domenica 1 marzo 2015

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da l'Espresso
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La fusione con Ei Towers “Sensata e futuribile”. Parola del presidente di Rai Way

A novembre Camillo Rossotto, al vertice dell'azienda pubblica, non escluse affatto l'integrazione con la società concorrente, ora bocciata dal governo in base a una norma che però non compare nel prospetto informativo per la quotazione in Borsa

DI VITTORIO MALAGUTTI
La fusione con Ei Towers “Sensata e futuribile”. Parola del presidente di Rai Way
 Le nozze di Rai Way con Ei Towers sono «uno scenario che in un Paese razionale avrebbe senso. E' un discorso futuribile». Chi lo ha detto? Un manager berlusconiano che tifa per l'Opa del gruppo Mediaset sulla società pubblica? Oppure un distaccato analista che valuta le potenzialità industriali dell'affare? No, a spezzare una lancia a favore dell'operazione bocciata dal governo e anche dal vertice della Rai è stato Camillo Rossotto, il manager che da settembre dell'anno scorso siede sulla poltrona di presidente di Rai Way.

A novembre, rispondendo alle domande dei giornalisti, Rossotto non escluse affatto la possibilità di un'unione tra l'azienda pubblica e il concorrente targato Mediaset. Anzi, definì la fusione «sensata e futuribile». La dichiarazione risale ai giorni in cui Rai Way scaldava i motori per lo sbarco in Borsa e i dirigenti della società, come sempre in questi casi, incontrarono analisti, investitori e stampa per presentare la matricola del listino.

Rossotto, un manager cresciuto professionalmente nel gruppo Fiat, viene descritto come un fedelissimo del direttore generale Rai, Luigi Gubitosi, anche lui per molti anni nel gruppo torinese. È stato Gubitosi a chiamare Rossotto a Roma con i gradi, tra l'altro, di direttore finanziario della tv di Stato. L'eventuale fusione tra l'azienda pubblica e quella privata non implica di per sé che il controllo del nuovo gruppo passi a Mediaset. In teoria, il compratore potrebbe essere Rai Way. Così come sarebbe possibile anche una combinazione in cui nessuno dei due soci possiede la maggioranza assoluta del capitale.

A bloccare l'Opa annunciata da Ei Towers è il decreto del Presidente del Consiglio del 2 settembre scorso con cui il governo autorizzò la parziale privatizzazione, e la quotazione in Borsa, delle antenne della Rai. Nel testo di quella norma si fa riferimento “all'opportunità di mantenere, allo stato, in capo a Rai (….) una quota di partecipazione sociale nel capitale di Rai Way non inferiore al 51 per cento». Ecco perché il gruppo Mediaset, così come qualunque altro potenziale acquirente, non può prendere il controllo della società pubblica.

Un simile divieto, tale da segnare il destino dell'azienda e anche di influenzarne il prezzo di Borsa, avrebbe dovrebbe dovuto essere segnalato con chiarezza agli investitori che nel novembre scorso hanno comprato i titoli Rai Way in sede di collocamento pubblico. E invece nel prospetto informativo diffuso a novembre si parla, citando il decreto di settembre, di “stabilità dell’assetto proprietario”, senza però specificare che il controllo, per legge, deve restare alla Rai.

Michele Anzaldi, deputato Pd che fa parte della commissione di vigilanza Rai, ha dichiarato in questi giorni che il prospetto (a pagina 87) segnala che la matricola di Borsa «non sarà contendibile». Questo fatto però non c'entra nulla con l'esclusiva del controllo che viene riservata per legge alla Rai. Infatti, si definisce “non contendibile” qualunque società la cui quota di maggioranza  del capitale sia di proprietà di un solo soggetto. Per fare un esempio, anche Fineco, la banca sbarcata in Borsa l'anno scorso, viene definita “non contendibile” nel prospetto, ma questo non vuol dire che Unicredit, proprietario del 65 per cento del capitale, non possa cedere la sua controllata nel caso ricevesse un'offerta ritenuta congrua.

Ray Way invece, oltre a non essere contendibile (ostacolo facilmente superabile), è anche soggetta al vincolo di controllo da parte della Rai. E quest'ultimo punto, come già segnalato anche dal quotidiano “Libero”, non è indicato con la necessaria evidenza nel prospetto. La lacuna informativa potrebbe trasformarsi nel bersaglio ideale di prossime vertenze legali avviate dagli azionisti di minoranza, costretti a rinunciare ai guadagni legati all'Opa. Guadagni importanti, visto che Ei Towers ha messo sul piatto una somma superiore del 52 per cento rispetto al prezzo di collocamento e del 22 per cento sulla quotazione dell'ultimo giorno prima dell'annuncio dell'offerta. Solo che adesso quei potenziali profitti sembrano destinati a sfumare a causa di una norma di cui gli investitori non erano stati informati al momento del collocamento gestito dalla Rai.

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