domenica 29 marzo 2015

Unioni civili, ecco lo schieramento del no che va dai vescovi della Cei a Carlo Giovanardi

da l'Espresso
DIRITTI

Unioni civili, ecco lo schieramento del no
che va dai vescovi della Cei a Carlo Giovanardi

All'indomani dell'approvazione del ddl Cirinnà, si levano le voci contrarie. Da Roccella e Binetti in giù, il testo viene infilzato. La relatrice: "arriveremo a una legge condivisa". Divisioni in quasi tutti i partiti, ma non è l'ora del dialogo

DI SUSANNA TURCO
Unioni civili, ecco lo schieramento del no 
che va dai vescovi della Cei a Carlo Giovanardi
L' altolà più autorevole alle unioni civili arriva dalla Cei: “il ddl Cirinnà è una forzatura ideologica”, dice il segretario generale Nunzio Galantino: “si tratta di lavorare perché questa proposta non vada avanti”. Il messaggio è chiarissimo, e piace un sacco a Eugenia Roccella, Carlo Giovanardi, Maurizio Gasparri ed altri esponenti del centrodestra, che assicurano il loro impegno in Parlamento, mentre associazioni pro-family come La Manif pour tous annuncia una mobilitazione generale contro il disegno di legge sulle unioni civili.

A difendere il provvedimento, oltre alla voce della relatrice PdMonica Cirinnà, che spiega occuparsi lei di “doveri e non di peccati” ma assicura comunque “che si arriverà a una legge condivisa”, si levano soprattutto le associazioni Lgbt come Arcigay e Gaynet: non stravedono in realtà per la legge che ha preso il via in Parlamento (non prevede il matrimonio omosessuale), ma chiedono sostanzialmente alla Chiesa di “starne fuori”.

Insomma, come era prevedibile, dopo il primo sì in commissione Giustizia al testo del ddl Cirinnà sulle unioni civili, arriva il turno delle voci contrarie. E la polemica si alza a un livello tale che bisogna notare anzitutto le assenze. Tace per lo più il governo (nessun tweet di Renzi da segnalarsi), vola basso il Pd (esclusa naturalmente la Cirinnà), tacciono o parlano poco pure i moderati in Ncd e Fi che nei giorni scorsi, come Mara Carfagna, avevano provato a porre le basi per una mediazione. Opinioni diverse ci sono in tutti i partiti, in realtà. Ma si vede che non è il loro turno.

La Cei, invece, dice con nettezza la sua. Il segretario generale dei vescovi infatti, esaminando le parti del provvedimento che si richiamano al matrimonio, parla di “particolari che non convincono”, invita a “non confondere il rispetto dei diritti con l’appiattimento di realtà che sono diverse fra loro”, si appella al Parlamento perché non si faccia condizionare da non precisate lobby: “Ci sia la volontà di sentire cosa pensa la gente, altrimenti si va avanti soltanto a lobby”. Monsignor Galantino arriva a intravedere come realizzabile questo paradosso: “Ci sarà un momento in cui le famiglie con una padre, una madre e dei figli dovranno chiedere scusa di esistere”.

Parole che sono miele per i parlamentari di centrodestra da sempre contrari al riconoscimento delle unioni omosessuali, e al limite disponibili a riconoscere “alcuni diritti” ai componenti delle coppie, giammai all’unione in sé. “Con il centrodestra al governo una cosa del genere non sarebbe accaduta, e non è stata possibile”, si inorgoglisce l’azzurro Maurizio Gasparri. Per il resto, oltre alla comune preoccupazione per lo spettro “matrimonio gay”, chi si oppone al ddl Cirinnà prende in sostanza due strade: una per così dire viscerale, l’altra economica.

Per quel che riguarda la prima, è da segnalarsi la posizione – sulle prime un po’ oscura - di Carlo Giovanardi: “Il testo Cirinnà ci fa regredire di quasi duemila anni, quando le schiave non avevano nessun diritto sui figli, perché il figlio della schiava era considerato un frutto, e quindi apparteneva al proprietario della cosa madre”. Insomma, il senatore parla dell’utero in affitto – cui il ddl Cirinnà non fa cenno – che è a suo dire una delle principali conseguenze dell’eventuale legge. Preoccupazione nella quale peraltro è tutt’altro che solo.

L’altra perplessità è invece rappresentata, con toni parecchio diversi, da personaggi come l’Ncd Fabrizio Cicchitto: “C’è un approfondimento di merito che va fatto a prescindere dalle posizioni ideologiche, cioè qual è il peso finanziario del riconoscimento della reversibilità delle pensioni, perché secondo alcuni potrebbe arrivare fino a 40 miliardi”.

Secondo uno studio del Pd, si parla di 10 milioni: comunque anche questo sarà certamente un tema dibattuto nei futuri passaggi parlamentari. Che comunque sono ancora tanti, come fa notare la parlamentare Paola Binetti, che è contrarissima e si attiverà per una “correzione”. “Io spero che regga la volontà del Pd e di Renzi di aprire un sentiero, e che i clericali e i neoclericali non abbiano la meglio come è sempre avvenuto”, commenta invece amaro il leader di Sel Nichi Vendola.

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