mercoledì 29 aprile 2015

IL GOVERNO METTE LA FIDUCIA SULL’ITALICUM. IL PREMIER: “SE VOLETE, MANDATEMI A CASA”

IL GOVERNO METTE LA FIDUCIA SULL’ITALICUM. IL PREMIER: “SE VOLETE, MANDATEMI A CASA”.

MannelliDopo anni di rinvii noi ci prendiamo le nostre responsabilità in Parlamento e davanti al Paese, senza paura”. E poi: “La Camera ha il diritto di mandarmi a casa, se vuole: la fiducia serve a questo. Finché sto qui, provo a cambiare l’Italia”. Non è in Aula Matteo Renzi mentre inizia il voto sull’Italicum. Ma è su Twitter che prova per l’ ennesima volta a spianare il dissenso. Coraggio, responsabilità, sfida: i parametri che usa per spiegare la scelta di mettere la fiducia sono sempre gli stessi. Ma stavolta alza il tiro a livelli inverosimili: in gioco è il governo. Sono le 15 e 30. In contemporanea una Maria Elena Boschi dall’espressione raggelata annuncia in Aula: “Il governo pone la fiducia”. I fischi, le urla, gli insulti la sovrastano. Lei non tradisce un’espressione nello sguardo, non si scompone. Finisce di parlare e si risiede, mentre l’Aula diventa una specie di corrida.   LA FIDUCIA non è certo un fulmine a ciel sereno. Ma erano giorni che i renziani di provata fede assicuravano che il premier avrebbe deciso dopo il voto sulle pregiudiziali di costituzionalità. Voto che però è filato via liscio: in due scrutini segreti sono state bocciate prima con 384 voti contrari (e 208 favorevoli) e poi con 385 no.
E allora, sembra una forzatura tanto estrema, quanto violenta. I precedenti di fiducia su una legge elettorale sono solo due: la cosiddetta legge Acerbo alla legge truffa. “Renzi non si fida della minoranza del Pd”, spiegano i renziani. Dopo il voto sulle pregiudiziali la versione ufficiale è che il test non è stato poi così positivo. Un fedelissimo la mette così: “C’è stato qualche travaso dagli altri, da FI, dai Cinque Stelle, qualche voto è mancato”. Per considerarsi sicuri , si spiega, si doveva sfondare quota 400. E poi c’è l’elemento tranello: le minoranze avrebbero potuto votare con il governo per rassicurarlo e poi tendergli qualche trappola.   In realtà sono settimane che Renzi ha deciso di metterla la fiducia. Ottanta voti segreti sarebbero stati troppo tempo e troppe incognite. Si cerca una giustificazione politica. “Con il voto segreto sull’emendamento che introduce l’apparentamento nel ballottaggio, la minoranza si sarebbe coalizzata con FI e mi avrebbe mandato sotto”, andava dicendo ieri il premier ai suoi. Questo, avrebbe significato tornare in Senato. Dove la legge non si sarebbe più fatta, è convinzione comune. E allora, ancora Renzi: “Se vogliono possono votare contro la fiducia. Io metto in gioco il mio governo”. E così, brucia tutti sul tempo. Lo dice e lo fa. Cdm lampo alle 14 e 30 e poi annuncio. Il dado è definitivamente tratto. Qualche perplessità da Mattarella? Nessuna. Dal Colle continuano a ribadire che si tratta di una dinamica parlamentare. Intanto, nel corso della giornata i toni si drammatizzano. Si moltiplicano quelli nel Pd pronti allo strappo (che scelgono di non partecipare al voto): da Speranza a Bersani, da Fassina a Letta. Nel quartier generale del premier si ostenta tranquillità. “La fiducia, arrivati a questo punto, è l’unico modo per suggellare l’impegno politico preso apertamente dal presidente del Consiglio e anche dal Pd”. ribadisce la linea il vicesegretario, Lorenzo Guerini. È il comportamento delle minoranze che ha portato la situazione a questo punto, insomma. Dal Quirinale considerano la scelta di non votare la fiducia come problematiche interne al Pd. Perché la minoranza avrebbe già ottenuto molto di quanto richiesto. Se qualcuno cercava una sponda non la troverà. Piuttosto Mattarella è preoccupato del clima in Aula: considera esagerati gli attacchi da parte dei Cinque Stelle alla presidente, Boldrini.   TANTO per non smentirsi, Renzi in serata va al Tg1 dove spiega alla nazione: “La prima regola della democrazia è rispettare la volontà della maggioranza o è anarchia”. E poi l’affondo. Il rovesciamento. Non parla di legge Acerbo o di legge truffa, ovviamente, ma di chi la fece: “Gli ultimi che hanno messo la fiducia sulla legge elettorale sono stati De Gasperi e Moro, qualunque italiano fra Brunetta, Moro e De Gasperi non ha dubbi su chi scegliere. Non ci fermeranno, se vogliono possono mandarci a casa ma non desistiamo dal nostro obiettivo”. Stavolta non evoca le urne. Perché ci tiene a drammatizzare il rischio che si assume prima di tutto in prima persona. E a sfidare gli altri a fare altrettanto. Oggi ci sarà il primo voto di fiducia, domani altri due. Il pallottoliere di Luca Lotti pronostica che dal Pd mancheranno 30 o 35 voti. Lunedì o martedì ci sarà il voto segreto sul provvedimento. Ed è lì che i no potranno essere ancora di più. Ma Renzi va avanti come un treno.
Da Il Fatto Quotidiano del 29/04/2015.

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