venerdì 3 aprile 2015

I NUOVI POVERI. Imprenditori, che vitaccia

da il manifesto
Imprenditori più poveri dei dipendenti. Lo dicono le dichiarazioni dei redditi Irpef per l’anno 2013. Spariti 168 mila pensionati: è l’«effetto Fornero». E intanto l’Istat certifica che nel 2014 la crescita non si vede e i conti pubblici non tornano. Si gonfia il rapporto deficit/Pil, e sale la pressione fiscale

Imprenditori, che vitaccia

Fisco. Pubblicati i redditi 2013: i titolari d’impresa dichiarano 3 mila euro in meno rispetto ai dipendenti. Si sente l’«effetto Fornero»: persi 168 mila pensionati. Istat: il deficit ha raggiunto il 3%, mentre il Pil rimane al palo
I ministri Pier Carlo Padoan (Economia) e Giuliano Poletti (Lavoro)
Anche quest’anno è andata così: gli impren­di­tori con­ti­nuano a dichia­rare red­diti per­so­nali infe­riori a quelli dei dipen­denti, ben 3 mila euro in meno. Le dichia­ra­zioni al fisco sono quelle del 2013, la cui ela­bo­ra­zione è stata resa nota ieri dal mini­stero dell’Economia. Tra le novità, regi­strato un pesante “effetto For­nero” con ben 168 mila pen­sio­nati in meno rispetto al 2012. Infine, sono arri­vati i dati dell’Istat sui conti pub­blici: il rap­porto deficit/Pil si è atte­stato nel 2014 al mas­simo con­sen­tito dalla Ue, ovvero al 3%, men­tre la pres­sione fiscale resta ai livelli mas­simi, ovvero al 43,5%, regi­strando un incre­mento dello 0,1%.
Ed ecco i numeri. Nel 2014 sono stati dichia­rati (red­diti 2013) 811 miliardi di euro, per un valore medio di 20.070 euro. I red­diti da lavoro dipen­dente e da pen­sione supe­rano l’82% del com­ples­sivo dichia­rato, in par­ti­co­lare il red­dito da pen­sione supera per la prima volta il 30% del totale. I lavo­ra­tori auto­nomi hanno il red­dito medio più ele­vato, pari a 35.660 euro, men­tre il red­dito medio dichia­rato dagli impren­di­tori (tito­lari di ditte indi­vi­duali) è pari a 17.650 euro. Quello dei lavo­ra­tori dipen­denti è pari a 20.600 euro, men­tre i pen­sio­nati si asse­stano su 16.280 euro e i par­te­ci­pa­zione in società di per­sone ed assi­mi­late stanno a 15.670 euro.
Resta molto alta l’evasione, sti­mata sui 200 miliardi di euro. Il numero totale dei con­tri­buenti è calato di 425 mila unità, pari al –1% rispetto al 2012. Il calo ha riguar­dato i lavo­ra­tori dipen­denti (-334.000), spe­cial­mente quelli a basso red­dito e gli indi­vi­dui nelle due classi di età più gio­vani (fino a 24 anni e 25–44 anni), riflet­tendo gli anda­menti con­giun­tu­rali del mer­cato del lavoro. Si è assi­stito anche a un decre­mento del numero dei sog­getti che dichia­rano red­dito d’impresa (-60 mila) e si sono fatti sen­tire anche gli effetti della riforma For­nero nella con­tra­zione del numero dei con­tri­buenti che dichia­rano red­dito da pen­sione (-168 mila).
La quota mag­giore delle tasse si addensa nella classe media, anche per­ché è nume­ri­ca­mente più sostan­ziosa: la mag­gior quota di Irpef la pagano i con­tri­buenti sotto i 50 mila euro di red­dito: ben il 64%, con un 49% con­cen­trato tra i 15 mila e i 50 mila e un 5% sotto i 15 mila euro. E i ric­chi sareb­bero pochi, almeno guar­dando quanto dichia­rato: il 46% degli ita­liani denun­cia al fisco red­diti sotto i 15 mila euro lordi e i “Pape­roni” con oltre i 300 mila euro di red­dito sono appena 30.000 (lo 0,07%).
Tra gli aumenti di impo­ste che tutti hanno sicu­ra­mente per­ce­pito, ci sono le addi­zio­nali locali: la regio­nale Irpef ammonta nel 2013 a circa 11,2 miliardi (+1,5% rispetto al 2012).
L’addizionale regio­nale media risulta pari a 370 euro (era 360 euro nel 2012), e quella più alta si regi­stra nel Lazio (470 euro). Quanto all’addizionale comu­nale, ammonta invece a 4,4 miliardi totali (+8,9% sul 2012, anno in cui si era già regi­strato un aumento del 20% rispetto al 2011), con un importo medio pari a 170 euro (era 160 euro nel 2012): anche in que­sto caso il top è nel Lazio (220 euro).
Andando più a fondo ai dati Istat, che ieri come detto hanno evi­den­ziato lo sfon­da­mento della soglia mas­sima nel rap­porto defi­cit /Pil (al 3%, ma Mat­teo Renzi aveva sem­pre assi­cu­rato che si sarebbe arri­vati mas­simo al 2,9%), nel 2014 si è regi­strata una cre­scita delle entrate dello 0,6%, cui ha fatto da con­tral­tare una spesa mag­giore dello 0,8% e una pres­sione fiscale al 43,5%: lo 0,1% in più rispetto al 2013.
Situa­zione dei conti che resta dif­fi­cile anche per una cre­scita sten­tata: nel Def, la set­ti­mana pros­sima, il governo dovrebbe inse­rire la pre­vi­sione di un +0,7% per quest’anno, e ieri l’agenzia S&P dichia­rava che «la cre­scita ita­liana con­ti­nua a delu­dere». Ma il Pd ha pro­te­stato, attra­verso un tweet di Filippo Tad­dei, con­te­stando il fatto che l’Istat avrebbe cal­co­lato il bonus di 80 euro come mag­giori spese a carico dello Stato e non come tasse in meno: «Nel 2014 tasse più basse di 2012 e 2013», ha detto il respon­sa­bile eco­no­mico Pd.

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