domenica 1 marzo 2015

Tormenti pronti
 per Mattarella

da l'Espresso Sei in: 

OPINIONI

Michele AinisMichele Ainis

Legge e Libertà

Tormenti pronti
 per Mattarella

Una nuova legge elettorale che riguarda solo la Camera. E un Senato da abolire. Ma se i tempi sul secondo vanno per le lunghe si rischia il pateracchio. E già molti si preparano 
a reclamare l’intervento del Capo dello Stato

Tormenti pronti
 per Mattarella
Legge elettorale, riforma della Costituzione: può farcela il governo Renzi ad agguantare le due prede? Dipenderà dalle alleanze, perché in Senato i numeri corrono sul filo del rasoio. Se hai contro Berlusconi, e se al contempo la minoranza del Pd continua a tenderti sgambetti, è dura incassare il risultato. Ma dipenderà pure dal diritto, benché in Italia la politica se ne rammenti soltanto quando le conviene. C’è un nuovo presidente, però, cui toccherà promulgare le riforme. E già adesso i loro avversari invocano l’altolà di Mattarella per stoppare quantomeno la legge elettorale. Hanno ragione?

Per procurarci una risposta, non c’è bisogno d’interpellare la Sibilla. Basta consultare la Consulta, l’unico oracolo sopravvissuto alla polvere del tempo. Nella sentenza con cui arrostì il Porcellum (n. 1 del 2014), furono due i peccati che spedirono all’inferno la vecchia legge elettorale: premio di maggioranza senza limiti; parlamentari senza voto. L’Italicum ripete questi peccati mortali? No, non li ripete. Il premio scatta quando un partito valichi la soglia del 40%, altrimenti si va al ballottaggio, e il premio lo decidono direttamente gli elettori. Quanto alle liste bloccate, nel Porcellum erano più lunghe d’un lenzuolo; con l’Italicum ospitano 6 o 7 cognomi, e restano bloccati soltanto i capilista, mentre sugli altri candidati sceglie con una crocetta l’elettore.
Come aveva decretato, per l’appunto, la Consulta, imponendo liste corte e almeno un voto di preferenza.

Significa che l'Italicum ci porta in paradiso? Niente affatto. A osservarlo con gli occhiali di quella medesima sentenza, rivela un vizietto ed un viziaccio. Il primo s’annida nelle pluricandidature: generali e colonnelli di partito potranno candidarsi in 10 collegi, diventando plurieletti. Dopo di che, siccome nessuno ha chiappe tanto larghe da sedersi in 10 poltrone, sceglieranno quale seggio mantenere, buggerando gli elettori di 9 collegi su 10. Ma non si può, aveva scritto la Consulta (punto 5 della motivazione). Loro invece possono, si sentono potenti come Giove. Per tirarli giù dall’Olimpo, basterebbe stabilire che il pluricandidato viene eletto nel collegio dove la sua lista risulta percentualmente più votata: rimedio semplice, ma la politica è sempre complicata.

E il viziaccio d’incostituzionalità? Deriva da un difetto di sartoria: l’Italicum è un abito con una sola manica, perché s’applica unicamente ai deputati. Tuttavia, qui e oggi, esistono pure i senatori, sicché c’è il rischio di trasformare il voto in un Carnevale della democrazia. Con due Camere nemiche, un maggioritario di qua, un proporzionale di là. E magari con un ballottaggio fra Renzi e Salvini, che però non ballerebbero al Senato: alla Camera tu voti l’uno o l’altro, ma in realtà non decidi la vittoria né dell’uno né dell’altro. E infatti la Consulta, in quella sentenza, disse niet: se la legge elettorale favorisce maggioranze eterogenee nei due rami del Parlamento, viola «i principi di proporzionalità e ragionevolezza» (punto 4 della motivazione).

La via d'uscita? Clausole di salvaguardia. Come propose l’emendamento Lauricella, e in seguito l’emendamento Calderoli, subordinando l’entrata in vigore dell’Italicum alla cancellazione del Senato elettivo. Lorsignori, viceversa, hanno stabilito che decorre dal 1º luglio 2016. E perché non dal 2 marzo o dal 30 settembre? Nessuna data può garantirci contro il pateracchio; serve soltanto a garantire, ancora per un anno e mezzo, la poltrona dei parlamentari. Da qui i tormenti che tormenteranno Mattarella, se dovrà mettere una firma sulla legge prima della riforma del Senato. E se invece quest’ultima precederà la prima? Allora il vizio diventa una virtù, ma sbuca fuori un altro vizio velenoso come un fungo. Perché la nuova Costituzione, sommata al nuovo Italicum, lascia il Premier senza contrappesi, senza contropoteri. Per non finire in Sudamerica servirebbe rafforzare il ruolo del capo dello Stato, servirebbe estendere il sindacato della Consulta, servirebbe un’iniezione di democrazia diretta. Sicché mettiamoci una pezza, anzi due: sulla Costituzione e sulla legge elettorale.

michele.ainis@uniroma3.it

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