venerdì 27 marzo 2015

Tra unità a sinistra e populismo

da il manifesto
EUROPA

Tra unità a sinistra e populismo

Movimenti. Da Blockupy a Podemos, strategie contrapposte per convogliare le proteste contro l’austerità. Il modello ibrido di Syriza
Unire la sini­stra o costruire il popolo? Gli ultimi sette anni di lotta con­tro crisi e auste­rity in Europa hanno evi­den­ziato la pre­senza di due stra­te­gie orga­niz­za­tive con­trap­po­ste, che si sono mani­fe­state sia nel campo dei movi­menti sociali che nel campo della poli­tica di par­tito: l’unità a sini­stra o il popu­li­smo. Que­ste stra­te­gie riflet­tono dif­fe­renti dia­gnosi e inter­pre­ta­zioni sulla natura della crisi, e pro­pon­gono diverse ricette orga­niz­za­tive. L’unità a sini­stra punta su una logica di coa­li­zione, capace di alleare vari attori sociali e poli­tici pre-costituiti (movi­menti, par­titi, asso­cia­zioni); il popu­li­smo invece scom­mette su una logica di fusione, pro­po­nendo di rein­te­grare quella che Ema­nuele Fer­ra­gina ha chia­mato la «mag­gio­ranza invi­si­bile», i «disor­ga­niz­zati», i non garan­titi e i non rap­pre­sen­tati den­tro un sog­getto sociale poli­tico uni­ta­rio, che parli a nome del popolo tutto.
La stra­te­gia dell’unità a sini­stra è quella più lon­geva e rico­no­sci­bile nel con­te­sto euro­peo. In fondo si tratta della stessa logica che portò negli anni ’90 alla crea­zione di varie coa­li­zioni di sini­stra, come Izquierda Unida in Spa­gna e Syna­spi­smos in Gre­cia, e per certi versi Rifon­da­zione Comu­ni­sta in Ita­lia. For­ma­zioni sorte per unire le forze di una sini­stra altri­menti desti­nata alla scon­fitta a causa della sua pro­ver­biale fram­men­ta­zione. Ed era pure la logica di fondo del movi­mento anti-globalizzazione, con il suo ten­ta­tivo di met­tere assieme le diverse anime della società civile glo­bale: sin­da­cati, Ong, movi­menti ambien­ta­li­sti, par­titi di sini­stra e gruppi autonomi.
Dal 2008 que­sta stra­te­gia ha dato vita a nuove coa­li­zioni poli­ti­che e sociali con­tro l’austerità. Nel campo poli­tico ne è esem­pio la crea­zione del Front de Gau­che in Fran­cia. Nella società civile que­sta logica di coa­li­zione si è vista all’opera nelle pro­te­ste di Bloc­kupy con­tro la Bce a Fran­co­forte, che ha visto insieme orga­niz­za­zioni come Attac, sin­da­cati tede­schi e gruppi auto­nomi e anar­chici, e in Ita­lia con il ten­ta­tivo di Uniti Con­tro la crisi nel 2011 e con la Coa­li­zione sociale pro­mossa da Mau­ri­zio Landini.
La stra­te­gia popu­li­sta, che trae ispi­ra­zione dall’ondata rosa del popu­li­smo socia­li­sta lati­noa­me­ri­cano, costi­tui­sce invece la vera novità di que­sto ciclo di lotta. Una stra­te­gia popu­li­sta si è mani­fe­stata invece nella crea­zione di nuovi attori sociali e poli­tici, che hanno cer­cato di dis­so­ciarsi dal tra­di­zio­nale imma­gi­na­rio della sini­stra, appel­lan­dosi a masse di cit­ta­dini ato­miz­zati che non si rico­no­scono in alcun blocco sociale pre-costituito. Que­sta stra­te­gia si è mani­fe­stata nel con­te­sto dei movi­menti, nelle azioni degli indi­gna­dos spa­gnoli, dei loro cugini gre­chi, i poli­tes aga­nak­ti­sme­noi (cit­ta­dini indi­gnati), e nel modo in cui, appel­lan­dosi alla cit­ta­di­nanza con­tro «poli­tici e ban­chieri», sono riu­sciti a por­tare in piazza milioni di per­sone, molte delle quali alla loro prima espe­rienza di pro­te­sta. Infine, la crea­zione di Pode­mos, con il suo ten­ta­tivo di andare oltre la sini­stra tra­di­zio­nale spa­gnola e creare un sog­getto poli­tico uni­ta­rio che potesse unire cate­go­rie sociali molto diverse attorno a una comune iden­tità popo­lare, ha dimo­strato la potenza della stra­te­gia popu­li­sta e della sua logica di fusione pure nel campo della poli­tica elettorale.
È evi­dente che que­ste due stra­te­gie sono per molti versi con­trap­po­ste. Lad­dove l’unità a sini­stra punta a met­tere insieme nuclei organizzatipre-costituiti, la logica popu­li­sta ha l’ambizione di creare ex-novo una rap­pre­sen­tanza del popolo. Lad­dove l’unità a sini­stra tende a cucire assieme sim­boli e discorsi che rap­pre­sen­tano le diverse anime della sini­stra fram­men­tata — comu­ni­sti, trotz­ki­sti, verdi, fem­mi­ni­ste, ambien­ta­li­sti — la logica popu­li­sta uti­lizza quelli che il filo­sofo Erne­sto Laclau chia­mava «signi­fi­canti vuoti», sim­boli uni­fi­canti, appa­ren­te­mente onni­com­pren­sivi – popolo, gente, cit­ta­dini – che vogliono inter­pel­lare la massa dei cit­ta­dini ato­miz­zati non garanti, dei non rap­pre­sen­tati, dei non orga­niz­zati. Eppure esi­stono moda­lità ibride e pos­si­bili tran­si­zioni tra que­ste due tipologie.
L’esempio più evi­dente è quello di Syriza e della sua recente tra­sfor­ma­zione. Le radici del par­tito affon­dano in Syna­spi­smos la coa­li­zione della Sini­stra, dei Movi­menti e dell’Ecologia fon­data nel 1991. Tut­ta­via sotto la lea­der­ship di Tsi­pras il par­tito ha ope­rato una svolta popu­li­sta, vista sia nel cam­bia­mento del discorso e del lin­guag­gio poli­tico, sia nel con­te­sto orga­niz­za­tivo. Il momento deci­sivo di tra­sfor­ma­zione è stata la virata verso un par­tito uni­ta­rio (piut­to­sto che un par­tito di coa­li­zione) cele­brato nel con­gresso del luglio 2013, che portò alla dis­so­lu­zione uffi­ciali dei par­titi mem­bri. Si tratta di una mossa chia­ra­mente ispi­rata dal movi­mento degli aga­nak­ti­sme­noi, e dal modo in cui quest’ultimi hanno con­tri­buito ad aprire uno spa­zio popo­lare che una pura stra­te­gia di unità a sini­stra non avrebbe potuto rappresentare.

Sia la stra­te­gia di unità a sini­stra che la stra­te­gia popu­li­sta con­ten­gono poten­zia­lità e peri­coli. La prima offre la pos­si­bi­lità di costruire un fronte rela­ti­va­mente ampio ma al tempo stesso omo­ge­neo ideo­lo­gi­ca­mente. Tut­ta­via corre il rischio clas­sico della sinistra-sinistra di rin­chiu­dersi in un angolo. La logica popu­li­sta offre una stra­te­gia piglia­tutto che risponde bene alla pre­sente fase di crisi asso­cia­tiva e di appar­te­nenza. Ma al tempo stesso è molto espo­sta ai cam­bia­menti di umore dell’opinione pub­blica e alla insta­bi­lità delle emo­zioni col­let­tive. In ogni caso con­creto la scelta tra que­ste due stra­te­gie dovrebbe rispon­dere a una fon­da­men­tale con­si­de­ra­zione stra­te­gica. Qual è in que­sta fase poli­tica il com­pito più urgente e il cam­mino più cre­di­bile per com­bat­tere la poli­tica d’austerità? Unire le forze di quelli che ancora si rico­no­scono in iden­tità di sini­stra e con livelli rela­ti­va­mente alti di appar­te­nenza e rap­pre­sen­tanza? O dare voce alla mag­gio­ranza invi­si­bile dei disor­ga­niz­zati, dei non garan­titi e dei non rappresentati?

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