mercoledì 15 aprile 2015

Forza Isabella

Forza Isabella (Marco Travaglio)

PD
Lunedì sera, una volta tanto, valeva la pena di guardare i talk show. Su La7, in rapida successione, sono sfilati Massimo D’Alema (a Otto e mezzo) e Isabella Conti (a Piazzapulita ). D’Alema è l’archetipo del vecchio centrosinistra, che nessuno vorrebbe mai più vedere e invece non muore mai, ma cambia soltanto faccia, infatti quello “nuovo” dell’èra renzista è molto simile a quello rottamato. La Conti è il simbolo di un nuovo Pd che però non vince mai, se non magari in un piccolo comune dell’Emilia, San Lazzaro di Savena, dove la giovane Conti è sindaco. Se Renzi non ha visto in diretta quelle due facce e non ha ascoltato i loro discorsi, gli consigliamo di procurarsi le registrazioni. Gli potrebbero essere utili, volendo, per un primo bilancio della sua “rottamazione”. D’Alema è indubbiamente un rottamato: praticamente l’unico. Ma ne valeva la pena?
A sentirlo parlare con disprezzo delle critiche della stampa, dei presunti abusi nella pubblicazione delle intercettazioni, del sacrosanto diritto di prendere soldi dalla coop Cpl Concordia ora invischiata in storie di tangenti e camorra, del sacrosanto dovere di non restituirli perché c’è la presunzione d’innocenza e gli arrestati potrebbero poi venire assolti, della santa privacy che copre i finanziatori delle fondazioni dei politici, sorge spontanea una domanda: che differenza c’è fra D’Alema e i Renzi Boys, che manifestano allergia alle critiche, vogliono imbavagliare i giornali sulle intercettazioni, non restituiscono i soldi ricevuti dalla coop 29 Giugno di Buzzi&Carminati (arrestati per Mafia Capitale) e dai capi della Cpl Concordia (in galera per mazzette e rapporti col clan Iovine), si trincerano dietro la presunzione d’innocenza fino a Cassazione e tengono segreti i nomi dei donatori alle cene di raccolta fondi con la scusa della privacy? Poi parla Isabella Conti, 32 anni, da meno di uno sindaco di un comune di 32 mila abitanti alle porte di Bologna. Parla e si vede che crede in quello che dice, perché prima di parlare ha fatto due gesti tutt’altro che simbolici. L’anno scorso, appena eletta, ha bloccato un progetto milionario di speculazione immobiliar-edilizia, la solita colata di cemento appaltata alle solite coop, per un complesso di 582 alloggi, scuola e centro sportivo, ereditato dall’amministrazione precedente. Poi, a dicembre, si è presentata ai Carabinieri per denunciare le pressioni e le minacce subìte da esponenti della sua stessa area politica per farla tornare sui suoi passi. Frasi del tipo: “Ma questa cosa vuole fare? Passare un guaio? Ha intenzione di farsi mettere sotto da una macchina?”. Renzi l’ha chiamata e le ha dato la solidarietà del governo, ma a livello locale intorno a lei s’è creato il vuoto, mentre le coop e altre imprese minacciavano di denunciarla. Il secondo gesto è della settimana scorsa. La sindaca Conti ha restituito con un bonifico alla coop Cpl Concordia i 2 mila euro di finanziamento a suo tempo versati al Pd bolognese per la sua campagna elettorale. E l’altra sera, in tv, ha spiegato: “Io non ho nulla contro i finanziamenti privati alla politica, se sono regolari. Ma quando ho scoperto che quei soldi potrebbero essere frutto di illeciti, mi è bastato il sospetto per restituirli: io voglio dormire in pace con la mia coscienza”. In pubblico, applausi a scena aperta dal partito. Sottobanco, grande imbarazzo e un po’ di rabbia. Perché basta un sindaco virtuoso per mettere in cattiva luce tutti gli altri: tipo quelli di Bologna e Modena, Virginio Merola e Gian Carlo Muzzarelli, che di euro dalla Concordia per la loro elezione ne hanno avuti rispettivamente 20 mila e 10 mila e se li tengono ben stretti, come pure il Pd nazionale, con la litania tanto cara a D’Alema & Renzi. “Non ho nulla da restituire – dice Merola, spalleggiato dal vertice del Pd bolognese – perché si tratta di contributi in regola, nel pieno rispetto delle leggi”. Il fatto che ora quei soldi puzzino non lo smuove di un millimetro. Isabella Conti è dello stesso partito, ma parla tutt’altra lingua: “Anche se la legge non lo vieta, partiti e amministratori non devono più accettare soldi da imprese che lavorano con la Pubblica amministrazione. Quando il Pd bolognese incassò i 2 mila euro dalla Cpl, mi assicurò che era un’impresa sana. Quando ho saputo che era indagata, mi sono chiesta: se un anno fa avessi saputo quello che si sa oggi, avrei accettato quei soldi? La risposta è no. Della legalità e della pulizia io ho fatto la mia ragione di vita. Perciò li ho restituiti, a prescindere da come andrà il processo”. E ha aggiunto un particolare illuminante: “Un mese dopo essere stata eletta, la Cpl mi chiese un incontro. Io ci andai col vicesindaco, l’assessore competente e vari tecnici e dirigenti. La coop ci propose un progetto per rifare l’illuminazione di San Lazzaro. Ma noi, fatti un po’ di conti, decidemmo di farci il lavoro in proprio e rifiutammo. Non voglio neanche pensare a cosa sarebbe successo se avessimo accettato e la Cpl avesse vinto il bando. Tutti adesso avrebbero pensato a uno scambio con il finanziamento alla mia campagna”. Che poi è quel che avviene sempre e dappertutto. Non esistono finanziamenti di grandi imprese a titolo gratuito, per stima e affetto a questo o quel politico. Esistono solo tangenti anticipate, in cambio – o nella speranza –di contropartite future. Comunque, per distinguere i finanziamenti disinteressati dalle mazzette interessate c’è un sistema semplicissimo: vietare i finanziamenti da chiunque partecipi a gare della PA; e imporre la pubblicità online di tutti i contributi privati ai politici, anche alle cene di raccolta fondi e alle fondazioni collegate (così poi vediamo quanti ne restano). Ora la domanda è molto semplice: che aspetta il governo dei decreti inutili a farne uno utile sulla trasparenza dei fondi ai partiti e al loro indotto? E, soprattutto: qual è il vero Pd? Quello ufficiale, a Roma come a Bologna come dappertutto, o quello di Isabella Conti?
Da Il Fatto Quotidiano del 15/04/2015.

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