venerdì 27 marzo 2015

RENZI: “PRONTO ALLA FIDUCIA SULL’ITALICUM. AI DISSIDENTI NIENTE LIBERTÀ DI COSCIENZA”

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RENZI: “PRONTO ALLA FIDUCIA SULL’ITALICUM. AI DISSIDENTI NIENTE LIBERTÀ DI COSCIENZA” (Goffredo De Marchis)

«Non mi fido di un nuovo passaggio in Senato. Dobbiamo approvare l’Italicum a maggio, togliamoci il dente. Anche perché la legge secondo me non è perfettibile». Con le parole di Matteo Renzi, comincia in salita la trattativa tra il premier e la minoranza sulla riforma elettorale. La chiusura di Palazzo Chigi è netta, l’idea è quella di risolvere la questione lunedì in direzione. Con un voto, con la conta mettendo in preventivo la spaccatura. Se le parole hanno un senso, ormai il tempo dei penultimatum è finito e lo scontro con Pier Luigi Bersani e gli altri dissidenti inevitabile. «È una questione centrale, sono pronto a giocarmi tutto — spiega il premier ai suoi collaboratori — . Anche a chiedere il voto di fiducia». Tocca a Roberto Speranza tentare la strada della mediazione. Ma i “colloqui di pace” sono partiti col piede sbagliato.
Ieri mattina il capogruppo e il presidente del Consiglio sono stati chiusi due ore a Palazzo Chigi cercando una soluzione. A Speranza Renzi chiede di dimostrare la sua capacità di tenere unito il gigantesco gruppo parlamentare di Montecitorio «su una legge che abbiamo discusso cento volte, abbiamo modificato in maniera sostanziale al Senato seguendo le indicazioni della minoranza e che va approvata». Speranza però è uno dei leader dell’opposizione interna, è stato scelto da Bersani per quel posto, ha sempre sudato per garantire una compattezza che tenesse insieme le anime del Pd senza rallentare l’azione del governo. Adesso è a un bivio. Senza una correzione, sa che i ribelli andranno fino in fondo non votando la legge elettorale e generando uno strappo al limite della scissione proprio alla vigilia delle regionali, elezioni importanti visto che si vota in 7 regioni.
Che la partita Italicum sia decisiva per il governo e per la stessa legislatura si respira nel lungo ragionamento di Renzi oltre che in alcuni dettagli che vanno oltre il confine del Pd. Ieri, raccontano, Gaetano Quagliariello e Maurizio Lupi hanno incontrato la capogruppo dell’Ncd alla Camera Nunzia De Girolamo. Lei chiede un cambio di passo al partito di Alfano, addirittura accarezzando l’ipotesi di un appoggio esterno all’esecutivo. Ma non è il momento, le dicono i due “messaggeri”. Gli attacchi vanno fermati, il sostegno a Renzi non è in discussione, bisogna compattarsi in vista del voto sull’Italicum. Altrimenti, è il senso del messaggio, il tuo posto di capogruppo è a rischio.
A Speranza è stato fatto capire più o meno lo stesso. È in gioco la sua poltrona. Lui ha risposto a Renzi che è un pericolo anche per il segretario «creare uno spappolamento nel partito alla vigilia delle regionali». In fondo basta poco, è il ragionamento dei bersaniani. Il patto del Nazareno è finito, le riforme si voteranno solo con la maggioranza di governo. È sufficiente garantire una quota del 70 per cento di eletti con le preferenze e l’accordo è fatto. Se si arriva alla resa dei conti, invece, qualche “sorpresa” sul risultato delle amministrative potrebbe arrivare. In Liguria, dove la giunta uscente è di centrosinistra, il civatiano Pastorino corre contro la candidata renziana Paita e può azzopparla. In Veneto Alessandra Moretti ha chance maggiori dopo la rottura nella Lega ma non reggerebbe una rottura a sua volta. Non è questa la previsione di Renzi che vede l’approvazione definitiva della legge elettorale come una straordinaria opportunità per la campagna elettorale.

Se la trattativa non decollasse nelle prossime ore, la minoranza ha intenzione di arrivare a un obiettivo minimo lunedì: evitare la conta in direzione e cercare ancora una mediazione. I tempi non sono brevissimi. L’Italicum è stato messo in calendario a Montecitorio il 27 aprile. Ma anche su questo minimo gesto distensivo Renzi nutre molti dubbi. Non vuole tergiversare. L’assemblea di Sinistradem lo ha convinto che non ci siano margini. Bersani sembra irriducibile, D’Alema ha chiesto «massima intransigenza su alcuni paletti». Il segretario ha una maggioranza ampia nell’organismo, tanto vale sfruttarla subito. Il presidente Pd Matteo Orfini, contrario alle preferenze, fa capire il clima con un avvertimento: «La libertà di coscienza ci può essere sulla Costituzie ed è stata riconosciuta. Non c’è invece sulla legge elettorale, che è un tema politico».

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