martedì 31 marzo 2015

VENTIMILA LIBRI ANTICHI SEQUESTRATI A DELL’UTRI “RUBATI DALLE BIBLIOTECHE”

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VENTIMILA LIBRI ANTICHI SEQUESTRATI A DELL’UTRI “RUBATI DALLE BIBLIOTECHE” (Simone Bianchin)

Volumi stimati milioni di euro trafugati a enti pubblici e religiosi L’ex senatore indagato per ricettazione. I pm: una rete al suo servizio.
Nella sua collezione di ventimila libri storici sequestrata due anni fa dai carabinieri, Marcello Dell’Utri aveva anche «alcune decine di libri asportati illecitamente» da biblioteche ecclesiastiche e pubbliche di diverse città del nord Italia. Incunaboli, libri del XV secolo, che qualcuno — prima che finissero a lui, non si sa se regalati, donati, ceduti in cambio di qualcosa o venduti — aveva portato via indebitamente, senza che l’operazione venisse registrata dalle biblioteche e soprattutto senza che fosse stata chiesta l’autorizzazione alla Soprintendenza per i beni librai, necessaria per poter spostare da una biblioteca (anche ad un’altra) qualsiasi singolo volume presente in quel luogo da oltre 50 anni, e unica condizione per poter alienare un libro.
La scoperta della presenza di questi libri nella disponibilità di Marcello Dell’Utri (che dopo essere stato arrestato da latitante a Beirut il 12 aprile dell’anno scorso in seguito alla sentenza definitiva della Cassazione — 7 anni di carcere — si trova nel penitenziario di Parma) e della sua Fondazione arriva dopo due anni di indagini dei carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale di Monza, che all’inizio del 2013 avevano sequestrato oltre ventimila libri della sua collezione, e adesso hanno fatto il punto delle loro ricerche, a indagine non ancora completata.
I libri asportati illecitamente dalle biblioteche sono tra i volumi originali del Quattrocento, gli “incunaboli” che l’ex senatore conservava in via Senato, a Milano, tra la biblioteca della sua Fondazione e il suo ufficio e che esponeva anche al pubblico. Erano tra quelli e i libri che si trovavano, molti ancora imballati e custoditi, dentro a caveaux nel deposito di Opencare, una società di stoccaggio di beni preziosi, in via Piranesi: «Non si sa perché li tenesse anche lì, così, imballati», spiega un militare impegnato all’operazione. «Anche per quello li abbiamo sequestrati, a scopo preventivo ». Così come erano stati sequestrati, perché venissero controllati, tutti gli altri libri nella disponibilità di Dell’Utri. Accadeva all’inizio del 2013 dopo che lui, da senatore, era stato indagato per concorso in peculato nell’inchiesta della procura di Napoli sul saccheggio alla storica biblioteca dei Girolamini.
Uno stralcio di quell’inchiesta era stato passato alla procura di Milano, dove se ne occupa il pm Luigi Luzi che ieri si è limitato a far sapere che nessuno di questi libri proviene dalla biblioteca dei Girolamini di Napoli. Di quei libri che erano stati rubati, Dell’Utri ne aveva ricevuti almeno quattro. Sono gli stessi che lui stesso consegnò alla procura di Napoli dopo aver saputo, dalla stampa, che si trattava di libri oggetto di indagine. Glieli aveva donati il direttore della biblioteca dei Girolamini, Marino Massimo De Caro, che confessò di averne rubati quattromila.
Dell’Utri li aveva catalogati ed esposti alla sua Fondazione di via Senato a Milano. Non si può escludere che lui possa ricordarsi, o sappia, da dove arrivano quelli di cui adesso gli viene contestata la provenienza. Tecnicamente, la procura di Milano – in attesa di capire se si potrà scoprire chi e quando asportò i libri – si trova a dover indagare Marcello Dell’Utri per diverse ipotesi di reato: dalla rimozione e illecita asportazione di beni culturali, alla ricettazione degli stessi.
Di sicuro, gli inquirenti hanno in mano alcuni libri storici dei quali hanno scoperto la provenienza. Chi li ha asportati e poi chi li ha avuti e conservati -Dell’Utri – non ha eliminato i segni che potevano consentirne la tracciabilità. Ammesso che fosse a conoscenza della loro provenienza illecita. Il sospetto è che se non sono stati rubati, i libri possano essere stati portati via dalle biblioteche con la complicità (grazie alla corruzione) di chi doveva custodirli. Il patrimonio dei libri di Dell’Utri si stima in alcuni milioni di euro.

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