo. “Bene il giudizio sulla stabilità. Il lavoro che abbiamo fatto in un anno in Europa è impressionante”.  STAVOLTA in aula, Renzi non ci va. Aveva fatto un blitz, durante una delle notti della seduta fiume. Si era seduto tra i banchi dei deputati. Tutto selfie, scherzi e minacce (“se dite no, si va a elezioni” ). Uno show che aveva irritato un po’ tutti, allo scopo evidente di chiarire “si fa come dico io”. Ieri non ne aveva bisogno. E così tra i banchi del governo a rappresentarlo ci sono Graziano Delrio e soprattutto Maria Elena Boschi. Al ministro delle Riforme vanno complimenti e strette di mano. Lui si fa sentire subito dopo, a forza di Tweet: “ “Voto riforme ok alla Camera. Un Paese più semplice e più giusto. Brava @meb, bravo @emanuelefiano, bravi tutti i deputati magg #lavoltabuona”.   Complimenti alla Boschi e a Fiano, relatore di maggioranza alla Camera. Sulla stessa linea il Tweet del ministro delle Riforme: “Abbiamo fatto un passo in avanti. Ora abbiamo tanti argomenti da affrontare, a cominciare da scuola, fisco e Pubblica amministrazione”. Come dire: non c’è tempo per prendere in considerazione il dissenso. Renzi domani ha in programma un Cdm su scuola e Rai. Poi Milano, sui cantieri dell’Expo. Altro giro, altra corsa.
Da Il Fatto Quotidiano del 11/03/2015.

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