venerdì 13 marzo 2015

SOLO LINEE GUIDA LA NUOVA RAI DI RENZI CHE PIACE A GASPARR

SOLO LINEE GUIDA LA NUOVA RAI DI RENZI CHE PIACE A GASPARRI (Carlo Tecce).

renzi

NESSUN DDL, MA LA POLITICA CONTINUERÀ NOMINARE IL CDA IL PREMIER: “LO ELEGGE IL PARLAMENTO IN SEDUTA COMUNE”. MA È UNA GAFFE: LA COSTITUZIONE NON LO PREVEDE.

Archiviati i titoloni che da settimane favoleggiano di una Rai slegata dai compromessi politici, consegnata a un capo invincibile e ammodernata con canali in inglese e senza pubblicità, Matteo Renzi ha rinviato l’approvazione di un disegno di legge al prossimo consiglio dei ministri.   PER ADESSO, ci sono le solite linee guida, cioè una dichiarazioni di intenti nel monologo in conferenza stampa con domande escluse. Le linee guida valgono zero, o quasi. L’unica novità, che Renzi ha spacciato per rivoluzionaria, è che la maggioranza dei componenti del Cda, ridotto da 9 a 7 membri, sarà nominata dal Parlamento riunito in seduta comune e non più dai commissionari in Vigilanza (organismo rottamato), che sono ugualmente senatori e deputati, ambasciatori dei partiti e figli dei risultati elettorali.

Ma Renzi fa un errore marchiano, dimentica che la Costituzione prevede quando il Parlamento può riunirsi in seduta comune. E per la Rai l’opportunità non è contemplata. Forse studierà un metodo per iniziare al Senato e finire alla Camera o viceversa. Più che una cesura con la stagione decennale targata legge Gasparri, questi propositi renziani sono un aggiornamento del testo che porta il nome del politico di Forza Italia. Per accontentare quelli che chiedono una televisione pubblica plasmata fuori dal perimetro dei partiti, Renzi ha annunciato che in Cda ci sarà un posto per un rappresentante degli oltre 12.000 dipendenti di Viale Mazzini.   Con una semplice distinzione semantica e giuridica, la Rai passerà dal vecchio direttore generale a un amministratore delegato. Una figura da società per azioni che avrà maggiori poteri e sarà indicata dal proprietario di Viale Mazzini, il ministero dell’Economia, e ratificata dal Cda: il percorso ricalca la legge Gasparri, niente di innovativo. Già adesso, dopo le modifiche statutarie incentivate dall’esecutivo di Mario Monti, il dg Luigi Gubitosi dispone di un’autonomia che i suoi predecessori potevano soltanto agognare: assieme al presidente, il dg ha la procura per i contratti fino a 10 milioni di euro. Un tempo, il tetto era più basso, 2,5 milioni. E il Cda aveva un rilevante ruolo di interdizione, da tre anni è diventato un orpello. Non stupisce che i primi complimenti a Renzi arrivino da Maurizio Gasparri, l’ex ministro delle Comunicazioni: “A forza di fare ripetizioni agli esponenti della sinistra, perfino Renzi comincia a capire che il Cda Rai deve essere eletto dal Parlamento e non dal governo”. Per riproporre la narrazione che contraddistingue il suo rapporto mediatico con Viale Mazzini, Renzi ha spiegato così i desideri di palazzo Chigi: “Non vi sia più contiguità fra Rai, partiti e forze politiche che comporta che ogni settimana si debba discutere con il segretario o il parlamentare della commissione di Vigilanza Rai”. Non è immediata la differenza tra l’intromissione dei politici in Viale Mazzini tramite la Vigilanza, che è una commissione bicamerale, e il Parlamento convocato a Montecitorio per scegliere i consiglieri per il Cda.   LO STESSO RENZI ha ammesso che i partiti non saranno ininfluenti per il futuro di Viale Mazzini: “Non significa che le forze politiche non possano avere il compito di vigilare e di indicare le persone, ma significa che quando hai scelto chi controlla e guida, non è che per nominare un caporedattore devi entrare nella discussione”. Particolari, nient’altro.   Il governo sarà determinante sui vertici (coppia o triade non è chiaro), che non avranno neanche il fastidio di transitare in Vigilanza per le audizioni. Con le modifiche renziane sarà marginale proprio il compito della Vigilanza guidata da Roberto Fico (M5S). Renzi ha replicato a Fico e s’è elogiato per la capacità di fare il leader: “Rispetto quelli che dicono del sorteggio (riferimento al M5S, ndr), ma il sorteggio è abdicazione politica, noi in Rai vogliamo mettere i più bravi. Il sorteggio si fa all’Enalotto, io voglio mettere i migliori in Rai”.   Non è mancato un accenno a una Rai più impegnata per la cultura, libera dalla paranoia degli ascolti – saranno contenti a Mediaset – e della raccolta pubblicitaria. Tanti pensierini di Renzi che non c’entrano nulla con il disegno di legge, ma che semmai saranno materia della convenzione tra lo Stato e la Rai che scade nel 2016. Per i titoloni è più che sufficiente.
Da Il Fatto Quotidiano del 13/03/2015.

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