venerdì 27 marzo 2015

VITALIZI, ARIA DA INSABBIAMENTO

VITALIZI, ARIA DA INSABBIAMENTO (Nello Trocchia).

Grasso

I QUESTORI CON GRASSO E BOLDRINI NON VOTANO L’ABOLIZIONE AI CONDANNATI: RINVIO AL 15 APRILE. SI CHIEDE LEGGE AD HOC.

Sulla proposta di cancellare i vitalizi agli ex parlamentari condannati si rischia il rinvio alle calende greche. Ieri nuova riunione congiunta dei collegi dei Questori di Senato e Camera con il presidente del Senato Pietro Grasso e la presidente della Camera Laura Boldrini. Ufficialmente nell’incontro si sarebbe dovuto votare la delibera di cancellazione della dorata pensioncina, in media di 4 mila euro al mese, che spetta agli ex deputati e senatori condannati per reati di ogni genere dall’associazione mafiosa alla corruzione passando per la ricettazione e il finanziamento illecito.
MA COME PREVISTO, non si è votato. Tutto rimandato al 15 aprile. Quel giorno si riuniranno il consiglio di presidenza del Senato e l’ufficio di presidenza della Camera. Dovranno decidere se procedere alla votazione della delibera oppure archiviarla e puntare tutto su una legge che disciplini la materia. Se deputati e senatori sceglieranno la strada della legge, i tempi si allungheranno ulteriormente.
Il questore del Pd Paolo Fontanelli ricorda: “In teoria si può arrivare a due pronunce differenti negli uffici di presidenza di Camera e Senato, ma si lavora a una soluzione condivisa e unitaria”. L’incontro di ieri è arrivato dopo l’acquisizione di una pioggia di pareri affidati a diversi costituzionalisti. Alla fine le posizioni si sono bilanciate. Il primo parere acquisito è stato quello del presidente emerito della Consulta Cesare Mirabelli che si era espresso negativamente. Gli aveva replicato Grasso, con una relazione. Dopo quello di Mira-belli sono stati acquisiti altri sei pareri. Contrario quello di Sabino Cassese. Per il costituzionalista l’ipotesi di cancellazione è illegittima costituzionalmente perché disporrebbe “una misura sanzionatoria accessoria a misure penali, senza un adeguato fondamento legislativo”. Non solo: avrebbe anche carattere retroattivo privando “i destinatari di un diritto loro spettante in base alle norme precedenti”.
Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale, suggerisce di riformare l’intera disciplina del vitalizio perché sia inserito in modo coerente “nel sistema previdenziale generale”. Poi ci sono le conclusioni del giurista Massimo Luciani. Secondo il professore, la cessazione del vitalizio potrebbe essere disposto solo attraverso una legge, ma che comunque sarebbe sottoposta ad alcuni limiti di applicabilità. Pareri pienamente positivi, invece, sono stati espressi dai costituzionalisti Alessandro Pace e Michele Ainis. Per Pace, considerando che la natura del trattamento previdenziale dei parlamentari è “unica, specifica e particolare” e che la delibera non appare “né afflittiva, né tanto meno punitiva”, la pretesa retroattività è “un falso problema”. Il parere aggancia la cessazione del vitalizio al fondamento che ispira la legge Severino sulla incandidabilità dei soggetti condannati, principio che ha trovato legittimità costituzionale nei pronunciamenti della Consulta.
IL GIURISTA AINIS, motivando il parere positivo, suggerisce di restituire in un’unica soluzione i contributi versati per i trattamenti previdenziali “detratti gli importi già corrisposti sotto forma di assegno vitalizio o pensione”, così da rendere la delibera più equa. Giancarlo Ricci, professore di diritto del lavoro presso l’Università degli studi di Catania, spiega che il senatore non è assimilabile ad un lavoratore né ad un subordinato e, quindi, il vitalizio non ha natura previdenziale. In questo modo viene superata la criticità relativa all’effetto retroattivo. Ora la questione torna nelle mani della politica, che deve decidere se eliminare i vitalizi ai condannati o continuare a rimandare.
Da Il Fatto Quotidiano del 27/03/2015.

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