giovedì 30 aprile 2015

CLIMA, SIAMO VICINI AL PUNTO DI NON RITORNO



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10253953_10203397050999331_5998669411121545312_nCLIMA, SIAMO VICINI AL PUNTO DI NON RITORNO (di Daniele Oian)

Tutto dipende dalle politiche che le maggiori economie del mondo adotteranno e che avrebbero dovuto già adottare. Continuando al ritmo attuale la concentrazione di CO2 in atmosfera di 450 parti per milione (ppm) sarà raggiunta fra pochi anni. Attualmente la concentrazione atmosferica di CO2 è di circa 398,55 ppm. Secondo la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia americana con il compito di monitorare la salute dell’atmosfera e degli oceani, il tasso medio di incremento annuo è di 1,92 ppm. Ciò significa che potremmo raggiungere il punto di non ritorno nel 2042. Fra meno di trent’anni.
Occorre che i governanti, i “decisori” del Pianeta, si accordino ora per poter agire in tempo secondo linee prioritarie e urgenti che elecherò di seguito per titoli di capitolo, sapendo che ogni tema trattato necessita di un ulteriore e approfondito sviluppo con notevole richiesta di spazio e analisi:
– Una delle più evidenti misure, si concretizza nel taglio significativo delle emissioni nocive, con piani di riduzione di almeno il 5% annuo. Ma ovviamente ciò NON basta!
– Occorre approvare delle forme di tassazione intellligenti (e clima-friendly) che siano quantitativamente significative, e crescenti, applicate sulle emissioni di monossido di carbonio e gas a effetto serra, in modo da scoraggiarne l’emissione. Naomi Klein, la nota attivista canadese, ci ricorda che: “Un’imposta di 50 dollari per ogni tonnellata di CO2 emessa nei paesi sviluppati porterebbe, stando alle stime, a un incasso annuale di 450 miliardi mentre una tassa carbonifera più modesta, di 25 dollari, frutterebbe comunque 250 miliardi; questo secondo un rapporto del 2011 curato, fra gli altri, dalla Banca Mondiale, dal Fondo monetario internazionale e dall’OCSE.”
– In seguito occorre mettere mano e pressare sullo sfruttamento indiscriminato della vegetazione. Ciò si concretizza nell’abbandono della deforestazione, poichè essa è sconveniente anche solo da un mero punto di vista economico: infatti l’aumento delle temperature che ne consegue, oltre che a influire negativamente sul clima, influisce sulla resa delle colture mettendo a rischio l’investimento. Ricordo comunque che le foreste ricoprono una superficie di quasi 4 miliardi di ettari, e ogni giorno però, circa 35 ettari di foresta vengono abbattuti, il più delle volte senza possibilità che la foresta distrutta possa recuperare, essere reimpiantata, lasciando perciò dietro a sè terreno desertificato;
– il cambio di sistema alimentare (attualmente squilibrato da Nord al Sud, e all’interno dello stesso Nord ricco del mondo), la sovranità alimentare, e l’agricoltura rigenerativa con l’abbandono di quella distruttiva monopolizzata dalle corporations dell’agro-business;
– le misure per l’adattamento (Transition) e la mitigazione, di qui cambiamenti climatici antropici che comunque sono già in corso;
– l’aiuto ai Paesi poveri (sovranità alimentare, No grab-landing, focus sulle tecnologie agricole tradizionali, implementazione e assistenza tecnica e scientifica nella selezione genetica naturale-M.a.s.).
– L’eliminazione graduale, su scala globale, dei sussidi ai combustibili fossili, che consentirebbe ai governi di risparmiare un totale di 775 miliardi di dollari l’anno, stando a una prudente stima avanzata nel 2012 dall’organizzazione Oil Change International e dal Consiglio per la tutela delle risorse naturali.
– Tutto ciò non è possibile senza una equa redistrubuzione delle ricchezze, per dirla con T. Piketty (l’autore di: “Il capitale nel XXI secolo” ), per il soddisfacimento dei bisogni essenziali di ogni abitante del Pianeta. Ricordiamoci ad esempio dell’attuale disequilibrio fra il miliardo di obesi dell’ emisfero Nord e i 3 mld di poveri sul Pianeta, fra cui gli 850 mln di disperati senza cibo e/o acqua, oppure ricordiamoci delle 85 persone miliardarie, che dispongono di risorse/ricchezze come 3,5 miliardi di esseri umani (ovvero la metà dell’umanità attuale).
Ecco allora che prendendo spunto dal saggio di ricerca: “Una rivoluzione ci salverà. Perché il capitalismo non è sostenibile” di Naomi Klein, innestiamo qualche altra voce di rivoluzione concreta:
– Una tassa ad aliquota ridotta sulle transazioni finanziarie, che colpirebbe gli scambi di azioni, derivati e altri strumenti finanziari, e potrebbe fruttare quasi 650 miliardi di dollari l’anno a livello globale, stando ad una risoluzione del 2011 del European Parliament (e avrebbe il bonus aggiuntivo di rallentare la speculazione finanziaria).
– La chiusura dei paradisi fiscali sarebbe un’altra manna dal cielo (per la copertura economica della Grande Transizione e del piano per sconfiggere la povertà). Secondo le stime della Rete per la Giustizia fiscale (un’organizzazione con sede nel Regno Unito), nel 2010 le ricchezze finanziarie private finite clandestinamente nei paradisi fiscali del mondo ammontavano a una cifra compresa fra i 21 e i 32 trilioni di dollari. Se questo denaro venisse portato alla luce e i suoi rendimenti fossero tassati al 30%, si avrebbero almeno 190 miliardi di entrate fiscali in più ogni anno.
– Una tassa sui miliardari dell’1%, secondo un’idea lanciata dalle Nazioni Unite, potrebbe portare alla raccolta di 46 miliardi di dollari l’anno.
-Tagliando del 25% i budget di ognuno degli eserciti che occupano i primi 10 posti nella classifica mondiale delle spese militari potremmo liberare altri 325 miliardi di dollari, stando ai dati del 2012 riportati dall’Istituto internazionale di ricerca sulla pace di Stoccolma.
– La corretta comunicazione. Oggigiorno disponiamo di potenti reti di comunicazione che attraverso l’informazione che forniscono capillarmente, contibuiscono, seppur in varia misura, a formare l’individuo quasi ovunque nel mondo. Se queste informazioni venissero veicolate in modo tale da costituire un costante e aggiornato flusso con funzioni di termometro, sulla salute planetaria, con le relative implicazioni, rischi, conseguenze, e venissero indirizzate alle varie fascie d’età, utilizzando il linguaggio a loro proprio, potremmo contare su maggiore e diffusa conoscenza di quello che è in corso, e ciò si sta preparando a detta del 96% della scienza ufficiale terrestre.

Tutto ciò, indubbiamente e in presenza di volontà decisionale, si può fare.
Ma c’è un “però”… Il punto di non ritorno, ai decisori, ai manovratori dei timoni statali e sovranazionali, interessa davvero? O certi loro proclami, spesso disattesi, restano solo cosmesi demagogica? Ed il profitto… domina davvero tutto? Inclusa l’ipoteca sul nostro futuro?
Eppure su quel ramo che stiamo segando, ci siamo seduti tutti … anche coloro che prendono le “somme decisioni” , e pure quelli votati al più spinto dei business.
A noi, e a “questi” , importa qualcosa di ciò che sta avvenendo per cause antropiche alla nostra casa comune ??
Se nella nostra casetta, la nostra dimora attuale, si dovesse malauguratamente verificare che… il rubinetto perde, il termosifone si surriscalda, l’intonaco si scrosta, lo sciacquone non da più acqua, il tetto fa filtrare la pioggia .. chi di noi non corrrerebbe subito ai ripari ?
Il contenitore di tutte le nostre casette, la nostra casa comune, il Pianeta appunto, ha immediato bisogno da “ieri” in avanti di “riparazioni”, e di molto molto, più buon senso da parte nostra nella sua gestione.
Sapremo, in tanto che specie, agire di conseguenza ?

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