sabato 18 aprile 2015

Cari procuratori, ecco perchè è giusto sapere delle case di Totti

da contro*corrente

Cari procuratori, ecco perchè è giusto sapere delle case di Totti

francesco_tottiMarco Lillo – Il Fatto Quotidiano 18-04-2015
Sono in tanti a denunciare a giorni alterni l’invasione di campo delle procure rispetto alla politica e della politica sulla giustizia. Giovedì però in commissione Giustizia è andata in scena un’inedita alleanza tra deputati e pm per invadere insieme il campo dei giornalisti. E nessuno ha fiatato. I capi delle Procure di Roma e Milano, chiamati dai deputati a esprimersi sulla riforma in cantiere, hanno messo in chiaro che non vogliono una riduzione dei loro poteri di intercettare, ma sono favorevoli a ridurre i doveri dei giornalisti a informare e quindi i diritti del pubblico a sapere.
I PROCURATORI di Milano e Roma in coro hanno invocato il bavaglio per la stampa: “Solo gli atti finali dell’indagine come le ordinanze di arresto possono essere pubblicati mentre gli altri atti dell’inchiesta – ha detto il Procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone – devono restare segreti”. Così le conversazioni di Lupi con Ercole Incalza e quelle con l’ingegner Perotti per trovare un lavoro al figlio del ministro non sarebbero mai state pubblicate integralmente. I procuratori – bontà loro – escludono la galera per i giornalisti disubbidienti, ma sponsorizzano una multa pesante per l’editore. La mordacchia – par di capire – non varrebbe solo per le intercettazioni, ma per tutti gli atti non inclusi nell’ordinanza finale: quindi anche i verbali e le informative. Se i cronisti del Fatto si ostinassero, per esempio, a pubblicare l’elenco dei finanziamenti della Coop rossa Cpl Concordia alle fondazioni, la nostra società dovrebbe pagare una multa salata.
Quali sarebbero le conseguenze concrete? Le intercettazioni imbarazzanti finirebbero comunque nelle mani di una cerchia di eletti: avvocati, forze di polizia, magistrati e giornalisti. I cittadini resterebbero all’oscuro, con le nefaste conseguenze ipotizzabili a seguito di questa asimmetria conoscitiva: dossier, anonimi e ricatti. I giornalisti si troverebbero di fronte a un bivio: violare la legge oppure la regola deontologica che impone loro di pubblicare sempre una notizia, come il Rolex o il lavoro offerti al figlio di Lupi. Gli editori più ricchi pubblicherebbero comunque le notizie ‘vietate’ pagando la multa se hanno un interesse proprio all’uscita della notizia. Il procuratore Pignatone, secondo l’ Adnkronos, ha fatto l’esempio di Francesco Totti e Mafia Capitale: “Nessuna intercettazione su di lui, ma era comunque interessato” da quelle che tiravano in ballo una società amministrata dal fratello. “Niente di penalmente rilevante – ha detto Pignatone – ma a Roma la vicenda è stata il titolo di testa per diversi giorni”. Forse il procuratore si è confuso e si riferiva all’intercettazione di Daniele De Rossi che chiedeva aiuto a un soggetto poi arrestato dopo una lite in ristorante. La vicenda del palazzo di Totti affittato al Comune, svelata dal libro I Re di Roma scritto con Lirio Abbate, infatti era emersa grazie a un’informativa del Ros e non a un’intercettazione. Dall’informativa si apprendeva che la società di Totti aveva stipulato un contratto vantaggioso con il Comune. Gli autori del libro hanno poi scoperto il ruolo di Luca Odevaine (presidente della Commissione di gara) e i rapporti tra Odevaine e Totti.
PROPRIO questa storia spiega l’importanza del lavoro del giornalista e la differenza tra il cronista e il pm. Il secondo deve scoprire i reati, il primo deve informare la pubblica opinione a prescindere dalle valutazione dei pm. Se un pm, come è accaduto lecitamente a Firenze e a Roma, non considera reato una telefonata come quella di Lupi o un contratto come quello di Totti, il giornalista non solo può, ma deve pubblicarli. Solo così informerà il suo lettore e allo stesso tempo permetterà alla pubblica opinione di vigilare anche sull’operato delle Procure.

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