domenica 1 marzo 2015

RENZI, IN RUSSIA COL MORTO

RENZI, IN RUSSIA COL MORTO (Wanda Marra).

Piazza Rossa
IL GOVERNO ITALIANO CONDANNA L’OMICIDIO NEMTSOV MA IL PREMIER NON RIMANDA L’INCONTRO A MOSCA.
Il governo italiano condanna nella maniera più ferma il barbaro omicidio di Boris Nemtsov e auspica un’indagine accurata che porti alla rapida individuazione e condanna dei responsabili”. La nota ufficiale di condanna di Palazzo Chigi viene vergata ieri di buon mattino. Molto netta, ma anche molto impersonale. L’omicidio arriva con un timing che per Renzi non è dei migliori: mercoledì va a Kiev a incontrare Poroshenko e giovedì a Mosca per vedere Putin. Lo stesso “Zar” che Nemtsov aveva accusato: “Temo che mi voglia uccidere”. 
  PER ADESSO, non ci sono prove di un coinvolgimento del presidente russo. Anche se all’interno e all’esterno è il sospettato numero uno. Palazzo Chigi ha deciso di procedere nella missione. Certo, se dovessero emergere delle prove a carico di Putin, se dovesse arrivare una condanna della comunità internazionale, il viaggio dovrebbe essere rimesso in discussione. Si naviga a vista. E per ora si va avanti.   Il premier sta cercando di giocare il ruolo di “grande mediatore” nello scacchiere europeo. Questo viaggio lo fa politicamente da solo: lo accompagneranno il portavoce, Filippo Sensi e il consigliere diplomatico, Armando Varricchio. Nessun ministro, tanto meno Mrs Pesc, Federica Mogherini.   È dallo scorso aprile che Renzi ha intrecciato un rapporto con Putin, quando si sentirono al telefono. Al centro della conversazione i rapporti bilaterali tra Italia e Russia e la situazione ucraina, sulla quale il premier ha chiesto a Putin un impegno sostenuto a dare seguito concreto agli accordi di Ginevra. A ottobre Renzi ha presieduto durante il vertice Asem unincontro tra lui e Poroshenko. Primo incontro a quattr’occhi tra i due. E pazienza se il russo a un certo punto della serata è scappato per far visita all’amico Berlusconi. Tanto più che questi gli avrebbe parlato bene del premier, presentandoglielo quasi come una sorta di erede. Con questo viaggio, Renzi ha due obiettivi: primo cancellare il ricordo di quella foto di Hollande, Merkel e Putin, il trilaterale di Mosca, in cui lui era assente. E poi, provare a coinvolgerlo sulla Libia. I partner europei non si rendono conto che il ruolo di Putin è essenziale, ragionano nei circoli renziani. E che anche se ha avuto dei comportamenti esecrabili, non è un pazzo, è comunque un “attore” da tenere presente. Il ragionamento si spinge anche oltre: con quest’omicidio, Putin è ulteriormente indebolito sulla scena internazionale. E allora, dicono, Renzi potrebbe aver buon gioco a tirarlo dentro, alle sue condizioni. Un po’ lo schema che ha seguito fino a un certo punto con Berlusconi: rimettere in gioco un leader ai margini, traendone i suoi vantaggi.  SARÀ TUTTO da vedere. Intanto l’approccio è una via di mezzo tra un atteggiamento di negoziazione e uno più intransigente. Renzi fa prima tappa a Kiev per chiarire che tutto si svolge nell’ambito degli accordi di Minsk.   E poi c’è tutto il dossier affari: in Russia, l’Italia ha alcuni interessi ai quali non può rinunciare. Da quelli di Eni, con le importazioni di gas. Ad alcune attività della Fiat.   Economia e diplomazia comandano, insomma. E i diritti umani vengono dopo.
Da Il Fatto Quotidiano del 01/02/2015.

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