giovedì 5 marzo 2015

#Renzicottero – E l’aeronautica dà la caccia a chi ha diffuso i piani Enav

da contro*corrente

#Renzicottero – E l’aeronautica dà la caccia a chi ha diffuso i piani Enav

renzicottero
Il premier, con 6000 ore di voli di Stato all’anno (costo 50 milioni di euro), triplica il dato di Letta (1800 ore) e sfiora il record dell’ex Cav (7000). Indagini su chi ha svelato l’ultima trasferta in elicottero
La caccia alle streghe è cominciata di prima mattina a Brindisi. Il giorno dopo l’atterraggio a Civitella Val di Chiana dell’elicottero con a bordo il premier, ormai da tutti soprannominato il ‘Renzicottero’, non è scattata l’autocritica. Nessuna riflessione sull’uso e l’abuso dei voli di Stato bensì un’inchiesta per scovare e torchiare ben bene chi avrebbe avuto l’ardire di passare la notizia al Tg de La 7. Lunedì mattina dopo l’atterraggio a causa del maltempo nel campo di calcio “Victoria Beauty Fitness Spa”, la notizia si era diffusa grazie a un tweet incauto del segretario provinciale del Pd Massimo Dindalini. Poi c’era stata l’intervista a ‘Un giorno da pecora’ del titolare del bar vicino al campo e le polemiche del M5S.
IL SERVIZIO più informato era però quello di Flavia Filippi trasmesso lunedì sera dal Tg de La 7, che ha pubblicato i piani di volo dell’elicottero del 31esimo stormo usato da Renzi. Il servizio del Tg di Mentana ha fatto infuriare l’Aeronautica che ha spedito ieri un aereo in missione nell’aeroporto pugliese dal quale, secondo ‘l’accusa’ sarebbe uscito il piano di volo, che in realtà è presente in tutti i terminali non solo a Brindisi ma in tutte le postazioni dell’Enav e dell’Aeronautica. Basta leggerlo per capire la ragione di tanta irritazione. Cosa ci dice il piano di volo del Renzicottero? Matteo Renzi doveva essere in ufficio lunedì mattina alle nove come tanti italiani. Avrebbe potuto prendere il Freccia Rossa delle 6 e 50 oppure delle 7 e 38. In treno sarebbe arrivato a Palazzo Chigi al massimo alle 8 e 50, con sveglia presto, o alle 9 e 25, prendendosela più comoda. Invece il presidente del Consiglio ha preferito l’elicottero.
vlcsnap-2015-01-02-20h39m10s26Il volo vip è sempre piaciuto a Renzi. Quando era sindaco volava in business e faceva infuriare l’opposizione. Quando doveva andare ospite alle Invasioni Barbariche, una volta il suo collaboratore e amico Andrea Bacci fu intercettato mentre chiedeva (senza ottenerlo anche allora per la pioggia) l’elicottero al costruttore Riccardo Fusi. Da premier fa fermare l’aereo presidenziale di ritorno dall’Albania per caricare la famiglia a Firenze e andare a sciare a Courmayeur. Non ci si può sorprendere se, a differenza di Mattarella, preferisce al Freccia Rossa un bell’elicottero vip che vola solo per lui sulla rotta Bagno a Ripoli-Caserma Macao, più vicina al centro di Roma del vile Ciampino. Renzi non gradisce mischiarsi alla calca del Firenze-Roma. Il piano di volo ‘incriminato’ dell’Agusta A 139 del 31esimo stormo ci dice che un equipaggio è stato costretto a decollare da Ciampino alle 15 e 33 di domenica primo marzo per atterrare a Firenze Peretola alle 16 e 35. L’elicottero impiega solo mezz’ora meno del treno ma ferma dove fa comodo a Renzi. Infatti quella sera non si è fermato a Peretola che dista 38 chilometri da Pontassieve ma è andato a Bagno a Ripoli, che dista soli 12 km dal paesello di Renzi. Così, per esigenze di sicurezza ma anche perché volare è bello e dormire una ventina di minuti di più non fa male, l’Aeronautica ha ordinato ai piloti il decollo la domenica sera alle 16 e 59 per un volo di 4 minuti da Peretola a Bagno a Ripoli. Di più non potevano fare: il giardino del villino di Renzi non è abbastanza grande per l’atterraggio. Alle 7 e 37 del lunedì mattina, proprio mentre il Freccia Rossa lasciava Santa Maria Novella, Renzi con il fido sottosegretario Luca Lotti decollava. La piccola rivincita dei comuni mortali arrivava mezzora dopo: mentre loro leggevano comodamente il giornale sul treno che fendeva la pioggia, Renzi ballava nelle nuvole. A volte il meteo riesce dove le circolari di Monti e Letta falliscono. Così l’elicottero è stato costretto all’atterraggio dopo 38 minuti di volo e Renzi con i suoi è dovuto tornare sulla vile terra. Una più volgare auto blu li ha portati finalmente a Roma in tarda mattinata mentre i possibili compagni di viaggio del Freccia Rossa, snobbati dal premier, erano già al lavoro da un po’. L’elicottero a quel punto è ridecollato da Badia al Pino, sempre a spese dei contribuenti, alle 10 e 18 con a bordo due tecnici oltre ai due piloti alla volta di Ciampino. Basta leggere il piano di volo per capire perché Renzi non dovrebbe avere gradito molto la sua pubblicazione: è la foto impietosa di una mattinata al confine tra La Casta e Fantozzi. Così ieri mattina la macchia da lavare non era il volo ma il piano. Un Piaggio 190 dell’aeronautica Militare è decollato di prima mattina alla volta di Brindisi con una missione: scovare chi aveva passato il piano di volo al Tg7. Un colonnello e i suoi collaboratori hanno messo sotto torchio gli operatori sospettati perché una schermata mostrata dal Tg portava una sigla brindisina. Ovviamente a pagare anche questa seconda missione saranno i contribuenti che non avrebbero tirato fuori un euro (né per l’elicottero di domenica né per l’aereo decollato ieri per Brindisi) se Renzi avesse accettato di dormire venti minuti di meno e di viaggiare un’ora e mezza come un cittadino qualunque o come un tal Sergio Mattarella. (Marco Lillo – Il Fatto Quotidiano 4-3-2015)

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