mercoledì 18 marzo 2015

“Un milione in mazzette per aprire casinò in Congo” In manette il re dell’acciaio con la passione del calcio

“Un milione in mazzette per aprire casinò in Congo” In manette il re dell’acciaio con la passione del calcio (GIUSEPPE FILETTO MASSIMO MINELLA).

GozziL’arresto di Antonio Gozzi in Belgio, assieme a un suo collaboratore. L’accusa: corruzione dell’ex ministro Kubla La moglie: “Era andato a testimoniare e lo hanno fermato”.

GENOVA – In manette il re italiano dell’acciaio, Antonio Gozzi, amministratore delegato del gruppo Duferco e presidente dell’associazione nazionale Federacciai, con interessi diversificati nell’energia e nello shipping e una grande passione per il calcio, con la proprietà dell’Entella, piccola società di Chiavari condotta fino alla serie B. Ascoltato a Bruxelles come testimone nel processo contro l’ex ministro della Vallonia Serge Kubla, Gozzi e il suo collaboratore Massimo Croci sono stati prima fermati e poi arrestati.
Per loro l’accusa è di corruzione, di essere in sostanza ricorsi a Kubla per entrare in un business presentato come particolarmente remunerativo, la gestione del gioco d’azzardo legalizzato in Congo.
Operazione che Gozzi e altri soci hanno gestito privatamente, quindi senza coinvolgere il gruppo Duferco. Il provvedimento cautelare porta la firma del giudice istruttore Michel Claise. Secondo la magistratura belga, sarebbero state pagate tangenti per un milione di euro per facilitare nel Paese africano gli investimenti nei casinò. L’ex ministro lo scorso febbraio era stato arrestato per 48 ore proprio da Claise. Subito dopo l’arresto, la Duferco con sede a Lugano ha diramato un comunicato, con il quale sostiene “la totale estraneità di Gozzi e Croci ai fatti contestati dai magistrati e confida in un rapido accertamento della verità”.
I due dirigenti liguri (Gozzi è di Chiavari, Croci di Savona) sempre attraverso l’azienda siderurgica, precisano: «Mai stati in Congo, né mai conosciuto politici o funzionari pubblici congolesi o altre persone di quel Paese capaci di aver peso o influenza nell’emanazioti, ne di atti amministrativi».
Figura poliedrica, quella di Gozzi. Imprenditore e manager, docente universitario alla facoltà di Economia, appassionato di sport. Sessant’anni, sposato con Sabina Croce, due figli, negli anni Ottanta, Antonio Gozzi, “Tonino” negli ambienti economici e politici genovesi, milita nel Psi locale e arriva alla carica di segretario regionale. Gozzi è commercialista e docente all’ateneo genovese, ma è il business la sua vera strada. Bruno Bolfo, proprietario del colosso siderurgico Duferco lo chiama a Lugano, quartier generale del gruppo. Gozzi è il nipote di Bolfo (fratello della madre) e accetta la chiamata dello zio. Un business via l’altro, Gozzi porta Duferco ai vertici del mercato europeo e, in tempi più recen- all’alleanza con i cinesi della Hebei per la commercializzazione dei prodotti siderurgici.
L’ultima sfida, appena lanciata, riguarda il porto di Venezia con un progetto per la realizzazione di un nuovo terminal in grado di ospitare le grandi navi da crociera allontanate dal canale della Giudecca. «Mio marito sapeva che il giudice desiderava sentirlo e ha concordato un appuntamento — spiega al telefono la moglie — È quindi partito per Bruxelles e lì si è trovato in stato di fermo. Siamo molto amareggiati, ma sono certo che in lui prevale il fatto di essere sereno. Non c’è assolutamente nulla che lo possa collegare ai fatti contestati da cui lui è totalmente estraneo».
Da La Repubblica del 18/03/2015.

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