venerdì 27 marzo 2015

Unioni civili, primo sì: ma anche il Pd frena

Unioni civili, primo sì: ma anche il Pd frena (MARIA NOVELLA DE LUCA).

I puntiDall’adozione del figlio del partner alla reversibilità della pensione: uguali diritti e doveri per tutte le coppie, incluse quelle dello stesso sesso In commissione Giustizia i democratici votano con i 5 stelle, Ncd contro. La fronda di 35 senatori dem: no all’equiparazione con il matrimonio.

ROMA – Sarà una battaglia campale e per adesso dagli esiti più che incerti. Ma essere riusciti ad approvare, ieri, al Senato, il primo testo base sulle unioni civili omosessuali, è già, di fatto, un cambiamento culturale. La commissione Giustizia di Palazzo Madama ha dato il via libera, grazie a una alleanza tra il Pd e i Cinque Stelle, alla legge che tutela coppie e famiglie gay. Pur con spaccature sia nella maggioranza che nell’opposizione, e all’interno del Pd stesso, dove 35 senatori hanno già annunciato che chiederanno pesanti cambiamenti della legge. Il cui impianto, al di là di quanto verrà modificato, stabilisce un punto cardine sul fronte dell’antropologia della famiglia. Riconoscendo che esistono non soltanto unioni tra persone dello stesso sesso, ma anche nuclei formati da due madri o due padri.
Il testo, di cui è relatrice la democratica Monica Cirinnà, è la sintesi di circa nove disegni di legge. Prevede, innanzitutto, per le persone omosessuali che decidono di stipulare una unione civile, gli stessi diritti e doveri di un matrimonio. In termini patrimoniali, successori, di reversibilità, di assistenza e di sostentamento. Al momento dell’unione poi i partner scelgono il cosiddetto “nome della famiglia”, individuandolo tra i loro cognomi.
Ma la legge prevede anche – ed è uno dei punti più avanzati ma anche più contestati – che all’interno di una coppia con figli, il genitore “non biologico” possa adottare il figlio o la figlia del partner. Si chiama “stepchild adoption”, è in vigore in più paesi europei, ed è una vera forma di tutela dei bambini delle famiglie Arcobaleno. Oggi infatti il genitore non biologico in una coppia omosessuale, non ha alcun legame “legale” con il figlio, né esiste per lo Stato italiano. Con la conseguenza paradossale che se il padre o la madre naturale venissero a mancare, quel bambino potrebbe essere affidato ad altri parenti o dato in adozione. Bisogna spiegare con chiarezza che le unioni civili non permettono in alcun modo a una coppia gay di adottare un bambino “terzo”, senza legame di sangue con uno dei due partner. Nella seconda parte del testo si prevede una nuova «disciplina delle convivenze di fatto». Le coppie gay che non volessero essere registrate come unione civile, o le coppie etero refrattarie al matrimonio, potrebbero avere alcune tutele base, per quanto riguarda l’assistenza in ospedale, il diritto di successione nell’affitto di una casa, e altri accordi patrimoniali.
Questo il testo, ma è ben difficile che le cose restino così, anzi il cammino verso il voto dell’aula appare tutto in salita. Non se lo nasconde la relatrice Monica Cirinnà, che pure dice di essere soddisfatta dal primo voto in commissione. Voto ottenuto però grazie all’alleanza con M5S, bocciato da parte di Fi e dal Nuovo Centrodestra. E se Maurizio Gasparri arriva ad affermare «avremo l’obbligo di partecipare al Gay pride», una netta spaccatura si profila anche all’interno del Pd. Da una parte Sergio Lo Giudice che parla di «passo storico», e Luigi Zanda di un «buon punto di partenza», dall’altra un gruppo di 35 senatori Pd che ha già da tempo preso le distanze.
Senatori che avevano già firmato una proposta della storica Emma Fattorini, oggi parlamentare. Stefano Lepri spiega le perplessità del gruppo dei 35, sottolineando comunque che i membri del Pd della commissione Giustizia hanno votato «sì» al testo Cirinnà. «Quello che non ci convince — dice Lepri — è l’equiparazione così netta tra le unioni civili omosessuali al matrimonio, distaccandosi proprio da quel modello tedesco a cui diciamo di ispirarci. Ma il punto più controverso è la stepchild adoption. Siamo sicuri di fare veramente il bene del minore, scrivendo sul suo stato di famiglia “figlio di due madri o di due padri”? Non sarebbe meglio, ed è quello che proporremo, pensare ad un affido per il genitore non biologico? Per trovare un punto di equilibrio dovremo lavorare ancora». La relatrice Cirinnà è ottimista: «In Senato abbiamo 120 voti dem, potremmo farcela. Sperando di allargarci a chi in Forza Italia o Ncd deciderà di fare un voto di coscienza ».
Da La Repubblica del 27/03/2015.

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