giovedì 16 aprile 2015

Fiume Santo, manette ai vertici del colosso E.On per disastro ambientale

da Sardinia post

Fiume Santo, manette ai vertici del colosso E.On per disastro ambientale

fiumesanto
La Guardia di finanza sta eseguendo arresti e misure interdittive nei confronti di vertici e manager del colosso energetico E.On produzione Spa per grave inquinamento ambientale causato dalla centrale termoelettrica di Fiume Santo, in provincia di Sassari
I nomi. Arrestato Mario Bertolino, direttore della centrale E.on di Fiume Santo, il vice direttore, Livio Russo, finito ai domiciliari, Salvatore Signoriello, amministratore delegato E.on produzione, Paolo Venerucci, direttore generale risorse umane e sviluppo territoriale E.on Italia, e Alessandro Muscas amministratore Litos srl, con interdizione per due mesi dalla rispettive cariche. I provvedimenti sono stati emessi dalla Procura di Sassari che contesta l’inosservanza di diverse prescrizioni impartite dal testo unico dell’ambiente nei confronti dei dirigenti della centrale, che si trova a poca distanza da Stintino.
A gennaio la multinazionale tedesca aveva annunciato ufficialmente l’addio all’Italia, e quindi alla Sardegna. Formalizzata infatti la cessione degli asset di generazione elettrica a carbone e a gas in Italia al gruppo ceco Eph. 
“I manager sapevano”. Per anni avrebbero omesso di segnalare alla magistratura che i gruppi 1 e 2 della centrale stavano contaminando il suolo, il sottosuolo e lo specchio d’acqua davanti al golfo dell’Asinara, provocando un gravissimo danno ambientale in aree di interesse pubblico.
Un serbatoio da cinquantamila litri si sarebbe staccato dal fondo, provocando perdite continue che sarebbero state nascoste per non arrecare un danno all’azienda. Per questo motivo sono stati arrestati Bertolino e Russo. Il primo è stato fermato stamattina dalle Fiamme Gialle a bordo di un aereo di linea, poco prima che da Alghero partisse per Roma. Signoriello, Venerucci e Muscas sono stati raggiunti da un’interdizione per due mesi dalla rispettive cariche. Dalle indagini, durate oltre un anno, è emersa un’attività di inquinamento ambientale di cui gli indagati erano a conoscenza. Dagli accertamenti è emerso che i manager avrebbero consentito la persistente contaminazione dei terreni e delle falde acquifere di Fiumesanto, provocando un danno ambientale – da quantificare – in aree di interesse pubblico.
“La svolta dopo la cessione”. I dettagli della lunga attività d’indagine, portata avanti dal Nucleo di Polizia Tributaria di Sassari, sono stati illustrati dal procuratore capo Roberto Saieva, dal sostituito procuratore Carlo Scalas (titolare dell’indagine) e dal comandante provinciale delle Fiamme Gialle, colonnello Francesco Tudisco.
Le indagini, condotte con intercettazioni ambientali e telefoniche e con il sequestro di materiale informatico, hanno permesso di accertare che gli indagati, ben sapendo che lo stato di dissesto ambientale persisteva da anni, hanno omesso di denunciare immediatamente la situazione per garantire un risparmio di spesa alla società e, soltanto di recente, al momento della vendita della centrale da parte di E.On a una azienda della Repubblica Ceca, hanno simulato di avere appena avuto notizia dell’inquinamento, disponendo i carotaggi ed inoltrando le prescritte comunicazioni agli organi istituzionali di vigilanza. Troppo tardi, però, perché l’inchiesta della Procura di Sassari era già in corso.

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