venerdì 6 marzo 2015

Un 8 marzo feroce contro i ricatti

Un 8 marzo feroce contro i ricatti (CONCITA DE GREGORIO).

8 marzo
S’IMPARA col tempo che l’unico argomento a cui gli uomini attribuiscono valore è quello del ricatto. È desolante ma è così. La minaccia, la ritorsione. Non vale dire: quel che stai facendo è sbagliato, o ingiusto. Anzi, è persino irritante e controproducente. Il metro dell’etica è fastidioso per chi conosce e riconosce solo quello del potere. Insinua fastidioso un dubbio. Viene respinto con la mano come si fa con una mosca. A chi ti dice «sei troppo buona» — troppo paziente, non ti merito, troppo nobile, tu ce la farai, tu sei forte — bisogna, purtroppo, rispondere con cattiveria.
Vorrei un otto marzo feroce. Vorrei che riuscissimo tutte ad abdicare alla presunzione di comprensione dell’altrui debolezza — la prepotenza in qualunque forma si manifesti è sempre una debolezza, il sé grandioso rovina le donne — e dire per una volta hai ragione, è solo una questione di convenienza. Ti conviene portare rispetto e fare silenzio, pagarmi quel che valgo, non insultarmi, non alzare le mani né la voce, non deridermi, non ridurre ogni cosa al presunto desiderio sessuale che non è altro che il tuo (troia, con rispetto parlando, l’attributo più frequente nelle conversazioni a proposito di donne) non perché sia giusto ma perché se non lo farai sarà per te un problema. Rivelo quel che sei, ti denuncio, smetto di occultare la tua pochezza, ti rovino. Non sai in che guaio ti stai cacciando. C’è sempre, credetemi, un modo. C’è sempre qualcuno a cui fare ricorso specie adesso, in un mondo tutto esposto, un mondo online perennemente acceso. Minacciate anche voi. Ne sapete abbastanza, cercate il dettaglio che vi arma dell’arma del ricatto. È triste, d’accordo. Ma è l’ora di usare l’unica lingua che conoscono. Siate feroci. Potete esserlo. Poi, solo dopo, farete reset e ricomincerete da capo. Mento in alto e sorriso.
Da La Repubblica del 06/03/2015.

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