domenica 22 marzo 2015

Renzi ha paura, si tiene i sottosegretari indagati

Renzi ha paura, si tiene i sottosegretari indagati (Paola Zanca).

Il premierTROPPI CAMBI RENDEREBBERO OBBLIGATO UN NUOVO PASSAGGIO ALLE CAMERE. COSÌ IL PREMIER PREFERISCE DIFENDERE LO STATUS QUO.

L’asticella è fissata sul numero 2, al massimo può arrivare a 3. Niente più cambi per il governo. Altrimenti, è il messaggio chiaro del Quirinale, “sarebbe un Renzi-bis”. E, come ogni nuovo esecutivo, avrebbe bisogno della fiducia del Parlamento. Così, il presidente del Consiglio si appresta a salire al Colle, domani, con lo stretto indispensabile perriempire il buco lasciato dalle dimissioni di Maurizio Lupi. Per i sottosegretari indagati e per rispondere alle critiche di chi lo accusa di “due pesi e due misure” ci sarà un tempo che, stando ai pronostici, potrebbe non arrivare mai.   A QUARANTOTTO ORE dal primo vero guaio per il governo Renzi, il premier ha dovuto ammettere prima di tutto a se stesso che gli conviene volare piuttosto basso. E chenon può rischiare passaggi alle Camere da cui non è detto che uscirebbe indenne.
Così, le veline che lo descrivevano in profonda riflessione sull’ipotesi di cacciare da palazzo Chigi chiunque avesse questioni aperte con la giustizia, al momento sono già diventate carta straccia. Da una parte tutti i sottosegretari attenzionati (la Barracciu, Del Basso De Caro, Castiglione, De Filippo, Faraone) hanno, in vario modo, proclamato la loro estraneità ai fatti o, in altri casi, rivendicato che Renzi se li era presi già così. Dall’altra, dal partito democratico è arrivata la difesa d’ufficio: “Lupi si è dimesso per opportunità politica – ha detto il capogruppo alla Camera Roberto Speranza – Noi restiamo garantisti fino al terzo grado di giudizio”.   LA VERA GRANA per il premier – che domani prenderà l’interim del ministero delle Infrastrutture per poi cederlo, forse addirittura dopo le Regionali e l’inaugurazione di Expo, a un fedelissimo come Graziano Del-rio – sono i tumulti dell’Ncd. Il partitino di Angelino Alfano, in un clima da fratelli coltelli come quello che si è visto ieri all’assemblea delle minoranze Pd, resta l’ago della bilancia. Ma se finora la vulgata consentiva a Renzi di non preoccuparsi, perché tanto gli Ncd non si sarebbero mai schiodati dalla poltrona, dopo il caso Lupi perfino lì, nei limiti del possibile, le acque si sono agitate. Ieri, Nunzia De Girolamo, capogruppo alla Camera e “leader” dei guerrafondai, ha chiesto un congresso straordinario. Slogan: “Basta essere subalterni nei confronti di un premier che ha una arroganza insopportabile”. Per la verità, il segretario Alfano è su tutt’altra linea: “Lasciare ora il governo sarebbe da pazzi”. Lui ha trovato il vero colpevole di tutta questa storia: i giornali. “Se un problema riguarda il Pd – ha detto – la chiudono in 24 ore. Si ricordano di essere liberi solo quando attaccano noi”. Il Pd, comunque, si ricorderà di loro. Il posto al governo per Gaetano Quagliariello è già pronto. Andrà agli Affari Regionali, anche se è ancora tutta da giocare la partita sulla delega ai fondi europei, ovvero la cassa di un ministero altrimenti solo di facciata. Ora la gestisce Delrio, Quagliariello la considera indispensabile per accettare l’incarico. Si vedrà domani, da Mattarella. L’importante è non cambiare troppo.
Da Il Fatto Quotidiano del 22/03/2015.

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