mercoledì 11 marzo 2015

RUBRICHE L’assurdo patto

da il manifesto
RUBRICHE

L’assurdo patto

Ri-Mediamo. La rubrica settimanale di Vincenzo Vita

Men­tre si cele­bra — con tanto di ceri­mo­nia media­tica — la (contro)riforma della Costi­tu­zione, è in corso un’altra modi­fica mate­riale della Carta nel mondo della comu­ni­ca­zione. La sfera di com­pe­tenza sulla Rai sem­bra tor­nare al potere ese­cu­tivo, peg­gio­rando per­sino la legge Gasparri.
Insomma, via i par­titi, ma den­tro con due scarpe il governo. Tut­ta­via, è un po’ strano que­sto governo. Pare ergersi a deus ex machina nella futura gover­nance dell’azienda pub­blica, ma sulla vicenda dell’Opas di Ei Towers su Rai­Way ha avuto una pru­denza che nean­che Don Abbon­dio. E sì, per­ché l’annuncio dato nelle prime ore dello scorso mer­co­ledì 25 feb­braio dell’Offerta ha avuto una rispo­sta uffi­ciale da parte del Mini­stro dell’Economia solo la suc­ces­siva dome­nica 1° marzo. Come mai? Ci sarebbe mate­ria per il tenente Colombo, che sui par­ti­co­lari rico­strui­sce l’architettura di una trama complessa.
Quel pro­lun­gato silen­zio ha vero­si­mil­mente due ragioni. La prima è l’esiguità della bar­riera giu­ri­dica pre­sente nella nor­ma­tiva, che indub­bia­mente non fu pen­sata per reg­gere un ipo­te­tico attacco di mer­cato. Ecco il punto. Tant’è che la sot­tile linea rossa è costi­tuita da un Dpcm, che di per sé non ha la forza di una fonte pri­ma­ria. E, quindi, la bar­riera alza­tasi tar­di­va­mente è una scelta legit­tima, ma non certo suf­fi­ciente nel casinò bor­si­stico. E poi, vi è il ragio­ne­vole dub­bio che la sicu­mera di Mediaset/Ei Towers si pog­giasse su qual­che pour par­ler, patto del Naza­reno a parte.
Le chiac­chiere con il Biscione durano da vent’anni. Ancora ieri il sot­to­se­gre­ta­rio Gia­co­melli ripe­teva che «diventa molto dif­fi­cile e scor­retto affron­tare una discus­sione che possa distur­bare l’iter dell’operazione».
Governo Giano bifronte? Si vuol pren­dere la Rai solo nella cor­tec­cia media­tica (dove i due Mat­teo –Renzi e Sal­vini– hanno il Guin­ness dei pri­mati), lasciando il corpo dell’impresa al mare peri­glioso del capi­tale finanziario?
Sem­bra la meta­fora della poli­tica di quest’età: potente e pre­po­tente nel suo campo gio­chi, subal­terna e fra­gile lad­dove la Sto­ria e il Capi­tale pro­ce­dono sul serio. Tant’è che l’ipotesi di cui ora si parla insi­sten­te­mente è quella di un accordo tra le due aziende degli impianti, al di là delle mag­gio­ranze societarie.
Ma, forse, era pro­prio l’obiettivo vero, «trai­nato» e «distratto» dal luc­ci­chio dell’annunciato assalto di Borsa. Natu­ral­mente, si è in attesa delle valu­ta­zioni con­clu­sive delle Auto­rità com­pe­tenti — Con­sob, Anti­trust, Agcom — che aspet­tiamo con reli­giosa pazienza.
Sullo sfondo si muove il mono­poli della nuova sta­gione della società dell’informazione, in cui il testi­mone sta pas­sando dalla tele­vi­sione alla rete. Insomma, che il ser­vi­zio pub­blico perda colpi nei punti alti non crea sover­chi patemi a chi pure vor­rebbe sedersi nella cabina di regia dell’apparato pubblico.
E allora? Di che riforma si parla, se le deci­sioni reali pas­sano altrove? E che avrebbe detto l’ex diret­tore gene­rale ple­ni­po­ten­zia­rio Ettore Ber­na­bei, che ha scritto molte pagine del vec­chio e rive­rito mono­po­lio di stato? Pro­ba­bil­mente un no secco e imme­diato. Per di più, nell’oppressivo clima del con­flitto di inte­ressi. Di cui si parla solo nel dì di festa. Quando si fa sul serio, mai.

Insomma, c’è qual­cosa che sfugge in una sce­neg­gia­tura troppo pre­ve­di­bile, troppo pla­teale, troppo banale. Per essere vera. Nel suo affa­sci­nante I valori e le regole(2014), Franco Rositi dedica un capi­tolo alla «Tol­le­ranza della men­zo­gna nella scena pub­blica». E dice che è l’indice di una demo­cra­zia a grado zero. Ci siamo?

Nessun commento:

Posta un commento