giovedì 12 marzo 2015

Sfida sulla legge Severino Fi punta alla Consulta tra un mese la prima scelta

Sfida sulla legge Severino Fi punta alla Consulta tra un mese la prima scelta (LIANA MILELLA).

SilvioAd aprile verrà calendarizzato l’esame. Allarme nel centrosinistra In Cassazione i cinque giudici unanimi sull’assoluzione di Berlusconi.
ROMA – Da 48 ore i riflettori sono puntati sulla legge Severino, quella che ha determinato la decadenza di Berlusconi da senatore. L’ex Cavaliere si augura che cada al più presto sotto la zampata della Corte dei diritti dell’uomo di Strasburgo e per mano della Consulta. Un colpo che, per essergli veramente utile, dovrebbe riguardare la retroattività, su cui i giuristi hanno già versato fiumi di inchiostro. La legge è retroattiva, ha stabilito il Senato. Altrettanto hanno fatto i prefetti quando hanno chiesto la sospensione di De Magistris e De Luca. Per la semplice ragione che ineleggibilità e decadenza non sono sanzioni penali, ma amministrative. Ora la parola passa alle Corti, e c’è grande allarme nel Pd, mentre berlusconiani come l’avvocato barese e presidente della commissione Affari costituzionali Francesco Paolo Sisto, chiedono a gran voce che la legge sia cambiata subito.
Diceva ieri in Transatlantico un perentorio David Ermini, il responsabile Giustizia del Pd che si auto-definisce «renziano doc»: «La Severino? Cambiarla? Matteo su questo è stato perentorio, qui non si cambia nulla, soprattutto si aspetta la Consulta ». Già, ancora la Corte, che oggi tiene il tradizionale incontro con il nuovo capo dello Stato Sergio Mattarella seguito da una conferenza stampa. I ritmi dei giudici sono noti. Ci vorranno ancora dei mesi, non prima di settembre, per discutere della Severino. Alla Corte è ricorso il Tar di Napoli, cui si era rivolto il sindaco Luigi De Magistris, per chiedere di non sospendere più gli amministratori locali condannati solo in primo e secondo grado. Ma nel ricorso si solleva anche la questione della retroattività.
Il punto è qui, che cosa farà la Corte. Se dovesse accogliere la tesi della non retroattività la legge sarebbe condannata. È quello che vuole Berlusconi, quello che il Pd non gli vuole assolutamente concedere in questo momento, prima della Corte. Renzi, dopo primi segnali favorevoli al cambiamento, adesso appare molto più prudente perché una Severino diversa e un Berlusconi candidato cambierebbero il destino delle politiche del 2018. Alla Corte il caso Severino ha già un numeroso progressivo, n.29/2015. I giudici aspettano che il ricorso venga pubblicato sulla Gazzetta ufficiale . Poi hanno 20 giorni di tempo per fissare la data in cui sarà trattato il ricorso. Ma sicuramente se ne parla dopo l’estate. Potrebbe arrivare prima il verdetto di Strasburgo che, secondo gli avvocati dell’ex Cavaliere, dovrebbero discutere il loro ricorso forse già a settembre.
Impossibile fare previsioni sulla decisione che i giudici potranno prendere. Anche in passato la Corte ha considerato le leggi sulla candidabilità soprattutto amministrative. In questo caso la legge può essere retroattiva e non va cambiata. Certo potrà influire anche la composizione futura della Consulta dove oggi mancano due giudici, il sostituto di Mattarella e quello che Forza Italia non è mai riuscito a eleggere. A luglio scade un altro giudice “a destra”, Paolo Maria Napolitano. La prossima settimana si vota di nuovo in Parlamento per le alte toghe. Una composizione che diventa strategica pure per il giudizio sulla Severino.
Una legge sempre in bilico, come nel caso dello “spacchettamento” della concussione, protagonista anche lei della decisione dei giudici della Cassazione su Berlusconi. «Una decisione unanime». Da una Cassazione blindatissima trapela questa testimonianza sulla camera di consiglio che ha mandato assolto Berlusconi. Riunione interminabile, s’era detto a ridosso di mezzanotte, i cinque giudici chiusi lì dalle 3 del pomeriggio. Su questo, dalla Corte, arriva una puntualizzazione seccata: «Si vede che non frequentate questo palazzo e non seguite da presso i nostri lavori. In media, le camere di consiglio durano proprio lo stesso numero di ore, quindi non c’è alcuna particolarità nel caso diBerlusconi».
Da La Repubblica del 12/03/2015.

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