martedì 24 marzo 2015

Se D’Alema fa notizia…

da il manifesto

Se D’Alema fa notizia…

In una parola. La rubrica settimanale di Alberto Leiss
Massimo D'Alema 
A volte ci imbat­tiamo in sin­go­lari coin­ci­denze e con­co­mi­tanze di fatti e di rela­zioni con le per­sone. Sabato mat­tina ho par­te­ci­pato nella veste di ospite rap­pre­sen­tante dell’Ars (Asso­cia­zione per il rin­no­va­mento della sini­stra) alla riu­nione delle sini­stre interne del Pd tenuta a Roma. Ho ascol­tato con atten­zione diversi inter­venti, e anche quello di Mas­simo D’Alema. Dopo poche bat­tute ho subito pen­sato che quel discorso, con la cru­dezza delle parole rivolte a Renzi, sarebbe stato il prin­ci­pale, se non l’unico a «fare notizia».
Dopo tanti anni di pro­fes­sione gior­na­li­stica il mio abito men­tale resta quello dell’osservatore che prende appunti. Se avessi dovuto scri­vere io la cro­naca del giorno di quella riu­nione, avrei cer­cato di non rimuo­vere com­ple­ta­mente con­tri­buti inte­res­santi come quelli di Carlo Galli – che ha descritto la deriva attuale dei sistemi demo­cra­tici, non solo in Ita­lia, verso un intrec­cio tra nuovi poteri eco­no­mici, poli­tici e media­tici che si lascia alle spalle la vec­chia tri­par­ti­zione di Mon­te­squieu – o di Mario Dogliani, che ha ricor­dato come la «crisi della rap­pre­sen­tanza» di cui tanto si parla, sia da decli­nare anche, forse soprat­tutto, come l’incapacità della poli­tica di «rap­pre­sen­tare» una nova società, diversa e più desi­de­ra­bile di quella esi­stente. E di creare legami sociali in un momento sto­rico in cui tutti quelli che fon­da­vano fino a qual­che decen­nio fa il ruolo di par­titi e isti­tu­zioni sono ine­so­ra­bil­mente saltati.
O anche le parole – appas­sio­nate, e molto applau­dite – di Bar­bara Pol­la­strini, che pur appar­te­nendo alla gene­ra­zione dei D’Alema (e di chi scrive), si è spie­gata il suc­cesso tra­vol­gente di Renzi anche con gli errori, il «poco corag­gio», l’autoreferenzialità, dei gruppi diri­genti che hanno pre­ce­duto il ter­ri­bile ragazzo fiorentino.
Ho anche pen­sato – con tri­stezza – a un vec­chio amico (e mae­stro) da poco scom­parso (ne ha scritto su que­sto gior­nale Ser­gio Bolo­gna): Gio­vanni Cesa­reo, e al suo aureo libretto «Fa noti­zia», pub­bli­cato dagli Edi­tori Riu­niti nel 1981. Un manuale bril­lante e sin­te­tico che dovreb­bero aver letto tutti coloro che con le noti­zie e per le noti­zie lavo­rano. Dove si spie­gano con chia­rezza i mec­ca­ni­smi che for­mano quel «senso comune gior­na­li­stico», secondo il quale i det­ta­gli emo­zio­nanti e pro­vo­ca­tori vin­cono sem­pre sul rac­conto e l’approfondimento dei pro­cessi che in ultima ana­lisi deter­mi­nato la realtà e i famosi «fatti».
Sono rima­sto poi sor­preso dal «fatto» che una delle pro­po­ste finali di D’Alema sia stata quella di costi­tuire una «asso­cia­zione per il rin­no­va­mento e la rina­scita della sini­stra» alla quale cre­devo di appar­te­nere già da una ven­tina d’anni…
La cosa mi ha affet­tuo­sa­mente diver­tito. Sì, rischierò di rovi­narmi la poca repu­ta­zione che mi rimane con­fes­sando una pro­pen­sione affet­tiva verso D’Alema.
Il quale – come direbbe l’originale inven­tore dell’Ars, Aldo Tor­to­rella – mi è sem­pre sem­brato un uomo spesso «vit­tima delle pro­prie mede­sime mac­chi­na­zioni». Uno, cioè, che per una qual­che miste­riosa tor­sione del pro­prio lin­guag­gio nel rap­porto con la realtà e il senso di sé, rie­sco molto spesso a rap­pre­sen­tarsi peg­giore di quanto sup­pongo che sia (e lo sup­pongo anche sulla base di una non breve, anche se ormai antica, con­sue­tu­dine di lavoro comune).

La fan­ta­sia che mi è venuta è stata quindi quella di andare dal noto espo­nente della «sini­stra extra­par­la­men­tare» e di pro­por­gli di entrare nella già esi­stente Ars. Non per farne qual­cosa da opporre mili­tar­mente alla mol­ti­pli­ca­zione delle Leo­polde, ma un luogo di ricerca aperto per rein­ven­tare la poli­tica che ci manca.

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