giovedì 2 aprile 2015

Disciplina parlamentare

da il manifesto
EDITORIALE

Disciplina parlamentare

L’ultima fron­tiera delle lar­ghe intese: la denun­cia in pro­cura delle (poche) oppo­si­zioni. Nove sena­tori, rap­pre­sen­tanti di tutto l’arco poli­tico che va da Forza Ita­lia al Pd, si sono rivolti alla pro­cura della Repub­blica di Roma con­tro gli atti di ostru­zio­ni­smo par­la­men­tare dei loro col­le­ghi gril­lini. Un atto incon­ce­pi­bile eppure non estra­neo al con­for­mi­smo dila­gante. Bene ha fatto il pre­si­dente del senato a fer­mare i magi­strati, che a fer­marsi da soli non ave­vano pen­sato. Ma è uno stop che arriva in ritardo, visto che l’iniziativa è par­tita dal senato e alcuni sena­tori sono stati già coin­volti negli atti di indagine.
L’ostruzionismo è ormai prassi quo­ti­diana dei 5 Stelle nelle aule par­la­men­tari. L’attivismo di depu­tati e sena­tori gril­lini si misura in urla e aggres­sioni ver­bali, in qual­che caso anche subite. Su twit­ter come sui gior­nali si scrive più del gesto ostru­zio­ni­sta che del prov­ve­di­mento che si voleva ostruire. C’è un auto­com­pia­ci­mento dell’oppositore d’aula — il tipo che parla con i car­telli espo­sti ai foto­grafi — ed è insop­por­ta­bile. Ma troppo spesso è l’unico spa­zio che governo e mag­gio­ranza lasciano alle oppo­si­zioni. L’ultima vicenda si rife­ri­sce all’opposizione «fisica» dei sena­tori gril­lini con­tro lo Sblocca Ita­lia. Un decreto con­ver­tito con la fidu­cia, uno dei tanti. Nel silen­zio degli arbi­tri, Qui­ri­nale e pre­si­denti delle camere, urlano le minoranze.
Urlano e si agi­tano anche per­ché da tempo i rego­la­menti par­la­men­tari impe­di­scono ogni altro tipo di ostru­zio­ni­smo. I limiti rigidi ai tempi di parola gene­rano risse. E fanno rim­pian­gere gli anni in cui chi voleva bloc­care la mag­gio­ranza doveva essere capace di par­lare per ore (il record è 18 di fila) senza leg­gere e senza inter­rom­persi. Accade invece il con­tra­rio: le riforme del rego­la­mento e della Costi­tu­zione che ven­gono pro­po­ste spa­lan­che­ranno ancora di più le porte del par­la­mento all’esecutivo, che potrà imporre all’aula di votare entro una data certa. Il ricorso alla que­stione di fidu­cia sarà addi­rit­tura incen­ti­vato, visto che diven­terà lo stru­mento per far cadere tutti gli ordini del giorno, l’ultima arma degli oppositori.
Già adesso «tagliole», «can­guri» e «sedute fiume» ven­gono usati per scar­di­nare le regole del dibat­tito par­la­men­tare, senza susci­tare l’indignazione pub­blica riser­vata agli ostru­zio­ni­sti. In molti casi recenti abbiamo assi­stito a pre­cise vio­la­zioni di leggi e rego­la­menti, e non ci sono state denun­ciate in pro­cura. Giu­sto: ora che sono finiti dalla parte dei denun­ciati, i gril­lini pos­sono riflet­tere sulla ecces­siva fidu­cia nell’intervento dei giu­dici.
L’assurdo è che sta­volta siano stati diret­ta­mente i sena­tori, anche qual­cuno che si defi­ni­sce garan­ti­sta, a dis­sot­ter­rare un vec­chio reato con­tro la per­so­na­lità dello stato, l’attentato con­tro gli organi costi­tu­zio­nali — già ridi­men­sio­nato assieme ad altri reati di opi­nione — per met­tere sotto scacco l’attività par­la­men­tare. Quel reato richia­mato con­tro i gene­rali depi­sta­tori di Ustica o evo­cato dal Ber­lu­sconi degli anni rug­genti con­tro il pool Mani Pulite: sto­rie ormai affi­date alla fiction.

Sba­gliato anche il richiamo che uno dei sena­tori denun­cianti ha fatto al ten­tato golpe spa­gnolo dell’81: «Dob­biamo aspet­tare che arrivi in par­la­mento il colon­nello Tejero?», ha detto per giu­sti­fi­care il ricorso in pro­cura. Ha dimen­ti­cato, il sena­tore, che quel pro­nun­cia­miento, anche quello, ser­viva a ripor­tare l’ordine in aula.

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