giovedì 19 marzo 2015

“Scappate, c’è un attentato così la nostra crociera si è trasformata in un incubo”

“Scappate, c’è un attentato così la nostra crociera si è trasformata in un incubo” (PAOLO GRISERI).

L'attacco

Il racconto.

L’angoscia dei viaggiatori sulla Costa Fascinosa al porto di Tunisi “Ho visto anche ragazzini fare fuoco, una paura mai neppure immaginata”.

TUNISI – Carolina è la prima ad urlare il suo dramma: «Siamo una cinquantina, chiusi in questa stanza. Ci sparano addosso. È arrivata la polizia, sento le ambulanze ». Antonietta Santoro è riuscita a scappare. Quando torna sulla Costa Fascinosa attraccata nel porto di Tunisi è sconvolta: «Ho visto ragazzini sparare». Celestino, l’amico che aveva organizzato la gita, si precipita sulla nave delle vacanze. Il suo pomeriggio passa così, a fare la conta di chi si è salvato e di chi non si sa. All’ora di pranzo della settimana che precede le vacanze di Pasqua lo Stato Islamico è arrivata al circolo dei dipendenti comunali in vacanza. Per loro, sconvolti, la ferocia delle bandiere nere è uscita dalla tv per incontrare la normalità di una gita aziendale di pubblici dipendenti.
Il gruppo dei torinesi rimane nelle sale della grande nave da crociera. Celestino non si dà pace, risponde telefono e racconta sempre la stessa impotenza: «Siamo due, degli altri quattro non abbiamo notizie».
Ma quella dei dipendenti comunali è solo una delle tante storie di italiani che hanno incrociato il dramma mediorientale. «Una paura mai immaginata », dice il gruppo dei molisani partita da Bojano, provincia di Campobasso. Sono in sei, familiari e amici. Filomena Manna e sua figlia Maria Tersa Iannetta, Marco D’Arcangelo e suo figlio Mauro erano dentro il Museo quando è scoppiato l’inferno. All’ora di pranzo, nelle sale che ospitano la più grande collezione mondiale di mosaici romani, c’erano marchigiani, biellesi, novaresi, veneti.
Chi non era lì è stato subito fatto rientrare sulla nave. Nicola Previati ha avuto la notizia dalla madre
in Italia: «Ero appena arrivato in centro, con un taxi. Mi ha madre ha urlato “Scappa, scappa, c’è un attentato”». Le notizie rimbalzano dall’Italia. Ai parenti il gruppo dei molisani ha mandato sms: «A bordo ci sono i Dir (le forze speciali antiterrorismo tunisine, ndr ) non possiamo rispondere al telefono, ci hanno detto di non parlare».
Antonietta Santoro è salva con il marito. Faceva parte di una comitiva di 34 impiegati, partiti per una settimana di ferie in Tunisia con il dopo lavoro di Torino. Molti dei dipendenti sono accompagnati da familiari, mariti e figli. In tutto sono 80 i torinesi. Dei 34 dipendenti del Comune, 4 impiegati più due familiari stamattina sono andati a visitare il museo, gli altri sono rimasti sulla nave e ora non credono alla fortuna che gli è toccata. Tra i vacanzieri anche i genitori del rabbino capo di Torino, Ariel Di Porto: «Il papà è rimasto ferito mentre fuggiva, la mamma sta bene», racconta il rabbino dall’Italia.
Col passare delle ore cresce l’angoscia per le difficoltà di comunicazione. L’accesso negli ospedali è difficile. Bruna Scherini è ricoverata. È ferita alla gamba ma può parlare: «Eravamo tutti rannicchiati dietro una vetrina ». Sulla Costa Fascinosa i telefoni squillano senza risposta. «Ho saputo dell’attacco dalla televisione, all’ora di pranzo. Ho subito provata a chiamarla sul cellulare, ma non riesco a mettermi in contatto — dice Simone, 20 anni, figlio di Antonella Sesino, dipendente dell’ufficio patrimonio del Comune di Torino — So soltanto che l’ultima volta che l’ho sentita è stato ieri, da Palermo. Erano le due del pomeriggio quando si è collegata via WhatsApp ». Quella di Carolina Bottari, 51 anni, una delle quattro dipendenti del Comune presa in ostaggio dai terroristi con il marito Orazio nel museo del Bardo è una storia a lieto fine. Lei è ferita ma è viva: «Eravamo bloccati, ci avevano chiuso in una stanza. Un inserviente ci ha spalancato all’improvviso un’uscita di sicurezza: “Vite, vite sortez”, scappate, ci ha urlato».
Oltre a Carolina Bottari e Antonella Sesino, anche Antonietta Santoro (la donna liberata) e Anna Abagnale avevano scelto la visita al museo della morte. Racconta Sereno Celestino: «Noi non abbiamo fatto la gita organizzata dalla Costa. Ci siamo organizzati con un taxi in maniera autonoma, chi è andato a visitare il suk, chi è andato a fare shopping. Poi ci hanno fatto sapere che dovevamo subito tornare alla nave. Ci hanno detto solo che hanno sparato addosso a delle persone, turisti della Costa. C’erano due navi. Sappiamo che una collega è rimasta coinvolta».
Tra i feriti c’è anche una coppia novarese. Francesco Caldara è più grave, viene portato in ospedale: non ce la farà. La compagna è Sonia Reddi. «Piange ed è disperata », racconta la sorella. Tra gli scampati all’attacco ci sono Cristina Bernardi, infermiera, e il marito Domenico Brunello di Aosta. All’ultimo momento hanno deciso di non scendere dalla nave da crociera: «All’improvviso abbiamo visto tutti rientrare di cor- sa a bordo, c’era il panico tra quelli chi è riuscito a scampare ai terroristi ». La coppia valdostana è in crociera per festeggiare i 50 anni. Sono 24 i valdostani che si trovano in crociera sulla Costa Fascinosa. Di questi risulta che nessuno sembra sia stato coinvolto nell’attacco del museo del Bardo.
Ignazio Giardino, il comandante della Costa Fascinosa, più di 30 anni passati in mare, al microfono della nave cerca di non tradire l’emozione per non rendere ancora più critica a bordo, ma la tensione è davvero altissima: alle 19 l’appello dei passeggeri non è ancora terminato. Qualcuno manca. E non tornerà più.
Da La Repubblica del 19/03/2015.

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