sabato 7 marzo 2015

SUPERSTIZIONE DIGITALE

SUPERSTIZIONE DIGITALE (Marino Niola)

I vaccini fanno sempre più paura. Cresce il numero di genitori che scelgono di non far vaccinare i figli. È una tendenza tutta occidentale che negli Stati Uniti viene monitorata con particolare attenzione. E un sondaggio Gallup pubblicato ieri rilancia il problema con forza. Il rapporto fotografa un’America ansiosa e impaurita, che non sa più di chi potersi fidare. Il 54 per cento dei genitori intervistati considera ancora i vaccini utili, ma la percentuale è calata di ben dieci punti rispetto a quattordici anni fa. Mentre avanza il partito degli scettici con un notevole 15 per cento che considera le campagne di vaccinazione praticamente inutili. Ma il dato che colpisce maggiormente è che il 6 per cento si dichiara certo che i vaccini rendano i bambini autistici.
In realtà l’ipotesi di un autismo da vaccino comincia a circolare nel ’98, quando la rivista Lancet pubblicò, con una certa leggerezza, un articolo che metteva in relazione la vaccinazione trivalente contro morbillo, parotite e rosolia con l’insorgenza di questa terribile malattia. E nonostante le smentite del General Medical Council britannico e della stessa Lancet, le vaccinazioni sono inesorabilmente diminuite anno dopo anno. E adesso a dare fiato alle trombe dell’allarmismo si aggiungono personaggi dello star system, come l’ex playmate Jenny McCarty, attrice e modella che ha avuto la disgrazia di avere un figlio autistico. Da allora l’ex coniglietta è diventata la guru dell’ideologia antivaccino.
Tutti questi rumors non hanno fatto altro che montare, grazie anche a un incessante passaparola dei genitori in rete. E lentamente le proiezioni dettate dalla paure hanno preso il sopravvento sugli argomenti scientifici. E in Italia le cose non vanno diversamente, come attesta uno studio delle Fondazione Veronesi risalente al 2013, secondo il quale il 20 per cento dei genitori italiani non si fida dei vaccini pediatrici facoltativi.
L’Occidente insomma è in piena sindrome da complotto. Sono sempre di più i cittadini che diffidano delle istituzioni e della scienza ufficiale. E che cercano risposte alle loro ansie crescenti in quel potentissimo incubatore di credenze che è la rete. Dove in assenza di controllo qualsiasi voce può essere elevata al rango di verità. Anche se si tratta della peggiore delle bufale. È questo il paradosso della civiltà digitale. Che produce diffidenza e sfiducia da un lato, credulità e affidamento cieco dall’altro. Mentre gli studi scientifici accreditati, pur essendo ormai quasi sempre consultabili in rete, non hanno la stessa capacità di raggiungere l’opinione pubblica. Il sociologo francese Gerard Bronner ha parlato di “democrazia dei creduloni”. E molto prima di lui Aristotele diceva che quando in una società viene meno ogni principio di autorità e di autorevolezza, la democrazia degenera in demagogia.
È come se l’aumento delle informazioni e i progressi della tecnologia anziché giocare in favore di una razionalità diffusa, stessero provocando un ritorno massiccio di credenze, leggende, profezie. Superstizioni 2.0. Ecco perché più la realtà diventa complessa più spopolano le spiegazioni semplici e monocausali. Il vero guaio della credulità è che ci fa vedere un’unica ragione laddove ce ne sono tante.

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