lunedì 16 marzo 2015

Tangenti sulle grandi opere, arrestato Incalza. Nella carte c’è anche il nome del ministro Lupi

Quattro arresti, 50 indagati, cento perquisizioni. Gli 
appalti pubblici tornano nel mirino della 
magistratura. Tra gli arrestati dell’ultima inchiesta 
c’è anche Ercole Incalza, dirigente al Ministero delle 
Infrastrutture e dei Trasporti.  

LE MAZZETTE  
L’accusa dei pm è di corruzione. Tangenti in cambio di 
appalti pilotati. Oltre a Incalza, l’altro personaggio chiave 
dell’inchiesta è l’imprenditore Stefano Perotti. Nelle carte 
torna più volte anche il nome del ministro Maurizio Lupi. 
Tra gli indagati c’è anche l’ex eurodeputato Vito 
Bonsignore. 


I NUMERI DELL’INCHIESTA  
Dalle prime ore di questa mattina, i carabinieri del Ros stanno 
eseguendo, a Roma e Milano, l’ordinanza di custodia cautelare, 
emessa su richiesta della Procura della Repubblica di Firenze, 
nei confronti dei 4 indagati per corruzione, induzione 
indebita, turbata libertà degli incanti ed altri delitti contro 
la pubblica amministrazione. Contestualmente sono in corso, 
in diverse regioni italiane, perquisizioni di uffici pubblici e 
sedi societarie riconducibili agli oltre 50 indagati. 

“ARTICOLATO SISTEMA CORRUTTIVO”  
Tutte le principali Grandi opere - in particolare gli appalti relativi 
alla Tav ed anche alcuni riguardanti l’Expo, ma non solo - 
sarebbero state oggetto dell’ «articolato sistema corruttivo» 
messo in piedi dalle persone arrestate ed indagate dalla procura 
di Firenze e dai carabinieri del Ros. Le indagini sono 
coordinate dalla Procura di Firenze, perché tutto è partito dagli 
appalti per l’Alta velocità nel nodo fiorentino e per il 
sotto-attraversamento della città. Da lì l’inchiesta si è allargata a 
tutte le più importanti tratte dell’Alta velocità del centro-nord 
Italia ed a una lunga serie di appalti relativi ad altri Grandi Opere, 
compresi alcuni relativi all’Expo.  

L’ALTA VELOCITA’ SOTTO FIRENZE  
L’esecuzione dei provvedimenti ha interessato le province 
di Roma, Milano, Firenze, Bologna, Genova, Torino, 
Padova, Brescia, Perugia, Bari, Modena, Ravenna, 
Crotone e Olbia. L’attività investigativa era stata avviata 
nel 2013 per accertare ulteriori presunti illeciti nella gestione 
degli appalti per la realizzazione del “Nodo TAV” di Firenze 
e del sotto-attraversamento della città. Le indagini hanno 
documentato gli stretti rapporti tra quest’ultimo e l’ingegnere 
Stefano Perotti, figura centrale dell’indagine, responsabile 
della società Ingegneria Spm, a cui sono stati affidati incarichi 
di direzione lavori per la realizzazione di diverse 
“Grandi Opere”, ferroviarie ed autostradali tra le quali figurano: 
la linea ferroviaria alta velocità Milano – Verona 
(tratta Brescia – Verona), conferiti dal Consorzio 
CEPAV DUE, aggiudicatario dei lavori;  
- il Nodo TAV di Firenze per il sotto attraversamento della 
città, conferiti dal Consorzio NODAVIA, aggiudicatario dei 
lavori; 
- la tratta ferroviaria alta velocità Firenze Bologna
conferiti dal Consorzio CAVET, aggiudicatario dei lavori;  
la tratta ferroviaria ala velocità Genova - Milano 
Terzo Valico di Giovi, conferiti dal Consorzio COCIV, 
aggiudicatario dei lavori; 
l’autostrada Civitavecchia - Orte - Mestre, conferiti 
dal Consorzio “ILIA OR - ME, aggiudicatario dei lavori;  
- l’autostrada Reggiolo Rolo – Ferrara, conferiti dalla 
Autostrada Regionale Cispadana spa;  
l’Autostrada EAS EJDYER – EMSSAD in Libia
conferiti da Anas International Enterprise spa.  

GLI ALTRI INCARICHI  
Ci sono altri incarichi sospetti ottenuti da Stefano Perotti, 
come direttore dei lavori o per la progettazione, Incalza 
garantiva il superamento degli ostacoli burocratici e 
riceveva come contropartita l’affidamento di incarichi di 
consulenza e/o tecnici a soggetti da lui indicati, 
lautamente retribuiti. Contestati: 
il Macro lotto dell’autostrada A3, Salerno Reggio 
Calabria, dal consorzio ITALSARC; 
-la progettazione del nuovo centro direzionale ENI 
di San Donato Milanese. 

IL RAPPORTO DI DIPENDENZA DEL CONTROLLORE 
CON IL CONTROLLATO  
Secondo l’accusa il sistema ha sfruttato la previsione normativa, 
contenuta nel Codice degli Appalti, che affida al contraente 
generale l’esecuzione dei lavori e la loro direzione. La legge ha 
definito la figura del “general contractor” quale soggetto 
giuridico che garantisce alla P.A. committente la realizzazione 
di opere strategiche “chiavi in mano”, occupandosi 
anche della progettazione e della gestione della fase realizzativa 
dell’opera direttamente, o attraverso imprese terze. Inoltre le 
convenzioni e i successivi contratti fra l’ente appaltante 
e il general contractor prevedono che il direttore dei lavori 
designato e il suo staff debbano avere il preventivo gradimento 
dell’ente appaltante. Proprio il rapporto di “dipendenza” 
del controllore (che dovrebbe agire nell’interesse della 
P.A..) con il controllato è stato sfruttato dagli indagati per la 
realizzazione dei propri fini di arricchimento illecito, 
facilitando l’accoglimento delle pretese degli esecutori dell’opera 
in termini di minori controlli e accettazione di riserve e 
varianti, con il conseguente incremento dei costi dell’opera 
e quindi dei guadagni. 

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